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Riforma dello Statuto regionale per dare un senso pratico ai referendum e alle leggi d’iniziativa popolare. Un sasso dei 5 Stelle nello stagno politico e istituzionale

Statuto regionale: questo sconosciuto. La carta d’identità del Molise è un documento poco letto, poco noto e, soprattutto, poco frequentato. In modo particolare dagli amministratori regionali e dalle organizzazioni sociali che, per destinazione,  sarebbero  loro i maggiori interpreti e destinatari. Del popolo molisano cui lo Statuto garantisce la conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri e la partecipazione democratica alla vita politica e amministrativa, meglio non fare cenno. Ne ignora l’esistenza perché nessuno ha avuto il buon gusto e il dovere di informarlo in dettaglio e reiteratamente. L’ultima stesura dello Statuto e stata tenuta per alcuni anni nel cassetto della presidenza della giunta regionale presieduta da Paolo di Laura Frattura, e per vederlo promulgata c’è voluta una forte campagna di denuncia e di sollecitazione. Dalla promulgazione ad oggi, non più nel cassetto del presidente di turno, lo Statuto non ha offerto occasioni per essere citato, letto, consultato, praticato. Il solco politico-amministrativo molisano è talmente profondo che impedisce che fuoriescano cause, motivi e opportunità per farvi ricorso, per verificare nei fatti se c’è corrispondenza tra il dettato statutario e l’esercizio del potere, se davvero la partecipazione popolare, anche in forma indiretta, è garantita e, massimamente, esercitata. Lo Statuto regionale in vigore, dicevamo,  è un perfetto sconosciuto, voluto che fosse tale dal sistema politico e di potere che impera nel Molise. Da qualche giorno, però, lo Statuto regionale sarebbe dovuto essere al centro dell’attenzione e dell’interesse generale è non l’è stato, per via dell’assenza in cronaca della notizia  e di commenti. Circostanza, questa, che ha confermato come l’argomento sia estraneo alla cultura politica, amministrativa e popolare molisana che probabilmente  ritiene quel “documento”, svilendolo,  un’appendice ornamentale dell’apparato ordinamentale regionale. Da qualche giorno il gruppo regionale del Movimento 5 Stelle a Palazzo D’Aimmo (Valerio Fontana, Andrea Greco, Fabio De Chirico, Patrizia Manzo, Angelo Primiani e Vittorio Nola) ha presentato la proposta di legge numero 39 che recita testualmente: “Disciplina dei referendum abrogativi, consultivi, delle petizioni e dell’iniziativa legislativa”. Un modo diretto ed ampio di andare a cogliere nello Statuto e dallo Statuto la possibilità di esercitare altrettanto in modo diretto e ampio l’esercizio dei referendum e delle altre forme di partecipazione democratica.  Ce n’era bisogno. Solo un movimento popolare libero degli schematismi dei partiti tradizionali e delle loro strategie opportunistiche (e ostruzionistiche) nella consolidata realtà molisana, poteva assumere un’iniziativa del genere e farne motivo di aperto confronto non senza aver preventivamente infornato l’opinione pubblica degli obiettivi che si vogliono centrare per aumentare e garantire la partecipazione del popolo molisano, attraverso l’esercizio dei suoi diritti, alla vita politica, economica, amministrativa, sociale e culturale. La proposta, infatti, si pone il problema di rendere simultaneamente attuativi il Referendum abrogativo, il Referendum consultivo, il Referendum popolare e le Leggi di iniziativa popolare “in un unico disposto, il loro svolgimento”. Quello che viene proposto quindi è una sorta di “testo unico” che adegua l’ordinamento giuridico regionale agli strumenti di partecipazione popolare e di democrazia diretta.

Dardo

Di admin

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