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Smettiamo i panni di Calimero

di Giuseppe Saluppo

Al Molise, sembra che vogliano iniettare la sindrome di Calimero. Ogni qualvolta c’è da fare un paragone negativo ecco che il Molise non può e non deve esistere. Sicuramente, ci sono dei giorni in cui l’ingiustizia del Cosmo è evidente. Di sicuro, la colpa del disastro che stiamo vivendo non è nostra ed il perché è lì, sotto agli occhi di tutti, così disperatamente chiaro, frutto di politici mezze calzette. Di certo, ci guardiamo intorno e vediamo continuamente che gli altri sono più fortunati, hanno strade, ferrovie, aeroporti – e noi no, perché ci va sempre tutto male e via così, per qualunque aspetto della nostra esistenza di molisani. Allora ci rabbuiamo, ci intristiamo e indossiamo il bianco cappello di Calimero, entrando nei panni del piccolo pulcino che vaga per il mondo dicendo “sono piccolo e nero…”. E, gli altri, tutti a ripeterci che il Molise è la causa di tutti i problemi d’Italia. Possibile che una terra così piccina basta eliminarla per risolvere, d’un colpo, i mali che affliggono la nazione? Magari così fosse. La verità, invece, è che con questa trita storiellina ci hanno iniettato i veleni della “Sindrome da Calimero”. Così, lasciamo alle cose il potere di devastarci l’umore, trasformandoci in pulcini neri, sì, ma per la rabbia, compiamo un grave errore quello di continuare a dirsi che gli altri sono qualcosa di meglio. Un modo per evitare di assumerci la responsabilità della nostra vita. Se ciò che viviamo rappresenta un male, spesso è perché non abbiamo il coraggio di cambiare il nostro percorso. Ci lamentiamo in continuazione ma non agiamo in nessun modo per modificare la situazione. Ma c’è un unico essere che può tirarci fuori dai guai: noi stessi. Occorre una sanissima voglia di uscire dal pantano della iella per considerare di mettere tutta la nostra volontà al servizio del miglioramento. Il tocco finale? Bruciamo il cappello di Calimero. Prendiamo un mantra nuovo e più divertente per dire “siamo uno splendido cigno”. Non facciamoci schiacciare dalla politica delle mezze calzette.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Qualche anno fa anche in economia ci dicevano “piccolo è bello” così ci fu anche la grande fuga dalle città verso paesi limitrofi poi dissero “abbasso le periferie” e la gente rientrò nei centri più o meno piccoli poi ci accorgemmmo che le grandi città metropolitane avevano più servizi ecc.ecc. la cosa importante è saper credere in se stessi perché le lamentazioni non portano a niente il fatto è che l’erba del vicino è sempre più verde e molti in prima persona hanno cominciato ad auto- denigrarsi fino al punto che gli altri hanno cominciato a crederci , perciò , giustamente, la cura è smettere i panni del “penitente” e cominciare a valorizzare tutto ciò che di valorizzabile c’è e impegnarsi a mantenerlo e ad aumentarlo.

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