Il boom dell’intelligenza artificiale sta attirando investimenti miliardari, ma una parte consistente dei capitali potrebbe circolare all’interno dello stesso settore tecnologico. Un’analisi delle banche centrali evidenzia che oltre la metà dei finanziamenti destinati alle aziende dell’IA proviene da altre imprese del comparto, sollevando interrogativi sulla sostenibilità della crescita e sul rischio di una possibile bolla finanziaria.
Investimenti nell’intelligenza artificiale: il 55,2% dei capitali arriva dallo stesso settore
Secondo i dati emersi dall’analisi, il 55,2% degli investimenti nelle società specializzate in intelligenza artificiale proviene da altre aziende attive nel medesimo ecosistema.
Il fenomeno viene descritto dagli economisti come una forma di finanziamento circolare: le risorse economiche passano tra imprese che intrattengono contemporaneamente rapporti commerciali, finanziari e tecnologici.
Questo meccanismo non implica necessariamente l’assenza di nuovi capitali, ma può rendere più difficile distinguere la domanda effettiva di tecnologie IA da quella sostenuta dagli stessi finanziatori.
La principale preoccupazione riguarda la possibilità che gli investimenti contribuiscano ad alimentare reciprocamente ricavi, valutazioni aziendali e aspettative di crescita, senza un corrispondente aumento della domanda proveniente dall’economia reale.
Nvidia al centro della rete di finanziamenti nell’IA
Tra i principali protagonisti di questo sistema figura Nvidia, il produttore statunitense di semiconduttori guidato da Jensen Huang.
Nel corso del 2024, la società ha concluso oltre 50 operazioni di investimento in startup e imprese legate all’intelligenza artificiale, rafforzando la propria presenza nell’intera filiera tecnologica.
Tra le operazioni riportate figurano:
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Un investimento di 30 miliardi di dollari in un round di finanziamento di OpenAI.
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Impegni fino a 105 miliardi di dollari per un data center di OpenAI in Ohio.
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Investimenti fino a 10 miliardi di dollari in Anthropic.
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Un investimento di 2 miliardi di dollari in azioni di CoreWeave, società specializzata nei servizi cloud.
L’aspetto più significativo riguarda il doppio ruolo assunto da Nvidia: l’azienda finanzia imprese che, a loro volta, acquistano i suoi processori e le infrastrutture tecnologiche necessarie allo sviluppo dei sistemi di IA.
Questa relazione può sostenere l’espansione del settore, ma solleva interrogativi sull’indipendenza della domanda e sulla solidità delle valutazioni finanziarie.
Il caso Firmus: Nvidia è investitore, fornitore e cliente
Un esempio particolarmente significativo è rappresentato da Firmus, società australiana attiva nello sviluppo di infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Nel settembre 2025, Nvidia ha investito nell’azienda 330 milioni di dollari australiani. Successivamente ha partecipato ad altri due round di finanziamento, nell’aprile e nell’agosto 2026, per un valore complessivo indicato di 2 miliardi di dollari.
Il rapporto commerciale non si limita tuttavia alla partecipazione finanziaria.
Nvidia fornisce a Firmus la piattaforma DSX, che comprende processori, tecnologie di rete e software destinati ai data center.
Parallelamente, la società statunitense ha assunto impegni per acquistare servizi del valore di 30 miliardi di dollari nell’arco di sei anni, collegati al data center di Batam, in Indonesia.
Perché gli accordi circolari preoccupano gli economisti
Il caso Firmus mostra come una stessa azienda possa ricoprire contemporaneamente tre ruoli: finanziatore, fornitore tecnologico e acquirente dei servizi prodotti.
Una struttura di questo tipo può favorire la realizzazione di grandi infrastrutture digitali, ma introduce anche rischi di concentrazione finanziaria.
Se una delle imprese coinvolte dovesse incontrare difficoltà economiche, le conseguenze potrebbero propagarsi agli altri soggetti attraverso investimenti, contratti di fornitura e impegni commerciali.
Bolla IA e mercati finanziari: cresce la dipendenza da Nvidia
Le implicazioni degli investimenti circolari non riguardano soltanto le aziende tecnologiche, ma coinvolgono anche i principali mercati azionari.
Secondo i dati riportati, i produttori di semiconduttori hanno contribuito a circa il 70% dei guadagni complessivi dell’indice S&P 500 nel 2026.
La sola Nvidia rappresenta l’8,06% dell’indice, evidenziando il peso raggiunto da una singola società nell’andamento del mercato statunitense.
Una concentrazione così elevata significa che eventuali correzioni delle valutazioni nel comparto dell’intelligenza artificiale potrebbero avere ripercussioni significative sull’intero mercato azionario.
Il rischio riguarda soprattutto la distanza tra le aspettative di crescita incorporate nei prezzi delle azioni e la capacità delle aziende di generare ricavi e utili sostenibili nel lungo periodo.
Anche i risparmi delle famiglie sono esposti al settore IA
L’esposizione finanziaria coinvolge indirettamente milioni di risparmiatori.
In Australia, quasi il 90% delle famiglie detiene partecipazioni collegate ai titoli dell’intelligenza artificiale attraverso i fondi pensione, spesso senza esserne pienamente consapevole.
La Reserve Bank of Australia ha richiamato l’attenzione sulla presenza di “sacche di aziende a più alto rischio” che ricorrono ad “accordi di finanziamento opachi o circolari”.
Il riferimento evidenzia la necessità di una maggiore trasparenza nei rapporti finanziari tra imprese tecnologiche, soprattutto quando gli stessi soggetti partecipano a più livelli della catena degli investimenti.
Intelligenza artificiale: crescita strutturale o possibile bolla finanziaria?
L’espansione dell’intelligenza artificiale continua a sostenere investimenti in semiconduttori, infrastrutture cloud e data center. Tuttavia, la crescente interdipendenza finanziaria tra le aziende rende più complessa la valutazione della reale solidità del mercato.
Gli accordi circolari non dimostrano, da soli, l’esistenza di una bolla speculativa. Rappresentano però un elemento di rischio da considerare, soprattutto in un settore caratterizzato da aspettative elevate e investimenti di dimensioni eccezionali.
La questione centrale sarà verificare se la domanda effettiva di servizi di intelligenza artificiale riuscirà a sostenere nel tempo gli impegni finanziari assunti dalle imprese, evitando che un eventuale rallentamento si trasmetta ai mercati e ai risparmiatori.

Paolo Marchetti è autore per gazzettamolisana.com e segue notizie di attualità, politica, economia, tecnologia, sport e lifestyle. Con uno stile chiaro e professionale, si impegna a fornire informazioni affidabili e aggiornate, raccontando fatti e sviluppi rilevanti per aiutare i lettori a comprendere meglio l’attualità.
