Gerontotecnologia e robot sociali: un aiuto per gli anziani contro solitudine e fragilità
La gerontotecnologia, disciplina che mette innovazione e strumenti digitali al servizio dell’invecchiamento, sta assumendo un ruolo sempre più importante in una società caratterizzata dalla crescita della popolazione anziana. Tra le soluzioni più studiate ci sono i robot sociali, progettati non per sostituire familiari, medici o caregiver, ma per facilitare assistenza, monitoraggio e relazioni.
Andrea Orlandini, 53 anni, ricercatore del CNR presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione e presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA), spiega possibilità, costi e limiti di queste tecnologie.
Robot sociali per anziani: costi ancora elevati
La Commissione europea investe da anni nel settore della robotica dedicata all’assistenza. I progressi tecnologici hanno permesso di ridurre gradualmente i costi e di favorire le prime applicazioni commerciali, comprese macchine destinate principalmente alla compagnia e all’intrattenimento.
I prezzi, tuttavia, rimangono elevati. «Ne abbiamo acquistati due e costavano circa 20.000 euro ciascuno», spiega Orlandini. Per una persona anziana emerge quindi immediatamente una questione fondamentale: chi sostiene la spesa?
Al costo del dispositivo si aggiungono altri requisiti, come una connessione Wi-Fi e l’energia necessaria per la ricarica. Aspetti apparentemente secondari che possono diventare ostacoli concreti, soprattutto per gli anziani che non dispongono di una connessione internet domestica.
Alcune compagnie assicurative, osserva il ricercatore, propongono già agevolazioni per servizi utilizzabili a distanza, come controlli e analisi. In futuro anche la robotica potrebbe trovare spazio in questo tipo di assistenza.
Monitoraggio e assistenza a distanza
Un robot sociale normalmente non misura direttamente parametri come la pressione sanguigna. Può però raccogliere informazioni e condividerle con un medico o un familiare. Una persona anziana senza condizioni acute può inoltre monitorare autonomamente alcuni parametri vitali, utilizzando il robot come strumento per organizzare e trasmettere i dati.
Questa capacità apre inevitabilmente il tema della privacy. Il dispositivo potrebbe infatti acquisire informazioni sulle abitudini quotidiane: a che ora una persona si alza, quanto tempo impiega per lavarsi, se cucina o se mangia regolarmente.
Secondo Orlandini, si tratta di possibilità sperimentate solo parzialmente proprio perché possono avvicinarsi al confine dell’invasione della sfera privata.
La ricerca del CNR sulla robotica per anziani
Il CNR lavora su questo settore dall’inizio degli anni Duemila. Dopo i primi progetti nazionali sono arrivate diverse iniziative europee, tra cui GiraffPlus, finanziato dalla Commissione europea.
Durante una sperimentazione, un robot venne affidato a un’anziana residente a Roma per quasi un anno. Attraverso il dispositivo la donna poteva interagire a distanza con assistenti sociali, psicologi, medici e familiari.
L’obiettivo non era sostituire caregiver e operatori, ma aumentare le possibilità di assistenza e comunicazione. Anche un’azienda sanitaria locale romana partecipò al progetto, interessata alle potenzialità della tecnologia nell’assistenza domiciliare.
Il sistema consentiva agli operatori di effettuare una valutazione da remoto e stabilire se fosse necessario intervenire direttamente oppure se la visita potesse essere rimandata.
I limiti tecnici nelle abitazioni
Nonostante i progressi, mantenere un robot operativo in un’abitazione 24 ore su 24 rimane complesso. Durante le sperimentazioni, i ricercatori hanno dovuto più volte raggiungere le case perché le macchine non funzionavano correttamente.
Servono quindi dispositivi più autonomi, affidabili e robusti. Anche la sicurezza è centrale: le abitazioni possono essere piene di mobili, oggetti delicati e ostacoli, mentre un robot in movimento potrebbe urtare accidentalmente una persona o provocare un infortunio.
L’intelligenza artificiale può contribuire a migliorare questa situazione, permettendo alle macchine di affrontare circostanze non previste dalla programmazione e di adattarsi meglio alle necessità individuali.
Alzheimer e demenza, le applicazioni della robotica sociale
Uno dei campi più delicati riguarda l’Alzheimer e altre forme di demenza. La ricerca sta sperimentando robot capaci di affiancare alcune attività normalmente svolte dai caregiver, come esercizi finalizzati a mantenere attiva la memoria.
Alcuni sistemi possono raccogliere informazioni sulla vita della persona e utilizzarle per formulare domande che stimolino il ricordo di eventi ed esperienze personali.
Queste tecnologie non sostituiscono le terapie tradizionali, ma possono diventare strumenti complementari. Una prospettiva particolarmente importante considerando l’aumento della popolazione anziana e la carenza di medici, infermieri e personale assistenziale.
Gli anziani e la tecnologia: meno diffidenza del previsto
Secondo l’esperienza dei ricercatori, l’idea che gli anziani siano necessariamente diffidenti verso le nuove tecnologie non corrisponde sempre alla realtà.
Orlandini racconta di aver lavorato anche con persone ultranovantenni capaci di comprendere rapidamente l’utilità degli strumenti e, in alcuni casi, di utilizzarli andando oltre le indicazioni iniziali dei ricercatori. L’elemento decisivo sembra essere la percezione di un beneficio concreto.
In Giappone vengono sperimentati anche robot capaci di fornire supporto fisico nella riabilitazione, nella mobilità e negli spostamenti. Tuttavia, queste soluzioni non possono ancora essere considerate prodotti destinati alla commercializzazione su larga scala.
Robot contro la solitudine, ma il contatto umano resta centrale
Il punto più delicato riguarda il rapporto emotivo tra anziano e macchina. La solitudine rappresenta una delle principali preoccupazioni nella terza età e sostituire il contatto umano con un robot potrebbe essere percepito negativamente.
Le ricerche mostrano infatti che il fattore umano rimane fondamentale. I robot vengono accolti meglio quando sono integrati in una rete di assistenza e servono ad aumentare le occasioni di comunicazione con familiari, medici e caregiver.
La gerontotecnologia si muove quindi verso un modello nel quale la macchina non prende il posto della persona. Robotica e intelligenza artificiale possono invece diventare strumenti complementari per rendere l’assistenza più continua e personalizzata, mantenendo al centro le relazioni umane.

Paolo Marchetti è autore per gazzettamolisana.com e segue notizie di attualità, politica, economia, tecnologia, sport e lifestyle. Con uno stile chiaro e professionale, si impegna a fornire informazioni affidabili e aggiornate, raccontando fatti e sviluppi rilevanti per aiutare i lettori a comprendere meglio l’attualità.
