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#vengoconquestamiaadirvi – Semaforo via P.di Piemonte, non era meglio la rotonda?

di Franco Di Biase

In quel tempo noi, allora bambini usavamo andare a scuola a piedi. Le aut non erano tantissime, i pedofili erano confinati chissà dove e nessuno si permetteva di offrirti della caramelle, tanto meno della droga.
Ricordo che era da poco tempo stata tolta la colonnina che faceva bella mostra di sé sotto il monumento dei caduti., colonnina che aveva preso il osto della pedana del vigile, pedana che chissà chi dei vecchi vigili urbani aveva visto al cinema nel film di Alberto Sordi e volle mettere anche a Campobasso, sotto il monumento dei caduti. Monumento che dai giovanotti del dopoguerra era chiamato lo “sturalavandino”, lo chiamavano così loro che, prima della guerra avevano avuto il piacere di vedere il monumento ai caduti con il Guerriero Sannita, non Giovanni Muccio. Giovanni è giovane per queste cose. Stavamo dicendo della pedana del vigile in piazza della Vittoria. Dopo la pedana, dunque, la colonnina, dopo la colonnina il nulla. Nella altre parti della città erano già sorti i semafori, mancava quello di Via Principe di Piemonte. A proposito di Via Principe di Piemonte, voglio rivolgere un appello al sindaco, anche a questo sindaco: in una società repubblicana e democratica quando si vuole far sparire la toponomastica sabauda in maniera completa e totale per far posto, magari, a personaggi illustri della nostra terra? Ai posteri l’ardua sentenza.
Dunque correva l’anno, forse, 1967 o 1970, in via Principe di Piemonte, ca po’ è pure luonghe da scrive, iniziò a fare bella vista di sé IL SEMAFORO. Agli inizi i vigili ebbero il loro bel da fare. I pedoni, molti senza patente, attraversavano la via anche in presenza del semaforo rosso. Volarono delle multe ad ignari pedoni. Le multe erano di lire cinquecento, non si sa se sul verbale ci andasse il numero delle scarpe o la taglia della camicia. Comunque avevamo il semaforo. Era bello per noi ragazzini fermarsi al semaforo rosso con la bici, ci faceva sentire grandi, anche se inforcavamo la bici non guidavamo di certo l’auto.
Il semaforo, per tutta la città, ma per noi che abitiamo a Campobasso sud, terrone sino al midollo, ha rappresentato sempre un punto di riferimento. Ti aspetto al semaforo, ho fatto tardi il semaforo era rosso, c’era traffico al semaforo. Il semaforo, sempre lui. Tranne che in questi ultimi cento giorni. Per motivi che vanno ricercati altrove o altronde il semaforo è rimasto spento. Ci si aspettava una caterva di incidenti, investimenti di pedoni e di maratoneti che passano l’incrocio per recarsi sul percorso salute di Ferrazzano. Si sarebbero ipotizzati studenti del conservatorio investiti mentre attraversavano con gli strumenti sulle spalle, mamme disperate perché la macchina aveva sfiorato il passeggino del proprio pargolo, vecchiette in attesa del boy scout di turno per attraversare, giovanotti che aspettavano procaci fanciulle cui prestare la propria opera di Caronte dei giorni nostri e condurre le giovani in chissà quale ade. Niente, non è successo niente. Niente sino a quando non hanno riacceso il semaforo.
E si perché, ad un certo punto, il semaforo è stato riparato/riacquistato ed è tornato a fare “bella” mostra di sé su via Principe di Piemonte. Anzi, se vogliamo, il semaforo è stato “promosso”, gli è stata data molta più importanza. Se sino a cento giorni fa il semaforo dava il via libera sia a chi veniva da Principe di Piemonte che a chi veniva da Via Duca d’Aosta (porta Napoli), altro sabaudo con nome lungo come una saetta, il semaforo “attuale li fa passare uno alla volta, con la conseguenza di creare file sia su Via Principe di Piemonte che su via duca d’Aosta (porta Napoli) con conseguente aumento delle emissioni di gas di scarico che, ricordiamo, è nocivo per la salute.
Anni fa l’Unione Europea propose di togliere i semafori e di inserire le rotonde per diminuire sia il consumo elettrico sia l’inquinamento atmosferico causato dai gasi di scarico. In effetti anche a Campobasso alcuni semafori sono spariti, quello, per esempio, di Via Mazzini che ha ceduto il posto ad uno psichedelico abbeveratoio per i cavalli dei cosacchi casomai dovessero conquistare Campobasso.
Ora io mi chiedo: se si va verso l’eliminazione dei semafori, se abbiamo avuto cento giorni di tempo per vedere come funziona l’incrocio di via Principe di Piemonte senza semaforo, se si è potuto riscontrare che senza semaforo si abbatte (quasi) totalmente il traffico in quella zona, ma anche nelle zone che poi confluiscono all’incrocio di Via Principe di Piemonte, per capirci la stessa via Principe di Piemonte ma anche viale Elena, può un edotto studioso di scienze confuse spiegarci perché il semaforo è stato riacceso? Ed ancora perché riacceso con il doppio stop sia per quelli che vengono da Principe di Piemonte che per quelli di via duca d’Aosta? Non si potrebbe spegnere il semaforo, o, al limite, farlo accendere solo per il passaggio dei pedoni, accensione su richiesta del pedone stesso con apposito pulsante già predisposto in loco? Certo che è dura, dura assai.
Semaforicamente statevi arriverderci

Di admin

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Un Commento

  1. Arianna Silvestri

    Ah ah ah, ma avete mai provato a dialogare con questa amministrazione o a mandarle una mail? Questi sono quelli della “democrazia” della piattaforma Rousseau: non rispondono neanche…

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