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Zuccherificio ennesimo sfregio

L‘ex Zuccherificio del Molise, fa parlare ancora di sé anche adesso che, oramai dello stesso, restano solo le strutture, fatiscenti ed abbandonate, come un monumento ai tempi che furono. Tempi prosperosi per la nostra, piccola, regione. Infatti gli ex lavoratori messi, letteralmente in mezzo ad una strada, da una politica cieca e bieca, scrivono oggi:

“Nonostante i ripetuti solleciti, anche da parte dei sindacati, al Governatore, per avere chiarimenti sul bando lpu, da tutti sbandierato, come bando per mettere in sicurezza, le ex maestranze dello Zuccherificio del Molise, fino ad adesso, nessuna risposta”. Lo sostiene, in una nota, il Comitato ex lavoratori zuccherificio.  “L’unica cosa ottenuta – sostengono gli ex lavoratori –  è stata, un incontro con il presidente del Consiglio regionale, Salvatore Micone e la promessa di un incontro, con i capigruppo del Consiglio regionale, per discutere della nostra situazione e trovare realmente qualche strategia, per metterci in sicurezza. Quel bando che ci avevano promesso e che doveva essere per noi, solo un palliativo – chiudono gli ex lavoratori dello Zuccherificio è diventato una chimera”.

Un’amara constatazione che fa riflettere e che a maggior ragione dovrebbe far riflettere tutti coloro i quali sono chiamati in causa, oggi, a risolvere i problemi lasciati, come triste “eredità”, da chi, prima di loro, ha amministrato la nostra regione.

Ci tocca constatare, con amarezza, che c’era una volta un “gruppo” di uomini che aveva, la cosiddetta, lungimiranza politica, ovvero la qualità necessaria affinché qualsivoglia progetto potesse essere portato a termine, affinché qualsivoglia strategia politica potesse essere concepita prima, attuata dopo. Questo “gruppo” di uomini ha saputo ricostruire il paese, uscito con le ossa rotte dalla II Guerra Mondiale; ha saputo dotare il paese di una strategia industriale, portandolo tra le otto economie più avanzate al mondo. Un gruppo di uomini che ha saputo coniugare, con dei limiti sicuramente, l’interesse pubblico e quello privato, cercando di portare sviluppo in ogni zona del paese. Lo sviluppo dei territori, soprattutto quelli periferici e disagiati, è stato per anni il cuore della politica industriale del nostro paese, poiché solamente perseguendo questa strada si poteva evitare lo spopolamento di intere zone e allo stesso tempo creare un’economia solida. Tra i tanti interventi portati avanti in quegli anni, c’è senza ombra di dubbio la nascita del polo saccarifero di Termoli, ovvero lo Zuccherificio del Molise, fondato nel 1968 per volontà dell’allora ministro dell’agricoltura Giacomo Sedati. L’obiettivo era quello di consentire la coltivazione e la trasformazione della barbabietola da zucchero nel Molise, nell’alta Puglia e nel basso Abruzzo, territori sicuramente svantaggiati dal punto di vista economico.  Lo Zuccherificio fu la prima azienda del nucleo industriale di Termoli, che segnò l’inizio dello sviluppo industriale del Molise.

In questi giorni stiamo assistendo all’ennesimo sfregio perpetrato ai danni dell’ex azienda saccarifera molisana, dopo aver assistito, impassibili alla chiusura definitiva dello Zuccherificio del Molise, dovuta non solo ad una miope politica comunitaria, ma soprattutto ad una fallimentare politica industriale regionale che va avanti da più di un decennio. La situazione drammatica dell’ex Zuccherificio e dei suoi dipendenti non è, quindi, recente, infatti era ben chiara già dal 2011. Annus horribilis per lo Zuccherificio, investito da polemiche riguardanti la poco chiara composizione societaria, che ebbe risalto anche sugli organi di stampa nazionali. Infatti la Regione Molise, guidata allora da Michele Iorio, aveva una quota pari al 60% della società mista pubblico/privata che gestiva lo zuccherificio, mentre il socio privato, 37% delle quote, era la G&B Investments Spa, interamente controllata da una società anonima, la P.F.P con sede in Lussemburgo, riconducibile a Remo Perna, fratello del più famoso Tonino storico patron di Ittierre. Ma tornando allo Zuccherificio, quest’ultimo era gestito, quasi in esclusiva, dal socio privato, infatti la Regione Molise, nonostante fosse socio di maggioranza, convertì le proprie azioni in privilegiate, di fatto lasciando la gestione dell’azienda totalmente nelle mani della G&B Investments. Ma naturalmente la Regione continuò a sovrafinanziare lo Zuccherificio, investendo più di cinquanta milioni di euro di denaro pubblico, senza però entrare in alcun modo nelle scelte aziendali e gestionali, lasciando a Perna carta bianca. Nonostante il forte impiego di capitali pubblici, l’azienda chiuse il bilancio 2011 con circa 14 mln di euro di passivo. Ed infatti nel 2012 la procura di Campobasso avviò un’indagine tesa a verificare la correttezza di tali investimenti. Così si aprì un contenzioso giudiziario, e non solo, che portò lo Zuccherificio del Molise, e i suoi 120 dipendenti, sull’orlo del baratro, portandolo poi alla chiusura definitiva, passando per una grottesca “gestione” Volpe Pasini, che finì per mettere la pietra tombale sull’industria saccarifera.

Oggi, “celebriamo”, soltanto, l’ennesimo errore/orrrore commesso da chi ha amministrato, precedente, la Regione Molise, ovvero quello di non mettere in campo politiche atte a riconvertire il know-how delle maestranze, così come fatto dai Governi tedeschi con gli operai che lavoravano nelle aziende che insistevano nell’ex bacino minerario della Ruhr. Il funerale di un’industria nata dalla lungimiranza, di chi, realmente aveva a cuore le sorti del proprio territorio, e deceduta per mancanza non solo di lungimiranza, ma anche per mancanza di amore, progettualità e idee, da parte di chi si professava erede di quegli uomini che hanno ricostruito il sistema paese. Sono sicuro, però, che la buona volontà messa in campo dall’attuale Giunta si tramuterà in progetti seri di ricollocamento di quanti, oggi, sono rimasti senza lavoro.

Marco Saluppo

Di admin

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Un Commento

  1. Una storia assurda, inconcepibile, inaccettabile, con tanto di distruttori del sito ota in cattedra a dare ricette. Questa è l’ennesima prova che la nostra autonomia non ce la siamo meritata. Alla macroregione, e senza esitazione!

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