Pikes Peak non è soltanto una strada di montagna, ma uno dei luoghi più iconici della cultura automobilistica statunitense. Quasi 20 chilometri, 156 curve e un dislivello di 1.440 metri conducono fino a circa 4.300 metri di quota. Percorrerli prima con una BMW R 1300 GS sotto pioggia e vento e poi con una Mini John Cooper Works sotto un cielo limpido mostra quanto questa montagna possa cambiare carattere in poche ore.
Pikes Peak, 156 curve verso il cielo
Il tracciato della Pikes Peak International Hill Climb misura 19,99 chilometri. La partenza si trova a 2.862 metri di altitudine e l’arrivo oltre quota 4.300 metri, dove l’ossigeno disponibile è circa il 40% in meno rispetto al livello del mare.
La parte iniziale attraversa il bosco, ma salendo gli alberi scompaiono lasciando spazio a rocce, precipizi e lunghi tratti privi di vie di fuga. Curve come Bottomless Pit, Devil’s Playground e le celebri W sono diventate parte della leggenda della corsa.
Le condizioni meteorologiche rappresentano un’ulteriore variabile. Sole, pioggia, grandine, vento e bruschi cali di temperatura possono alternarsi lungo la stessa salita. Anche l’aerodinamica perde efficacia con l’aria rarefatta, mentre la minore quantità di ossigeno mette alla prova chi guida.
BMW R 1300 GS, il boxer affronta pioggia e quota
La BMW R 1300 GS permette di vivere Pikes Peak senza alcuna barriera tra pilota e ambiente. Pioggia, vento e freddo diventano parte integrante dell’esperienza.
Il motore boxer bicilindrico da 1.300 cc sviluppa 145 CV e 149 Nm di coppia. Il peso in ordine di marcia è di 237 kg, ma il baricentro basso e il telaio consentono alla moto di mantenere precisione e prevedibilità anche nei continui cambi di direzione.
Alle quote più elevate si avverte una riduzione della brillantezza del motore, ma soprattutto cambia la risposta fisica del pilota. Anche fermarsi o spostare la moto può provocare rapidamente affanno.
Le motociclette hanno partecipato alla competizione in diverse fasi della sua storia. Dopo la morte del quattro volte vincitore Carlin Dunne, avvenuta a pochi metri dal traguardo, gli organizzatori decisero successivamente di non ammetterle più alla gara.
Mini John Cooper Works, precisione tra i tornanti
La Mini John Cooper Works interpreta la stessa strada in modo completamente diverso. Il passo corto, le dimensioni compatte e la posizione di guida bassa rendono immediata la risposta nei numerosi tornanti.
Il quattro cilindri turbo da 2 litri eroga 231 CV e 380 Nm. L’accelerazione da 0 a 100 km/h richiede 6,1 secondi e la velocità massima dichiarata raggiunge 250 km/h.
La trazione anteriore richiede però precisione. Entrando troppo velocemente in curva il muso tende ad allargare la traiettoria, mentre una corretta preparazione permette di anticipare l’acceleratore e mantenere un ritmo fluido.
In discesa diventano fondamentali i freni. Su una strada così lunga è preferibile utilizzare il freno motore e le marce, evitando di affidarsi continuamente al pedale.
Come una strada diventò una leggenda americana
La competizione nacque anche come strumento di promozione. Spencer Penrose, imprenditore arricchitosi con l’industria mineraria, acquistò e trasformò la vecchia strada di montagna destinandola alle automobili.
Per attirare visitatori organizzò la prima corsa verso la vetta. Rea Lentz vinse l’edizione inaugurale in 20 minuti e 55,6 secondi. Il progetto collegava infrastrutture, sport, turismo e ospitalità, favorendo anche Colorado Springs e il Broadmoor Hotel.
La montagna possedeva già un forte valore simbolico. Katharine Lee Bates, dopo averla visitata, trovò qui l’ispirazione per le parole che sarebbero diventate “America the Beautiful”.
Dalla Gruppo B al record elettrico
Pikes Peak divenne anche il rifugio ideale per alcune delle vetture più estreme del rally. Michèle Mouton conquistò la vittoria assoluta con Audi, mentre Walter Röhrl completò la salita con la Sport quattro S1 E2 in 10 minuti e 47,85 secondi.
Peugeot rispose con Ari Vatanen e la 405 T16, protagonista anche del celebre film Climb Dance.
Con la completa asfaltatura del percorso, la competizione cambiò ancora. Sébastien Loeb portò la Peugeot 208 T16 Pikes Peak al traguardo in 8 minuti e 13,878 secondi.
L’elettrico segnò un’altra svolta. Romain Dumas, al volante della Volkswagen ID.R, completò la salita in 7 minuti e 57,148 secondi, primo tempo inferiore agli otto minuti.
Una montagna diventata esperienza
Fuori dalla competizione, Pikes Peak resta una strada turistica regolamentata. In discesa viene persino controllata la temperatura dei freni e i veicoli troppo caldi devono fermarsi.
BMW R 1300 GS e Mini John Cooper Works mostrano due modi opposti di affrontarla: la moto espone direttamente a vento, pioggia e quota, mentre l’auto permette di concentrarsi sulla precisione della guida.
È proprio questa capacità di unire motorsport, paesaggio, tecnologia e turismo a spiegare perché Pikes Peak continui a esercitare fascino dopo oltre un secolo. Il suo primato più importante non è soltanto quello scritto sul cronometro, ma essere rimasta una montagna verso cui generazioni diverse continuano a voler salire.

Paolo Marchetti è autore per gazzettamolisana.com e segue notizie di attualità, politica, economia, tecnologia, sport e lifestyle. Con uno stile chiaro e professionale, si impegna a fornire informazioni affidabili e aggiornate, raccontando fatti e sviluppi rilevanti per aiutare i lettori a comprendere meglio l’attualità.
