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Turno apparentemente agevole per i nostri ragazzi a Selva Piana Arriva il tenero Chieti, ultimo della classe

di GENNARO VENTRESCA

Uno stadio abbandonato che è la firma di come siamo amministrati. Un altro che ci spiega quanto siamo stati champagnoni a vivere al di sopra delle nostre possibilità, un pattinodromo che ha funzionato una sola volta, una piscina che non ha mai visto una goccia d’acqua, se non quella piovana, una palestra in cui s’è infiltrata un po’ d’acqua ed è chiusa da oltre dieci anni, una palestra malandata che abbiamo chiamato Palavazzieri. Sono i segni del lutto in cui versa il mondo della nostra impiantistica sportiva.

E poi c’è Selva Piana, oggi. Un impianto che dopo trent’anni non ha ancora un nome. Intorno al quale, ogni tanto, si riaccendono sterili polemiche: Romagnoli o Scorrano? Dimenticando di tenere in considerazione il vecchio e caro presidente Tonino Molinari.

Nasce anche sotto questo segno la sfida tra il Campobasso e il Chieti, il nulla allo stato tecnico. Due formazioni squadernate che il calendario pone al confronto. I rossoblù con tante cose da farsi perdonare e i neroverdi che portano solo la maglietta di quello squadrone in cui militava anche Fabio Grosso, l’uomo dall’ultimo rigore mondiale.

Sonetti deve rinunciare agli squalificati Meduri e De Matteis, ma recupera in extremis Grazioso, mentre Perrucci, come un politico di mestiere, per dare un po’ di speranza al tifo rimasto, annuncia che presto arriveranno rinforzi tecnici e societari. Intanto, la nostra squadra è l’unica a non avere sul petto il logo dello sponsor. Messe da parte le divise con Phlogas, quelle nuove, comprese la maglia gialla e quella bianca, son rimaste neutre.

Senza mai smettere di confrontarsi con quel dolore sordo dei tifosi il Campobasso spera di non farsi sfuggire l’occasione propizia per tornare alla vittoria. Il suo avversario di giornata, il Chieti, sembra essere mansueto come una vittima sacrificale, in undici partite ha saputo pareggiare solo una volta, dieci sono state le sconfitte.

I nostri ragazzi debbono cogliere l’occasione. Ma faranno bene a diffidare degli abruzzesi che, nelle ultime sfide, hanno perduto solo di un soffio

Di Virginia Romano

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