Google si prepara a completare una delle modifiche più discusse degli ultimi anni nel mondo dei browser web: l’eliminazione definitiva del supporto agli ad blocker basati sul vecchio sistema Manifest V2. Con l’arrivo delle versioni 150 e 151 di Chrome, previste tra giugno e luglio, molte estensioni storiche smetteranno di funzionare, compreso il celebre uBlock Origin. La decisione avrà conseguenze dirette per milioni di utenti che utilizzano strumenti per bloccare pubblicità invasive, banner e contenuti indesiderati durante la navigazione.
Chrome abbandona Manifest V2
Le nuove versioni di Google Chrome segneranno la fine del supporto per Manifest V2, l’architettura che per anni ha consentito agli sviluppatori di creare estensioni particolarmente efficaci nel filtrare annunci pubblicitari e tracker online.
La transizione verso Manifest V3 era stata annunciata da tempo da Google, che sostiene come il nuovo standard migliori sicurezza, stabilità e prestazioni del browser. Secondo gli sviluppatori di Chrome, mantenere il supporto al vecchio sistema avrebbe comportato una crescente complessità tecnica e maggiori rischi legati a vulnerabilità individuate negli ultimi anni.
Fino a oggi alcune estensioni erano riuscite a continuare a funzionare grazie a un flag nascosto all’interno del browser, denominato , che permetteva di aggirare parzialmente le restrizioni introdotte da Google. Tuttavia, questo meccanismo verrà eliminato con Chrome 150, atteso intorno al 30 giugno, mentre Chrome 151 completerà la rimozione del codice legacy residuo.
Addio a uBlock Origin e agli ad blocker storici
Tra le estensioni più colpite figura uBlock Origin, considerato uno degli ad blocker più diffusi e apprezzati dagli utenti per la sua capacità di bloccare pubblicità, pop-up e sistemi di tracciamento senza incidere troppo sulle prestazioni del computer.
Con Manifest V3, molte delle funzioni avanzate utilizzate da questi strumenti non saranno più disponibili nella stessa forma. Le nuove regole limitano infatti il modo in cui le estensioni possono analizzare e filtrare il traffico web in tempo reale.
Google ha più volte ribadito che l’obiettivo non sarebbe eliminare gli ad blocker in sé, ma rendere il sistema delle estensioni più sicuro e meno vulnerabile ad abusi o software malevoli. Tuttavia, numerosi sviluppatori e associazioni per la tutela della privacy online ritengono che le nuove limitazioni riducano sensibilmente l’efficacia dei blocchi pubblicitari.
Le alternative per gli utenti
Per chi desidera continuare a utilizzare strumenti compatibili con Manifest V2, l’unica soluzione sarà orientarsi verso browser che mantengano ancora il supporto alla vecchia tecnologia.
Molti utenti potrebbero pensare a browser alternativi come Opera, Microsoft Edge, Brave o Vivaldi. Tuttavia, tutti questi programmi si basano sul progetto open source Chromium, lo stesso motore sviluppato da Google per Chrome. Di conseguenza, anche queste piattaforme potrebbero seguire progressivamente la stessa direzione.
L’alternativa più citata resta Mozilla Firefox, che utilizza un’architettura indipendente e continua a garantire una maggiore libertà nello sviluppo delle estensioni. Non è però escluso che, in futuro, anche Firefox possa introdurre modifiche simili per motivi di sicurezza o compatibilità.
Un cambiamento che riguarda milioni di utenti
La questione degli ad blocker va oltre la semplice comodità durante la navigazione. Negli ultimi anni il dibattito ha coinvolto temi come privacy, raccolta dati, sostenibilità economica dei siti web e modello pubblicitario di Internet.
Da un lato, editori e piattaforme online dipendono sempre più dagli introiti pubblicitari. Dall’altro, molti utenti lamentano un aumento di banner invasivi, video automatici e sistemi di tracciamento sempre più aggressivi.
In Europa, e anche in Italia, il tema è particolarmente sensibile alla luce delle normative sulla privacy digitale e del crescente interesse verso strumenti di protezione dei dati personali.
La nuova fase del web secondo Google
Con l’eliminazione definitiva di Manifest V2, Google chiude una lunga fase della storia di Chrome e inaugura un ecosistema di estensioni più controllato e centralizzato. Per gli utenti sarà probabilmente necessario adattarsi a nuove soluzioni compatibili con Manifest V3 oppure valutare browser alternativi.
La trasformazione segna un ulteriore capitolo nell’evoluzione del web moderno, sempre più orientato verso sicurezza, performance e gestione dei dati, ma anche al centro di un acceso confronto tra grandi aziende tecnologiche, sviluppatori indipendenti e sostenitori della privacy online.

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