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Uccidendo il nostro grano, uccidono noi

di Giuseppe Saluppo

Non nascondiamoci dietro un dito. Le organizzazioni agricole italiane, in queste ore, stanno manifestando a difesa del grano italiano. E mi sento vicino a loro perchè la soppressione sistematica che grandi gruppi stanno facendo nei confronti del nostro grano porterà allo sviluppo di nuove malattie e alla nostra morte. Le navi cominciano a scaricare grano duro canadese, ogni anno, intorno a metà aprile, e proseguono fino ai primi di giugno. Elevato è il  glifosato contenuto nel grano duro che arriva dal Canada. E delle micotossine. Non basta. Grazie alle pressioni delle lobby europee, il cosiddetto  DON, acronimo di Deossinivalenolo, contenuto in questi grani, è stato portato al massimo grado. Questo grano duro pieno di DON viene miscelato con i nostri grani duri – parlo dei grani duri del Sud Italia che hanno un contenuto di DON pari a zero – e poi viene utilizzato per produrre pasta, pane, pizze, dolci e via continuando”. Cosa significa tutto questo, è facilmente immaginabile. Intanto, per sopprimere il nostro grano, lo si paga tra i 12 e 14 centesimi di euro al chilogrammo. Significa la fame per i nostri agricoltori che per produrre quella quantità devono investire il doppio. Al macero, così, piccole aziende e lo stesso prodotto che non trova più mercato. Eppure, proprio da noi il grano senatore Cappelli, uno dei migliori al mondo, oggi si trova alla resa dopo avere sfamato intere generazioni di nostri avi. Quel grano che non ha fatto mai ammalare nessuno, uscito dal lavoro dell’agronomo e genetista, Nazareno Strampelli, oggi è ridotto a dovere vivacchiare e ad assistere all’arrivo di grani esteri senza qualità e pieni di medicine e micotossine. E’ questo il futuro che immaginiamo? E’ questo quello che si vuole per i nostri figli? Vedendo ancora qualche agricoltore tenace, qualche mulino attaccato a questo patrimonio di salute mi torna in mente una frase proprio di Strampelli che, anticipando i tempi, scriveva:  “L’uomo che allarga ogni giorno il suo dominio su tutto ciò che lo circonda non è padrone del tempo, il grande galantuomo che tutto mette a posto”.  Me lo auguro di cuore.

 

Di Giuseppe Saluppo

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