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EX PASTIFICIO BATTISTA di LARINO FINALMENTE SI RESTAURA

di Napoleone STELLUTI

Su questa struttura architettonica, appartenente per  tipologia ai monumenti di archeologia industriale, scrissi un paio di saggi tra il 1990 e 1991 su la rivista Il Ponte dal titolo “Larino Liberty” e “Piano San Leonardo tufo & C.” Il mio interesse era dovuto al fatto che sono nato proprio in quella strada di Corso Magliano e quindi di natura affettiva ,da ragazzo insieme agli amici del quartiere chissà quante volte abbiamo scavalcato il muro di recinzione spinti dalla curiosità di vedere cosa c’era dentro ,esplorando tutti i locali anche quelli del piano superiore che erano vuoti ed appartenevano alla famiglia Ferro di Campobasso. Ebbe diversi affittuari fra i quali la Ditta Miscione -Di Maria e quella di mio zio Pasquale Stelluti che ne fecero un magazzino per la raccolta del grano .   Inoltre nel corso delle prime edizioni del Carnevale Larinese alla metà degli anni settanta utilizzammo il suo cortile interno per costruire i carri di carta pesta ed effettuarvi anche un veglione e serata di premiazione con balli e canti,  incuranti del rischio che correvamo per  la vibrazione ed amplificazione degli strumenti musicali, i quali facevano tremare le volte del locale. Che incoscienti! Fatto sta che questo edificio, per raccontarne la storia  negli anni è stato oggetto di diversi progetti di restauro, il primo nel 1999 a cura dell’Arch. Patrizia Trivisonno da Campobasso in un Quaderno di studi storici n.17 Seges dell’Università degli Studi del Molise, la quale suggeriva di farne un centro culturale, ripubblicato nel  2012 su Archeomolise n.10 con una bella foto di gruppo della famiglia Battista  in posa dentro l’edificio, sulla mia fotocopia conservata nel mio archivio ho anche evidenziato il nome di alcuni componenti di questa famiglia, interpellando Francesco Battista seduto al centro ex consigliere comunale del Movimento Sociale. Il Comune di Larino, intorno al 2000 avviò le procedure per l’acquisizione dell’immobile e per tale scopo la Regione Molise concesse anche un finanziamento, circa 400 milioni di euro  che però in seguito venne riprogrammato per altre finalità, ovvero sistemazione di Villa Zappone e costruzione della scalinata esterna posteriore  in ferro. Da ultimo per evitare il crollo del tetto e dei solai, nel 2010 è stato presentato un progetto relativo al suo recupero e alla sua valorizzazione attraverso la realizzazione di un centro culturale dedicato alla musica, denominato “Città della Musica”. Il progetto fu elaborato dall’ Amministrazione Anacoreta, ed in particolare dall’Assessorato ai Lavori Pubblici e Programmazione, in linea con le finalità del progetto RESTARC finanziato con un apposito programma, definito INTERREG IIIA, di cui l’Amministrazione di Larino era all’epoca partner, in particolare fra i curatori pubblicazione compare anche l’amico e collega Architetto Andrea Vitiello, su progetto di M. De Santis e S.Guacci vedi p.80, purtroppo anche questo progetto non ha avuto buon esito.Nel 2013 sul sito A.I.M. Archeologia Industriale Molise infine è stata pubblicata una scheda assai completa a cura di Maria Grazia Mazzella “Pastificio Battista-Colagiovanni”.  Ed ora veniamo alla cronaca di questi giorni: la famiglia Ferro cede la struttura ad un’Agenzia Protos Immobiliare, per la cifra di 50 milioni di euro, “Restauro con demolizione delle superfetazioni e parziale ricostruzione dell’immobile denominato ex Pastificio Battista” Progetto architettonico dell’Arch. Leonardo Bellotti e Ing. Alfonso Scardera, per farne un supermercato della catena “Acqua e Sapone” con uffici. Niente da eccepire sulla bontà dell’iniziativa l’importante che ora venga restaurato e che dia occupazione ai giovani. Per me che sono un appassionato e cultore di storia  patria di Larinum resta il rammarico e penso che questo monumento meritava ben altra sorte, magari come contenitore museale collegato a Villa Zappone ai fini di un rilancio turistico ed economico del nostro comune. Se ciò non è avvenuto di chi è la colpa? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

 

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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