La fibrosi cistica è la malattia genetica rara grave più diffusa in Italia e interessa oltre seimila persone. Può compromettere progressivamente soprattutto l’apparato respiratorio e quello digerente, pur rimanendo spesso poco visibile nella vita quotidiana. Negli ultimi anni i progressi terapeutici hanno migliorato significativamente le prospettive dei pazienti, mentre la ricerca punta a sviluppare nuove soluzioni anche per chi non risponde ai farmaci disponibili.
Fibrosi cistica: che cos’è e perché si manifesta
«La fibrosi cistica è una malattia genetica multiorgano – spiega la dottoressa Nicoletta Pedemonte, vicedirettrice scientifica della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica (FFC Ricerca) e dirigente sanitario dell’Istituto Gaslini di Genova –. Si manifesta quando un bambino eredita due copie difettose del gene CFTR, una dalla madre e una dal padre. Questo gene codifica la proteina CFTR, che regola il passaggio di sali e acqua nelle cellule. Se la proteina non funziona, le secrezioni di vari organi – in primis polmoni e pancreas – diventano dense e disidratate, compromettendone il corretto funzionamento».
La presenza di secrezioni particolarmente dense può quindi determinare conseguenze in diversi organi, rendendo necessaria una gestione clinica continuativa.
Quali sono i principali sintomi della fibrosi cistica
I disturbi interessano soprattutto i polmoni e l’apparato digerente.
«I sintomi colpiscono soprattutto l’apparato respiratorio e quello digerente – riferisce la dottoressa Pedemonte –. Nei polmoni, il muco denso ristagna, intrappolando i batteri e causando infezioni croniche e infiammazione che, nel tempo, possono portare a insufficienza respiratoria. A livello pancreatico e intestinale mancano gli enzimi per digerire i grassi, provocando malassorbimento e ritardi nella crescita. Altri segni tipici sono il sudore molto salato, che espone al rischio di disidratazione estiva, e l’infertilità maschile».
Come viene diagnosticata
In Italia la diagnosi può avvenire molto precocemente grazie allo screening neonatale obbligatorio e gratuito.
Attraverso una goccia di sangue prelevata nelle prime 48-72 ore di vita viene misurato il valore del tripsinogeno immunoreattivo (IRT). In presenza di valori alterati, gli approfondimenti comprendono il test del sudore e la conferma genetica.
Le cure disponibili e l’aspettativa di vita
Per molti anni il trattamento della fibrosi cistica si è concentrato principalmente sul controllo delle conseguenze della malattia attraverso antibiotici, fisioterapia e integratori.
La situazione è cambiata con l’introduzione dei farmaci modulatori della proteina CFTR, costituiti da correttori e potenziatori capaci di intervenire direttamente sulla proteina difettosa in determinati pazienti.
«Questo ha stravolto la storia naturale della malattia: se negli anni ‘50 l’aspettativa di vita non superava l’età prescolare, oggi supera i 40-50 anni e si stima che i neonati che possono assumere i modulatori avranno un’aspettativa di vita vicina a quella della popolazione generale», spiega Pedemonte.
Nuove terapie per chi non risponde ai modulatori
Sono note oltre 2.000 mutazioni del gene CFTR. Per circa il 10-15% dei pazienti con mutazioni di “classe 1”, la proteina CFTR non viene prodotta e i modulatori attualmente disponibili non possono quindi agire sul loro bersaglio.
«Per loro i modulatori non funzionano perché manca il “bersaglio” da riparare – chiarisce la dottoressa Pedemonte –. La ricerca sta quindi sviluppando nuove strategie: dalle terapie a RNA messaggero (mRNA), che forniscono alle cellule le istruzioni per “fabbricare” la proteina e sono già in fase di sperimentazione clinica, fino alla terapia genica e all’editing genomico, per correggere o sostituire direttamente il gene difettoso».
I progetti GenDel-CF e Restart-CFTR
FFC Ricerca finanzia sia studi per migliorare efficacia e tollerabilità dei modulatori esistenti sia programmi destinati ai pazienti che non dispongono ancora di una terapia adeguata.
Tra questi figura GenDel-CF, progetto dedicato allo sviluppo di vettori capaci di trasportare in sicurezza gli acidi nucleici nei polmoni.
Un’altra linea di ricerca è Restart-CFTR, rivolta alle cosiddette mutazioni di stop o nonsenso, che determinano un’interruzione prematura della produzione della proteina.
Il progetto punta a utilizzare RNA transfer ingegnerizzati e vettori innovativi per oltrepassare il “codone di stop”. L’obiettivo è riuscire, in futuro, a ripristinare la sintesi completa della proteina CFTR e offrire una possibilità terapeutica anche ai pazienti attualmente esclusi dai modulatori.
«L’obiettivo è far sì che nessuno rimanga escluso dalle cure», sottolinea Pedemonte.
Monumenti italiani illuminati di blu per sensibilizzare sulla malattia
La Lega Italiana Fibrosi Cistica (LIFC), insieme alle associazioni regionali, promuove iniziative di informazione e sensibilizzazione in tutta Italia. Tra queste rientra l’illuminazione in blu, dopo il tramonto, di monumenti, palazzi e luoghi simbolo.
Tra i siti coinvolti figurano la statua del David a Firenze, il Teatro Massimo di Palermo e la Mole Antonelliana di Torino.
Il presidente della LIFC, Antonio Guarini, sottolinea l’importanza di «far luce sulla realtà vissuta da migliaia di persone e dalle loro famiglie» e di ricordare che dietro una normalità spesso solo apparente possono esserci terapie quotidiane, controlli continui, rinunce e un grande impegno nella costruzione del proprio progetto di vita.
La fibrosi cistica resta una patologia complessa, ma i progressi della medicina hanno profondamente modificato le prospettive di molti pazienti. La sfida della ricerca è ora estendere questi benefici anche alle persone con mutazioni genetiche che non rispondono alle terapie attualmente disponibili.

Paolo Marchetti è autore per gazzettamolisana.com e segue notizie di attualità, politica, economia, tecnologia, sport e lifestyle. Con uno stile chiaro e professionale, si impegna a fornire informazioni affidabili e aggiornate, raccontando fatti e sviluppi rilevanti per aiutare i lettori a comprendere meglio l’attualità.
