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Agricoltura, forti scossoni prima che muoia

Di Giuseppe Saluppo

 

Il modello di sviluppo del Molise non può prescindere dall’agricoltura, ma è un settore che, anche per la sua bassa incidenza sul Pil regionale non può caricarsi il peso del rilancio dello sviluppo economico regionale. Serve una politica espansiva, non restrittiva. La posta in gioco è altissima: ottenere dal Governo italiano e ancor più dall’Unione europea una politica meno restrittiva per un settore, quello agro alimentare, che in Italia non ha unicamente una fortissima incidenza sul Pil, ma rappresenta, come nel caso delle zone interne e montane, l’ultima frontiera contro lo spopolamento.  La lettura dei dati sulla crisi economica degli ultimi anni, sfociata, soprattutto per le regioni del Mezzogiorno, compreso il Molise, in recessione , ha ulteriormente ampliato il divario fra nord e sud del Paese. Una situazione non proprio idilliaca registrata anche per il comparto agricolo, che soffre del calo esponenziale dei prezzi dei prodotti, ma anche della contrazione dei consumi. Fra le categorie produttive ad aver subito pesantemente il calo dei prezzi, in testa ci sono gli allevatori. Non meno in sofferenza i cerealicoltori, che, soprattutto in Molise, non riescono a far fronte alla concorrenza sproporzionata del mercato globale. La concorrenza dei mercati esteri incide fortemente anche per settori come quello della carne, del latte bovino (anche in questo settore si lamentano prezzi troppo bassi per i produttori) e dell’ortofrutta. Per il rilancio serve una politica di filiera delle produzioni, ma anche l’ammasso dei prodotti in eccedenza, l’attivazione di piani di settore e garantire il credito alle aziende. Al pari della costituzione delle organizzazioni interprofessionali (Oi), che potranno garantire una gestione più trasparente dell’intero comparto. L’agricoltura molisana ha bisogno di forti scossoni e interventi. Il resto sono solo chiacchiere.

Di Giuseppe Saluppo

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