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#vengoconquestamiaadirvi

di Franco Di Biase

In quel tempo bisognava rinominare tutta la corte centrale, si chiamava Governo. Per rinominare tutta la corte c’era bisogno di accordi e persone che potessero/volessero “lavorare” all’interno della corte, cioè del governo. Il virgolettato su lavorare mi scappa nel ricordo della madre, ancor viva e lunga vita alla signora, di un politico molisano che ebbe a dire: “Su uaglione (il figlio) se non fa la politica cosa dovrebbe fare?” Augh! Avrebbe detto Toro Seduto.
Ritornando al governo, si misero d’accordo vecchi e acerrimi nemici e per il bene della Nazione, lo dico seriamente, stipularono un accordo che fece nascere il nuovo Governo. Bene, anzi. MOLTO BENE! Il nuovo Governo nacque sotto il rigido controllo di un “semplice senatore”, come aveva detto di voler essere, che nulla doveva entrarci nella formazione del Governo. Invece ci entrò e fece come Pietro Savastano in Gomorra. “mò ce ripigliame tutte chelle che è u nuostre”, solo che lui lo disse in una lingua a me sconosciuta e la frase era più o meno. “suvvia, adesso ci si riprende tutto quello che è nostro!” Non so se volessero dire la stessa cosa, ma lo dissero.
Prima di andare avanti vale la pena spendere due parole sulla caduta, era caduto assai male, del precedente governo. Uno dei padri fondatori e sostenitori, nonché ULTRAS del precedente governo era un ministro dell’alta Italia, una volta si diceva così, che accortosi della penuria di sbarchi di migranti, fu costretto a scappare di notte perché stava correndo il rischio di affrontare problemi seri, tipo la lotta alle mafie, invece della lotta al migrante che sbarca e che ci frega il lavoro nei campi della capitanata a 1,5 euro l’ora, se tutto va bene.
Or dunque caduto il vecchio rifecero il nuovo Governo e lo rifecero dividendo equamente, più o meno, gli incarichi tra i due partiti che formarono il governo. La cosa strana fu che nel partito che chiamavano Democratico, la maggioranza delle persone, ministri, che furono designati al governo, era di appartenenza di quel “Savastano di Firenze” che niente doveva entrarci nella divisione degli incarichi. Chiamatela pure spartizione, ma qualcuno doveva farla. La fecero anche per zittire il “Savastano di Firenze” che prima di finire nell’Ade politico, aveva fatto eleggere tutte sue persone al parlamento. In puro stile: . “mò ce ripigliame tutte chelle che è u nuostre!” . Qualcuno, forse non potendo fare diversamente, si era fidato ma intanto successe che il fiorentino facendo “U zì, u zì” aveva di nuovo fregato tutti rimettendosi a fare il bugiardo e non mantenendo la parola.
Era già successo dopo il referendum del 4 dicembre 2016: “Me ne vado, smetto di fare politica se non vinco il referendum”. Il referendum lo perse, ma disse che si sarebbe candidato con il solo scopo di fare il senatore semplice. Da Senatore “semplice” fece nominare i suoi adepti nel governo, avendo la maggioranza dei parlamentari, dopo aver fatto nominare i suoi adepti: coupe de theatre, annuncia di voler fare un nuovo partito.
Volendo ricapitolare il “curriculum” del senatore fiorentino:
1) mi ritiro dalla politica se perdo il referendum;
2) mi candido ma solo per fare il senatore semplice;
3) non esco dal PD, ma resto nel PD ed appoggio il nuovo governo;
4) esco dal PD per formare un nuovo partito.
Potrebbe darsi che mi sia sfuggito qualcosa, ma se una persona proferisce il 75% di cose non vere in discussioni serie che ne possiamo pensare?
Certo adesso, ha beffato in pratica tutti. Tiene sia Conte sia Zingaretti che Di Maio sotto lo schiaffo, detterà i temi e le agende del nuovo governo, avendo tra i suoi ministri, vice ministri e sottosegretari. La cosa che non fa piacere è che continuerà a Chiamarsi Matteo Renzi, e che prima poi torneremo a votare, magari ricordandoci del referendum del 4 dicembre 2016?
Meh, come ricette quille: la chiacchiera è arta leggia, statevi arrivederci

Di admin

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Un Commento

  1. Maria Giulia Ubaldini

    Il fiorentino, forse anche per provenienza geografica, è uno imbevuto del proprio ego, ammaliato da se stesso, attratto dalla sua persona. E poi parlano di Salvini? Signori, ma vi sono sfuggiti dei particolari non da poco in tutta questa vicenda! Il primo è che il PD, anche quando ha la “vittoria facile”, non se la sa custodire, stordito da personalismi, elucubrazioni inutili, patetici dialoghi sui massimi sistemi. Se io fossi un elettore del PD, mi sentirei ampiamente preso per i fondelli. Il presidente Conte, improvvisamente uscito dal sarcofago, dopo essere stato inspiegabilmente per mesi, in stile Don Abbondio, in secondo piano, dovrebbe fortemente temere e recitare tutti i giorni la frase “Timeo Danaos et dona ferentes”. I danai odierni sono i renziani. Avete voluto fare l’inciucio? E adesso beccatevi questa! Altro che Van Der Layen, Macron e pacche sulle spalle… Aprite gli occhi, gente!!!

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