La crescente tensione geopolitica in Medio Oriente sta mettendo sotto pressione una delle rotte energetiche più importanti del pianeta. La crisi legata all’Iran ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un’area ad alto rischio per il traffico marittimo, con centinaia di petroliere bloccate e compagnie di navigazione sempre più caute. Tra aumento vertiginoso dei premi assicurativi, cancellazioni delle polizze e sospensione dei trasporti, nella partita economica in corso sono in gioco decine di miliardi di dollari.
Migliaia di navi ferme nello Stretto di Hormuz
Secondo i Lloyd’s di Londra, circa mille navi che trasportano petrolio e gas sono attualmente bloccate nelle acque dello Stretto di Hormuz, per un valore complessivo superiore ai 25 miliardi di dollari.
Questo stretto corridoio marittimo largo circa 30 chilometri collega il Golfo di Oman al Golfo Persico ed è uno snodo strategico per il commercio globale di energia. Da qui transitano ogni giorno grandi quantità di petrolio e gas naturale liquefatto, ma anche fertilizzanti, prodotti petroliferi raffinati e metalli come l’alluminio.
Secondo i dati della società di analisi marittima Clarksons Research, citati dal Wall Street Journal, il numero totale delle navi ferme nei porti del Golfo Persico in attesa di attraversare lo stretto potrebbe superare le 3.000 unità. Si tratterebbe di circa il 4% dell’intero tonnellaggio navale mondiale.
L’Organizzazione Marittima Internazionale ha già invitato le compagnie di navigazione a evitare la zona, considerata sempre più pericolosa.
L’offerta di Trump per proteggere le rotte
La situazione ha attirato anche l’attenzione della politica americana. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato su Truth Social che, se necessario, gli Stati Uniti sono pronti a scortare tutte le petroliere nello Stretto di Hormuz.
Parallelamente, Trump ha dato istruzioni alla United States Development Finance Corporation — la banca di sviluppo del governo statunitense attiva dal 2019 — affinché offra coperture assicurative e garanzie finanziarie per il commercio marittimo, in particolare per il traffico energetico nel Golfo.
Secondo la Casa Bianca, queste garanzie verrebbero concesse “a un prezzo molto ragionevole” per sostenere il flusso del commercio internazionale. In un contesto dominato dall’incertezza, la parola chiave è proprio assicurazione.
Premi assicurativi decuplicati
Le compagnie assicurative marittime hanno una lunga esperienza nella gestione dei rischi in aree di conflitto. Lloyd’s, uno dei nomi storici del settore, opera dal XVIII secolo e rappresenta ancora oggi un punto di riferimento nel mercato globale delle polizze navali.
Con l’aumento della tensione militare nella regione, i premi assicurativi sono già saliti in modo drastico. Le coperture per danni a scafo e macchinari — l’equivalente di una polizza “kasko” per le navi — sono diventate fino a dieci volte più costose rispetto al periodo precedente agli attacchi militari di Stati Uniti e Israele.
Attualmente, una copertura assicurativa di sette giorni può arrivare a costare circa l’1% del valore della nave. Prima della crisi, la stessa polizza oscillava tra lo 0,1% e lo 0,2%.
Le zone considerate a rischio vengono stabilite dal Joint War Committee, organismo con sede a Londra che valuta i pericoli legati ai conflitti armati per il trasporto marittimo. Già nel 2024 il comitato aveva classificato come aree ad alto rischio il Golfo Persico, il Golfo di Oman, l’Oceano Indiano e il sud del Mar Rosso. Oggi il perimetro è stato ampliato includendo anche Bahrain, Gibuti, Kuwait, Oman e Qatar.
Attacchi e guerra elettronica complicano la navigazione
Negli ultimi giorni la situazione è peggiorata ulteriormente. La United Kingdom Maritime Trade Operations ha segnalato che una nave portacontainer ha subito un incendio nella sala macchine mentre attraversava lo Stretto di Hormuz, dopo essere stata colpita da un proiettile di origine sconosciuta.
Oltre al rischio di attacchi con droni e missili, le navi devono affrontare anche interferenze elettroniche che colpiscono i sistemi di navigazione.
Secondo Ami Daniel, amministratore delegato della società di intelligence marittima Windward, i segnali GPS e AIS vengono disturbati con tecniche di jamming e spoofing.
Il jamming consiste nel sovraccaricare i segnali satellitari, rendendo impossibile il posizionamento. Lo spoofing, invece, crea segnali falsi che alterano la posizione reale delle navi sulle mappe digitali.
“Le navi sono state fatte apparire in modo falso vicino ad aeroporti, centrali nucleari o nell’entroterra iraniano, creando rischi seri per la navigazione”, ha spiegato Daniel.
Le prime compagnie si ritirano
Il risultato è un rischio crescente di collisioni, errori di rotta o incagli, con possibili fuoriuscite di petrolio e disastri ambientali.
Almeno cinque petroliere hanno già avuto problemi di navigazione e, secondo alcune fonti, gli equipaggi sono stati costretti a tornare ai sistemi manuali tradizionali, abbandonando temporaneamente le tecnologie digitali disturbate.
Le conseguenze si vedono anche sul piano commerciale. Il gigante cinese Cosco ha sospeso i servizi di trasporto da e verso diversi paesi del Golfo, tra cui Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita, Iraq e Kuwait.
La compagnia danese Maersk, seconda al mondo nel trasporto marittimo, ha annunciato la sospensione “fino a nuovo ordine” di tutte le prenotazioni verso il Golfo Persico.
Anche il settore assicurativo sta arretrando. Secondo Reuters, importanti club assicurativi marittimi — tra cui Gard, Skuld, NorthStandard, London P&I Club e American Club — hanno comunicato la cancellazione delle polizze per rischio bellico.
Conclusione
La crisi dello Stretto di Hormuz dimostra quanto la stabilità geopolitica sia cruciale per il commercio globale dell’energia. Con migliaia di navi ferme, assicurazioni sempre più costose e compagnie che sospendono i trasporti, il traffico marittimo nella regione è entrato in una fase di forte incertezza. In questo scenario, l’intervento finanziario e assicurativo degli Stati Uniti potrebbe diventare uno dei fattori decisivi per mantenere aperta una delle rotte più vitali dell’economia mondiale.

“Pensatore. Fanatico professionista di Twitter. Introverso certificato. Piantagrane. Esperto di zombi impenitente.”
