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Regione, bandi per le piccole imprese: l’elogio dell’incoerenza

Ma è possibile pensare di osannare i bandi per aiuti alle Pmi artigiane e commerciali per il rilancio dell’Area di crisi complessa e soprattutto per la ripartenza del tessile quando gli investimenti sono solo per acquisto di beni strumentali?
Ci spieghiamo. In un Molise che ha visto, dopo la crisi Ittierre, la morte del settore tessile, si pensa a far ripartire il settore concedendo, alle aziende che attualmente non esistono, finanziamenti per il solo acquisto di macchinari, attrezzature, ecc. senza pensare ai costi di esercizio per farle partire.
Se ho un progetto, e nel settore tessile attualmente si potrebbe parlare solo di start-up, e questo prevede ovviamente sia l’acquisto di beni strumentali (l’incidenza è del 20%) ma soprattutto di costi di esercizio (l’altro 80% per stipendi ai dipendenti, fitto locale, materie prime, elettricità, gas, pubblicità, ecc.), come pensa il Governatore e l’Assessore Cotugno di aiutare le aziende che vogliono investire garantendo loro solamente il 20% dell’investimento? Dove trovano il restante 80%?
Sarebbe invece stato coerente per le nuove iniziative, aprire un bando che coprisse invece i costi di esercizio (visto che per i beni strumentali si possono utilizzare tanti altri bandi) che sono quelli ai quali nessun fondo di private equity, merchant bank o istituti di credito concedono, garantendo, ai progetti seri nel settore tessile, in questo caso la possibilità VERA di partire.

Di admin

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