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Bandi periferie, un Consiglio nullo

Un Consiglio comunale a Campobasso senza un sussulto. Convocato sulla questione del Bando per le periferie, si è tramutato in un dibattito tra accuse e ripicche. E’ il coronamento di quattro anni e mezzo contraddistinti da un vuoto di idee programmatiche, di strategie, di visioni, di voglia di dare a questa città un altro volto. E’ vero che il governo ha cancellato i  soldi del Bando. Ma è altrettanto vero che in quel Bando i progetti della città di Campobasso non erano esecutivi. Ovvero, non c’è nulla. Perché quello messo in apparenza è frutto di ipotesi di preliminari adottati. Di un concorso al massimo ribasso per la ricerca di professionisti ai quali affidare l’incarico di elaborare un progetto esecutivo sulla scorta di un progetto preliminare derivante da uno studio di fattibilità. Eppure, si trattava di pensare alla riqualificazione di un’area ritenuta, oggi, degradata quale quella che si estende dal mercato coperto alle palazzine popolari di Sant’Antonio abate. Un’area che segna l’abbandono dell’area mercatale con la mancata ricucitura di Sant’Antonio abate dove, venti anni fa, si volle la crescita di quei palazzoni brutti e con mille problemi. Non si volle già allora un intervento diverso, con i privati, per realizzare un altro quartiere. E quella stessa volontà la si ritrova oggi nel mancato concorso di idee che avrebbe dovuto portare ad una diversa progettazione e a un vero progetto esecutivo. Questo, ci saremmo aspettati dal dibattito in Consiglio comunale. Per pensare a una programmazione territoriale rispettosa delle vocazioni dei luoghi e delle architetture sperando che  il continuo, progressivo, abbassamento del livello della qualità della vita si arresti per poi risalire sotto la spinta della voglia di rinascita. Nulla di tutto questo. E, allora, fa male vedere soldi che potrebbero non giungere più a Campobasso. Ma fa male vedere, anche, che non c’è un vero progetto esecutivo su che Campobasso rilanciare e da portare a finanziamento. Un Comune, ormai, orfano di strutture esecutive all’altezza, e della necessaria volontà politica.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Ma non è obbligatorio un PRG in ogni città.? Se ci fosse stato sarebbe stato facile ed agevole estrapolare da quel piano le priorità e cominciare percorsi che a questo punto avrebbero dovuto essere completati come è accaduto altrove impedendo di fatto il taglio dei finanziamenti di opere già in cantiere.

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