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L’economia è in ginocchio. Evitiamo i titoli di coda

di Giuseppe Saluppo

La crisi continua a mordere le imprese e a cadere sono i posti di lavoro. In verità, bisogna fare un passo indietro per vedere che la questione si pone diversamente, e per fare questo è necessario porre un quesito fondamentale: gli incentivi sono stati effettivamente progettati come strumenti di politiche finalizzate ad incidere e orientare le scelte delle imprese verso obiettivi economicamente e socialmente rilevanti? I fatti mettono in luce come ciò non sia accaduto e come, piuttosto, l’orientamento delle politiche che si sono andate affermando sia stato di fatto quello di non intervenire a modifica delle caratteristiche del sistema produttivo a cui erano rivolte. Guardando al Molise, le insufficienze del sistema industriale e dell’intervento pubblico per le imprese assumono, infatti, proporzioni ancor più rilevanti. Il circolo vizioso si è ormai però innescato: l’incapacità delle politiche industriali di agire per quello che ora sono, lascia gioco facile nel dimostrare che ogni euro in più speso dallo Stato è un euro sprecato e che, per questo, bisogna “lasciar fare” al mercato. In questi ultimi anni la politica ha fallito, non perché non abbia messo risorse e buona volontà, ma perché è mancata la capacità di analisi e di monitoraggio del contesto e, quindi, di porvi rimedio attraverso una programmazione, una strategia industriale, un Piano. Stesso discorso vale, anche, per tutti gli altri comparti. Ora, la Regione ha le tasche piene per i fondi europei, nazionali e risorse proprie e straordinarie. Dovrà avere la capacità di pianificazione e programmazione. Di sapiente strategia e di un piano di interventi capace di mettere benzina in quei motori capaci di sviluppare impresa e occupazione. Per un nuovo modello di sviluppo del Molise che è, ancora, possibile. E’ questa la sfida che non si può perdere. Altrimenti, saremo costretti a scrivere i titoli di coda.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Spesso si parla solo di effetti e mai di cause. La causa di tutto questo qual è? E’ l’aver dato eccessivo spazio agli uffici pubblici, al terziario, sacrificando l’agricoltura e la piccola impresa manifatturiera, veri volani di una regione come la nostra. Regione che è divenuta un crogiuolo di liberi pensatori piuttosto che un laboratorio di gente che si sporca le mani con la terra piuttosto che con una fresatrice. Riflettiamo, gente, riflettiamo…

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