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Il centrodestra a Campobasso avalla il diktat romano della Lega

Nel centrodestra, per le elezioni comunali di Campobasso,  dopo un estenuante braccio di ferro per la candidatura a sindaco, la Lega ha mantenuto una propria figura. Maria Domenica D’Alessandro che ha sostituito in corsa il prescelto nonchè consigliere uscente, Alberto Tramontano poi costretto a fare un passo a lato per garantire l’unità della coalizione. Anche se in molti si sono chiesti come mai ci si è ribellati dinanzi al diktat romano dell’imposizione del candidato della Lega e, poi, invece tutti si sono accodati e accordati sul candidato della stessa Lega anche se cambiato in corsa. Era o meno un diktat? E se valeva per Tramontano non doveva valere, anche, per la D’Alessandro? E ad accodarsi anche la lista dei Popolari di Vincenzo Niro. L’assessore sembrava propenso a fare sfracelli dinanzi all’imposizione romana, al diktat e, poi, ha finito con il ripiegare la bandiera. Campobasso, avrà pensato, val bene una messa! Del resto, i partiti e i movimenti del centrodestra stanno imbarcando la maggior parte di consiglieri eletti, cinque anni fa, con il centrosinistra. E cinque anni ancora prima facevano parte del centrodestra. Salti di quaglia che accompagnano le stagioni politiche, o pseudo politiche della città capoluogo di regione che sta perdendo il suo andare e la sua specificità e gli attori comunali finiscono sempre con l’essere gli stessi da almeno 15 anni a questa parte. Dunque, al pari di chi ha gestito, responsabili della morte della città. Anche solo per il colpevole silenzio e la mano alzata in Consiglio sulle decisioni della maggioranza. Oggi,  il grave è che l’imposizione è venuta dai tavoli romani. Propinata sul territorio, poi, da segretari regionali dei partiti maggiori tutti residenti nell’isernino e avallata dai consiglieri e assessori regionali (valvassori nel contado cittadino).  E la città continua a sprofondare. Politicamente, economicamente e socialmente.

Di admin

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