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Rapporto Svimez: si vedono i primi segnali positivi, ma occorre rendere strutturale la ripresa

di Tecla Boccardo

E’ stato presentato il Rapporto Svimez 2017. Il documento ormai divenuto di riferimento e che offre una fotografia economica, sociale e sull’occupazione e dei vari territori.  Così come previsto, il rapporto pubblicato certifica l’uscita del Mezzogiorno da una lunga crisi recessiva che lo vede, nel 2016 e parte dell’anno in corso, “correre” più del resto del Paese, seppur di poco, anche se questa “positività” non riesce a sopperire alle emergenze sociali e al rischio povertà sempre più allarmante nel sud d’Italia. Purtroppo, però, pur se aumenta la quantità di lavoro, non migliora la qualità! Retribuzioni basse e forte presenza di lavoro precario, con contratti a tempo parziale e determinato piuttosto che stabile e a tempo pieno, incremento degli infortuni sul lavoro, bassa competitività, disagio sociale e il permanere delle difficoltà delle imprese ad accedere agli strumenti di politica industriale nazionale”.  Nonostante le tante misure messe in campo, è certificato che il tasso d’occupazione nel Mezzogiorno è ancora il più basso d’Europa, nonostante nei primi 8 mesi del 2017 siano stati incentivati oltre 90 mila rapporti di lavoro nell’ambito della misura “Occupazione Sud”, con particolare sviluppo nel settore manifatturiero e turistico. Il rapporto mette in evidenza come sia ancora alto il divario del Sud con il resto del Paese!

Se apriamo una finestra specifica sulla nostra Regione, dal Rapporto emerge che il Molise regge sostanzialmente il ritmo di crescita dell’anno precedente, ma ancora non si attesta quell’andamento in modo stabile e strutturale in alcuni settori trainanti della nostra Regione come industria e agricoltura, che ancora registrano un segno meno rispetto la ripresa . Si cristallizza, invece,  il fenomeno migratorio verso altre Regioni e verso l’estero, specialmente da parte di giovani professionalizzati che nella fascia 15/24 anni tocca da noi quota 38,8%.

Siamo a un punto cruciale per il futuro della nostra Regione, in Molise è quanto mai necessario prendere atto di questi numeri e mettersi subito al lavoro, partendo da un piano che veda la stabilizzazione del personale precario della Pubblica Amministrazione. Auspichiamo, poi,  in una ripresa della politica industriale nazionale, dove dobbiamo farci trovare pronti con una “politica industriale regionale” dinamica, così da superare gli storici ritardi strutturali dell’apparato produttivo meridionale: la vera sfida è coniugare le politiche attive con le politiche industriali. La programmazione regionale, difatti, presenta un arco temporale di maggior respiro essendo ancorata al ciclo di programmazione dei Fondi strutturali 2014-2020 e se ben elaborata è una leve importante a cui ancorare la ripresa.

Così pure puntiamo sulla Zona Economica Speciale di Termoli che ha come obiettivi l’attrazione di investimenti diretti, anche per soggetti stranieri, l’aumento della competitività delle imprese, l’incremento delle esportazioni, la creazione di nuovi posti di lavoro, e il più generale rafforzamento del tessuto produttivo deve essere seguita con più attenzione. In Molise constatiamo, purtroppo, che le ZES, al pari dell’Area di Crisi non complessa, sono al palo.

Occorre poi lavorare a azioni per rafforzare l’efficienza e l’efficacia della pubblica amministrazione per migliorarne le performance sulla spesa dei fondi comunitari europei e nazionali, non sempre spesi e rendicontati nei tempi. Cosa questa, inaccettabile.  Se nella fase più recente, il Governo è intervenuto in misura più decisa a favore delle imprese meridionali, mettendo in campo alcuni importanti interventi che dal credito d’imposta per gli investimenti, al prolungamento degli esoneri contributivi per le nuove assunzioni, al sostegno alla nuova imprenditorialità giovanile, confermando l’importante ruolo dei “contratti di sviluppo”, anche in Molise, lo diciamo ancora una volta, dobbiamo allinearci e operare nella direzione della crescita e dello sviluppo. L’agevolazione dei progetti d’investimento regionali, nazionali e, perché no, anche esteri, possono davvero consolidare la ripartenza dell’industria del Mezzogiorno e del nostro piccolo Molise.

Adesso, come affermato dal Segretario Carmelo Barbagallo, ci auguriamo che il Ministero per il Mezzogiorno possa fare i passi necessari al riequilibrio infrastrutturale, economico e occupazionale tra il Nord e il Sud del Paese e che davvero tutti, in Molise raccolgano la sfida per segnare un nuovo corso”.

Di Giuseppe Saluppo

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