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UDITE, UDITE …ARRIVANO GLI ARROTINI

di Massimo Dalla Torre

 

La notizia è arrivata sui tavoli delle redazioni con l’effetto prorompente di un ordigno, anche perché le avvisaglie erano palesi da giorni. Una specie di bomba carta che si usa sparare per intimidire qualcuno senza però causare danni, anche perché, siamo sicuri che alla fine tutto resterà uguale. In questi giorni in città sono arrivati e arriveranno i big della politica nazionale per sostenere i candidati alle prossime elezioni amministrative del 26 maggio. Personaggi che fanno parlare l’opinione pubblica ma soprattutto l’intero parterre politico nazionale perché autori della bufera che si è scatenata all’interno del governo che, dopo “le prese di distanza anzi i distingui” è traballato più che mai. Badate che non è la constatazione dell’riarrivo improvviso dell’inverno che, a quanto pare, non vuole abbandonare questa porzione d’Italia, ma è qualcosa che dovrebbe registrare un cambiamento nella vita politica compresa quella Molisana anche se i dubbi sul rimescolamento delle carte sono forti. Rimescolamento che dovrebbe portare uno sconvolgimento degli assetti politici, gli afficionados lo sperano, anche se i siparietti, mediatici, continueranno a tenere banco, per la gioia, si fa per dire gioia, di chi s’interessa a 360° a quello che è il gran circo che ha sede nell’URBE e le “sedi periferiche” nella singole regioni, Molise compreso. Dicevamo la ventesima regione dello stivale, si è preparata ad accogliere Gigino Di Maio e Matteo Salvini il lumbard che, pur di raccogliere consensi, si sottopongono volentieri a un estenuante tour che, parafrasando il 5 maggio del Manzoni, li vede spostarsi…dal Manzanarre al Reno…per dire la propria su come condurre questa nave in salvo, causa le procelle e i marosi che ne impediscono l’approdo in un porto sicuro. Una nave che, dopo anni di navigazione tra flutti e venti contrari, si vuol far ripartire con un nuovo equipaggio e che, se le cose dovessero pendere a favore dell’innovazione, sarà differente da quello attuale, questo è quello che spera chi dopo aver fatto “tazza e cucchiaio” con i signori di palazzo, ora grida “dagli all’untore”. Un rinnovamento che, da più parti è invocato, anche se molti, anzi i più, si augurano che le cose rimangano uguali, perché  conviene occupare le cabine vicine al ponte di comando tanto per rimanere nel gergo marinaro. Alloggi che, fanno gioco e permettono di reggere il bordone a chi occupa la stanza dei bottoni. Tornando ai fatti locali; il Molise accoglie i calibri da novanta che, tra interviste riservate a pochi, anzi a solo due testate televisive dove il refrain non è più “…volemose bene…” con tanto di annessi e connessi.  Insomma una specie di ”tiro al piccione di cartone” con fucili caricati a salve, tanto per fare rumore, causa le continue sceneggiate cui siamo costretti ad assistere, anche se ora le cose potrebbero essere leggermente differenti. Differenza, perché, quello che accadeva nelle scorse stagioni politiche quando tutti erano seduti comodamente a tavola per gustare pranzi luculliani a spese dei cittadini e non loro, in nome del rinnovamento, chissà poi quale sarà questo rinnovamento, visto che dovranno fare ancora una volta “di necessità virtù”. Motto che suggeriamo agli organizzatori delle convention perché è bene che si capisca una volta per tutte che nessuno è più disposto ad ascoltare le favole della buona notte dove il finale è incerto e i “novellieri”, mai come questa volta, non sanno dove e come piantare “u’ pzzuc!!!”. Vernacolo docet.

 

 

 

 

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