Home / Politica / San Giorgio pensaci tu!

San Giorgio pensaci tu!

di Massimo Dalla Torre

 

Prendo spunto dalla prossima festa del santo patrono che, cade nella giornata del 23 aprile, per porre un quesito a chi siede nella stanza dei bottoni, che presto sarà vuota perché in attesa di nuovi inquilini: chissà se San Giorgio saprebbe rimettere ordine nel capoluogo di regione? Un interrogativo che nasce soprattutto dai proponimenti di chi si è prefissato da tempo immemore di sistemare degnamente lo status di quella che era “la città giardino”. Proponimenti che, visto i risultati fin qui ottenuti, fanno sorridere, perché “bislacchi”. Proponimenti rimasti tali perché più passano i giorni e più i disagi aumentano a dismisura, leggasi asfaltatura delle strade in pieno giorno, oppure il ritiro delle immondizie con disagio per chi deve recarsi a lavoro e spesso e volentieri deve attendere in fila perché la carreggiata è ingombrata dai mezzi della SEA, sfido chiunque ad affermare il contrario. Cose improponibili specialmente se si pensa che San Giorgio oltre ad essere il santo protettore degli scout e delle guide che, in questa giungla urbana, non saprebbero tracciare le coordinate per ritrovare la strada, è anche il patrono di Londra, Lisbona, Barcellona, Mosca, Vilnius, Ferrara, Genova e Reggio Calabria, solo per citare le città più importanti. Realtà in cui i problemi certamente non mancano ma che, con una programmazione mirata, cosa che a Campobasso è alla stregua “dell’araba fenice”, sarebbero risolti e non procrastinati o affidati alle “cufecchie” ossia chiacchiere di comari come quelle che si fanno nei palazzi della politica campobassana. Un patrono che, se tornasse, cosa di cui dubito fortemente perché si vergognerebbe per come stanno le cose, di questo ne sono più che certo, potrebbe chiamare nuovamente a raccolta quelli che credono fermamente nella “campobassanità”, ve ne sono molti, specialmente in vista delle prossime scadenze elettorali del 26 maggio,  pronti a scendere in piazza, disarcionando chi cavalca la tigre del riassetto in positivo del capoluogo di regione ridotto ancora di più alla condizione di “accattone”, non quello di Pasoliniana memoria, in cui la spersonalizzazione domina a trecentosessanta gradi e dove il cosiddetto assalto ai bastioni, tanto per rimanere nell’epoca in cui il santo fece il miracolo liberando Campobasso dai nemici è continuo. Un assalto, alla cui base, ci sono unicamente interessi e disinteresse, inimicizie politiche, e forse, uso la formula dubitativa, accordi tra fazioni che hanno il valore del due di coppe e non il colore rosso e azzurro, dei Trinitari e Crociati che, non erano in sintonia tra loro, tant’è che se ne suonavano di santa ragione disseminando il borgo di morti e feriti, ma questa è un’altra storia. Tutti elementi deleteri e negativi, che, se non si correrà prontamente ai riparti, faranno sì che la città sarà ancora per lungo tempo terra di conquista dove l’unica testimonianza di quello che fu è il castello Monforte che, dalle mura merlate, non può certamente arginare lo status di Campobasso novella “baraccopoli”. Scusate l’irriverenza, ma quann’ c’vò, c’vò.

 

 

Di admin

Potrebbe Interessarti

Traporto pubblico, ritardi e scarsa programmazione

In Prefettura a Campobasso tavolo tecnico, in tema di trasporto pubblico al quale oltre alle …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *