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Il Molise come in un film muto

di Giuseppe Saluppo

Il Molise come in un film muto. Quello, dove le pellicole (come le nostre strade, i nostri treni, ecc.) erano altamente instabili e altamente infiammabili. Quello, dove nelle scene (come nella nostra economia)  i movimenti sembravano accelerati e innaturali. Mi pare, proprio, che su quelle scene ci muoviamo. Un film muto. C’è la musichetta iniziale che apre la scena. Nella campagna di Baranello l’ennesimo treno che rallenta, perde colpi, si ferma in aperta campagna come se ci fossero ancora i bombardamenti, gente disorientata, odissea delle valigie, trasbordi faticosi. Ti fanno salire sui pullman, in un remake dell’emigrazione per, poi,  proseguire da sfollati, e arrivare – con puntuale ritardo – da immigrati clandestini, ma con un biglietto di soggiorno pagato il doppio del servizio che ti rendono.  Torni al bianco e nero. Altra musichetta, nuova scena. L’ambulanza del 118 che da Castelmauro a Montefalcone nel Sannio, circa 10 chilometri, impiega più di un’ora, a coprire la distanza, per la strada dissestata. E’ stata chiamata per un’emergenza sanitaria. Strada colabrodo che mette a repentaglio la sicurezza delle persone e dei veicoli. Non è la sola, purtroppo. E non c’è bisogno di percorrere strade in località remote per accorgersi del problema poiché buche e voragini sono diventate ormai una consuetudine anche nella rete viaria urbana. Intanto, si cancella anche il Compartimento regionale dell’Anas finendo per essere una costola di altri e non potendo più avere un conto a parte. Movimenti innaturali e accelerati che ci stanno riportando alle scene in bianco e nero del film muto. Dove, per l’appunto, gli attori muovevano solo le labbra senza poter fare ascoltare la propria voce. A fagiolo, per gli afoni politici regionali molisani, senza peso specifico, che nulla hanno detto, nulla dicono sui tavoli che contano. Afoni. Interpreti ideali per un qualsiasi titolo di film muto. Solo che quel tempo è passato. Titolo: “Molise, il re degli straccioni”.

 

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Donatella e Dario Autieri

    Spesso diamo colpa alla politica, che certo non ne e’ esente, ma ci dimentichiamo che anche noi cittadini siamo parte ATTIVA della società in cui viviamo, quindi continuare a muoverci come delle monadi, tacere come Don Abbondio o unirsi solo quando un tema ci tocca personalmente continueranno a regalarci il disastro che ci sta davanti.

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