La storia evolutiva delle tartarughe rappresenta da oltre un secolo uno degli enigmi più complessi per paleontologi, erpetologi e genetisti. La loro particolare anatomia, soprattutto a livello del cranio e dello scheletro, ha reso difficile stabilire con precisione la posizione di questi animali nell’albero evolutivo dei rettili. Nuove analisi basate su fossili e genetica sembrano ora offrire una risposta più solida.
Le tartarughe sono più vicine agli arcosauri
Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Current Biology ha contribuito a chiarire il lungo dibattito sulle origini delle tartarughe.
Il gruppo di studiosi guidato dai paleontologi Xavier Jenkins e Brandon Peecook ha combinato l’analisi di antichi fossili di rettili con dati biomolecolari già disponibili.
I risultati indicano che i parenti evolutivi più prossimi delle tartarughe non sarebbero lucertole e serpenti, come alcune interpretazioni anatomiche avevano suggerito in passato, bensì gli arcosauri, il grande gruppo evolutivo che comprende coccodrilli, uccelli e dinosauri.
La scoperta permette così di avvicinare due fonti di informazioni, genetiche e paleontologiche, che per molto tempo erano sembrate difficili da conciliare.
Il mistero di Proganochelys e l’origine delle tartarughe
Uno dei principali punti di riferimento nello studio dell’evoluzione delle tartarughe è Proganochelys, una specie fossile risalente a circa 210 milioni di anni fa e rinvenuta in Germania.
L’animale possedeva già una struttura corporea riconoscibile come quella tipica delle tartarughe, ma presentava un cranio privo delle due aperture posteriori osservabili nella maggior parte dei rettili moderni.
Il conflitto tra anatomia e genetica
Questa particolare conformazione aveva spinto numerosi studiosi a cercare gli antenati delle tartarughe tra rettili molto più primitivi del Permiano, vissuti circa 260 milioni di anni fa. Alcune ipotesi li collocavano vicino al ramo evolutivo dei lepidosauri.
Con lo sviluppo delle analisi molecolari, tuttavia, il quadro ha iniziato a cambiare.
Lo studio dei tessuti e delle sequenze genomiche delle specie viventi ha fatto emergere caratteristiche sorprendenti. La struttura del cuore e la presenza di particolari membrane oculari indicavano infatti una relazione diretta con gli arcosauri.
Nonostante la forza delle prove genetiche, la mancanza di testimonianze fossili considerate sufficientemente coerenti con questa ricostruzione ha continuato ad alimentare il dibattito nella comunità scientifica.
La tomografia a raggi X cambia l’interpretazione dei fossili
Un passaggio decisivo è arrivato con una nuova analisi dei fossili delle proto-tartarughe attraverso la tomografia a raggi X di sincrotrone, una tecnologia capace di esaminare con grande precisione le strutture interne delle ossa.
Il metodo ha consentito agli studiosi di concentrarsi su elementi anatomici che tendono a modificarsi più lentamente nel corso dell’evoluzione, come la scatola cranica e le cavità dell’orecchio interno.
L’analisi digitale ha mostrato che alcune caratteristiche fondamentali dei fossili del Triassico erano state interpretate in maniera errata negli studi precedenti.
In particolare, all’interno della scatola cranica di Proganochelys sarebbero presenti caratteristiche anatomiche compatibili con quelle degli arcosauri, rafforzando quanto suggerito dalle analisi genetiche.
Il caso di Eunotosaurus
La ricerca mette inoltre in discussione il ruolo attribuito a Eunotosaurus, un rettile dalle costole particolarmente larghe vissuto circa 260 milioni di anni fa.
Considerato in passato un possibile antenato delle tartarughe, secondo la nuova ricostruzione non avrebbe invece un legame diretto con la loro linea evolutiva.
Il risultato modifica alcune delle ipotesi formulate in precedenza sulla base principalmente della morfologia esterna dei fossili.
Un’origine che risale al Permiano
I nuovi dati consentono anche di collocare con maggiore precisione la separazione evolutiva delle tartarughe dagli antenati comuni con coccodrilli e dinosauri.
Secondo la ricostruzione, il loro ramo evolutivo si sarebbe separato circa 252 milioni di anni fa, poco prima della grande estinzione di massa del Permiano, uno degli eventi più devastanti nella storia della vita sulla Terra.
Questa nuova posizione nell’albero filogenetico potrebbe aiutare i paleontologi a individuare con maggiore precisione quali fossili cercare e quali caratteristiche anatomiche analizzare per identificare antenati delle tartarughe ancora sconosciuti.
L’integrazione tra genetica, paleontologia e moderne tecniche di analisi offre quindi una spiegazione più coerente dell’origine delle tartarughe. Un mistero evolutivo rimasto aperto per generazioni sembra così avvicinarsi a una soluzione, mostrando come dietro l’aspetto inconfondibile di questi rettili si nasconda una storia biologica strettamente collegata a quella di coccodrilli, uccelli e antichi dinosauri.

Paolo Marchetti è autore per gazzettamolisana.com e segue notizie di attualità, politica, economia, tecnologia, sport e lifestyle. Con uno stile chiaro e professionale, si impegna a fornire informazioni affidabili e aggiornate, raccontando fatti e sviluppi rilevanti per aiutare i lettori a comprendere meglio l’attualità.
