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180 ANNI DI STORIA LOCALE HANNO ABBASSATO LE TENDE

di Massimo Dalla Torre
Potrebbe bastare il titolo per chiudere l’articolo e lasciare il tutto all’oblio del tempo, così i retori cui, sarebbe meglio ridare spazio, se si vogliono rivivere emozioni che la freddezza dell’attuale ha cancellato; invece no. Da qualche giorno, chi passa per piazza Prefettura ribattezzata da alcuni colleghi Piazza Polmonite le tendine e l’accesso dello storico bar Lupacchioli sono serrate dopo 180 anni di onorata carriera e attività. 180 anni che sono passati quasi indenni per un luogo centro della Campobasso bene che sfiorava o che si compenetrava su quella era ed è sotto certi aspetti la vita del capoluogo della ventesima regione dello stivale. 180 anni di vita fatta anche di aneddoti che caratterizzano le stagioni di una città medio-borghese ma anche popolare che, anche se solo per un caffè, si soffermava nel locale a scambiare quattro chiacchiere e magari commentare gli accadimenti cittadini. 180 anni di passioni, incontri, appuntamenti, cerimonie ma soprattutto campobassanità, aggettivo che con il passare dei giorni svanisce sempre più. 180 anni in cui le stagioni, non hanno cambiato i connotati di un qualcosa che, se pur di sfuggita era un punto di riferimento per tutti. 180 anni legati anche a personaggi che hanno fatto si che il marchio storico della pasticceria creata di Fuso maestro di tanti pasticcieri locali si distinguevano dal resto degli avventori. 180 anni di nomi e cognomi che hanno fatto di Lupacchioli un simbolo che oggi i locali che sono sorti in città difficilmente possono eguagliare, perché non all’altezza. 180 di vita che ha visto il passaggio di mano della proprietà che però non ha scalfito assolutamente l’animus del luogo. 180 anni che ci auguriamo possano permettere di far riaprire le tendine e le porte rimettendo in opera le macchine del caffè, della pasticceria ma soprattutto quelle del tempo che, in questi casi, lascia spazio non solo al ricordo ma all’attuale non segno di debacle ma di ripresa sotto tutti i punti di vista.

Di admin

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Un Commento

  1. Non è certamente questo uno dei problemi grandi da risolvere in città, ma se si pensa che Lupacchioli è stato, dal 1840, un simbolo di qualità e raffinatezza pasticcera per il capoluogo e dintorni, rimane l’amaro in bocca.
    A dire il vero, il senso di amarezza io l’ho avuto dal momento in cui è cominciata la trasformazione del locale, che da esclusiva gelateria e pasticceria, senza accessori ed orpelli inutili, si è trasformato in zona da aperitivi e gazebo come tanti altri. Dalle stelle alle stalle.
    Ti potevi fermare sulla strada e chiedere all’addetto il tuo maxicono con panna, perché una delle vetrine, ora ingiustamente oscurata, ti faceva vedere l’offerta dei gusti di ottimo gelato che potevi scegliere in tranquillità. C’era stile, c’era sostanza, c’era qualità, c’era conoscenza del lavoro di pasticciere. Tutto sacrificato in nome di uno sciatto modernismo che ha mortificato il locale e gli ha fatto progressivamente perdere terreno.
    Quando citavi “il gelato di Lupacchioli”, “il babbà di Lupacchioli”, tutti sapevano a che cosa ti riferivi, non c’erano dubbi.
    Campobasso è diventato il regno dell’offerta sciatta e conformista, il pianeta dei poco estetici gazebo e dei banali aperitivi, il luogo del doppione del mediocre. Che tristezza!

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