Verso una nuova fase per le telecomunicazioni italiane
A quasi trent’anni dalla privatizzazione di Telecom Italia, il settore delle telecomunicazioni si prepara a una svolta storica. Poste Italiane ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPA) su TIM del valore complessivo di 10,8 miliardi di euro, un’operazione che potrebbe riportare il controllo della società saldamente nell’orbita pubblica.
Se completata, l’operazione segnerebbe il ritorno dello Stato italiano come azionista di maggioranza, in un contesto strategico in cui infrastrutture digitali e connettività assumono un ruolo sempre più centrale anche nel confronto europeo.
I dettagli dell’offerta su TIM
Poste Italiane, già primo azionista di TIM con il 27,3% del capitale dopo l’acquisizione della quota residua di Vivendi nel dicembre scorso, propone un’OPA mista in azioni e contanti.
L’offerta prevede:
- 0,0218 nuove azioni ordinarie di Poste per ogni azione TIM
- una componente in contanti pari a 0,167 euro per azione
Nel complesso, il valore attribuito a ciascun titolo TIM è di 0,635 euro, con un premio del 9% rispetto alla chiusura di Borsa precedente all’annuncio. L’obiettivo è il delisting della società da Piazza Affari, portandola fuori dal mercato regolamentato.
Il ruolo dello Stato e la nuova governance
Poste Italiane è controllata per il 35% da Cassa Depositi e Prestiti e per il 29,3% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Considerando anche le partecipazioni indirette, il nuovo gruppo risultante vedrebbe lo Stato italiano detenere oltre il 50% del capitale.
Secondo quanto comunicato, la futura governance sarà improntata alla stabilità, con una chiara regia pubblica. Un elemento che riflette una più ampia tendenza europea al rafforzamento del controllo nazionale su asset strategici, soprattutto nei settori delle telecomunicazioni e delle infrastrutture digitali.
Un gruppo integrato tra telecomunicazioni e servizi
L’operazione mira a creare un polo industriale integrato che unisca telecomunicazioni, servizi finanziari, assicurativi, logistica e piattaforme digitali.
Il nuovo gruppo avrebbe:
- ricavi aggregati pari a 26,9 miliardi di euro
- un risultato operativo di 4,8 miliardi
- oltre 150.000 dipendenti
Tra gli obiettivi strategici indicati da Poste Italiane figurano il rafforzamento della rete nazionale fissa e mobile, lo sviluppo delle infrastrutture cloud e data center e la capacità di offrire servizi di connettività sicura e “sovrana” a imprese e pubblica amministrazione.
Sinergie e risparmi attesi
Le sinergie derivanti dall’integrazione sono stimate in circa 700 milioni di euro annui a regime, prima delle imposte. Di questi, circa 500 milioni deriverebbero da riduzioni dei costi operativi.
Secondo il gruppo, tali benefici si inseriscono in un percorso già avviato con l’ingresso iniziale nel capitale di TIM nel febbraio 2025, rafforzando progressivamente l’integrazione industriale e commerciale tra le due realtà.
La trasformazione recente di TIM
Negli ultimi anni TIM ha attraversato una profonda ristrutturazione sotto la guida dell’amministratore delegato Pietro Labriola. In particolare, nel 2024 la società ha ceduto la propria infrastruttura di rete fissa, concentrandosi maggiormente sui servizi di telecomunicazioni.
Oggi TIM opera principalmente come fornitore di servizi di telefonia fissa e mobile, con una presenza rilevante anche in Brasile, mercato che ha contribuito alla recente ripresa dei risultati economici.
Prossimi passi e tempistiche
A seguito dell’annuncio, TIM ha dichiarato di aver preso atto dell’offerta e ha convocato il consiglio di amministrazione per il 23 marzo, con l’obiettivo di avviare la valutazione formale dell’OPA.
Poste Italiane, assistita da advisor finanziari internazionali tra cui JP Morgan, BNP Paribas e Mediobanca, prevede di completare l’operazione entro la fine del 2026, subordinatamente alle autorizzazioni regolatorie e al buon esito dell’offerta.
Conclusione
L’OPA lanciata da Poste Italiane su TIM rappresenta una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni nel panorama economico italiano. Oltre all’impatto industriale, l’operazione segna un ritorno significativo dello Stato in un settore strategico, con implicazioni di lungo periodo per lo sviluppo digitale e la sovranità tecnologica del Paese.

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