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PERICOLO DI CROLLO!

In pieno centro murattiano, la parte meglio connotata storicamente e urbanisticamente di Campobasso che nel corso degli anni è stata progressivamente alterata nelle linee architettoniche e nel suo insieme (strade, alberatura, piazze, palazzi) da interventi rabberciati, qualunquistici e senza qualità, da quasi un anno vede  lo stabile del già Banco di Napoli transennato con una disdicevole (alla vista, e non solo) rete rossa di plastica e un cartello di avvertimento “PERICOLO DI CROLLO”, obbligando la gente a tenersi debitamente lontana  (la prudenza non è mai troppa!).  Siamo tra coloro che da quasi un anno si tengono lontani e tremano con giustificata apprensione al momento in cui, l’ingiuria del tempo e lo stato di precarietà così ostentamente annunciato  al popolo campobassano l’immobile, crollando, si piegherà su se stesso invadendo strade e marciapiedi  augurando che non crei danni alle cose e alle persone. Fuori dall’esagerazione, fuori dalla sottesa ironia, fuori da ogni eccesso di critica, segnaliamo il modo dilettantesco con cui viene gestita l’area pubblica nel capoluogo di regione, l’arbitrarietà con cui si precludono spazi e si vietano accessi per giorni, settimane, mesi e anni.  Chi ha apposto quella recinzione e quel cartello di pericolo di crollo  ha certamente validi motivi per averli apposti, altrimenti dobbiamo credere che si diverta a manomettere strade e marciapiedi, ad obbligare  i pedoni a preoccuparsi della propria incolumità cercando alternative al proprio andare in giro, e a rendere più volgare, più arruffata, più capotica la città. Se davvero il pericolo esiste domandiamo cosa si aspetti ad eliminarlo. E’ circa un anno che ai campobassani viene detto che lo stabile del già Banco di Napoli è sotto monitoraggio per pericolo di crollo ed è circa un anno che non viene fatta alcuna opera o intervento di manutenzione che lo restituisca in sicurezza alla città. Una presa in giro? Uno scherzo? Un modo balzano di arredare il centro murattiano con opere naif non avendo altra scelta culturale per arredarlo con opere d’arte di qualità?  A conti fatti, ai mesi che passano inutilmente, leggere quella recinzione in plastica rossa in chiave naif pare davvero l’unica ragione per tenerla in vita, mancando ogni altra indicazione e mancando, soprattutto, una impalcatura, una ditta, operai che dimostrino  che siano in atto opportuni accorgimenti tecnici per rendere  quello stabile sicuro e restituire alla città l’uso debito dei marciapiedi che lo circondano. Niente di niente. Da circa un anno siamo spettatori inerti di un impedimento e di un pericolo incombenti in totale assenza di iniziative idonee ad eliminarli. Che ci sia qualcosa che non quadri in questo episodio tecnico/amministrativo, cioè che non tutto corrisponda alla logica della pubblica incolumità con quella recinzione in plastica rossa, lo si rileva dalla curiosa (?) circostanza che a ridosso della parete laterale del già Banco di Napoli ( lato Corso Bucci) è stato lasciato in attività lo storico chioschetto che “vende” pubblicazioni dell’editoria molisana per lo più: una isoletta di pregio culturale, di coraggio, di utilità sociale in un contesto di farragine urbanistica, di confusione e di anarchia amministrativa. Persistendo la recinzione, il cartello di pericolo di crollo e l’attività commerciale, c’è da tremare per coloro che sono stati lasciati in balia dell’alea del pericolo, e dei possibili avventori. In una città in cui è crollato (senza che venga resa nota la causa) il capannone di Via Gazzani, che in pericolo di crollo è lo stabile ex Cinema Ariston in Via Isernia, in una città  in cui stabili della qualità e dell’entità dell’ex Enpas in Via Petitti sono altrettanto lasciati all’erosione e al disfacimento nella piena e assoluta indifferenza degli enti territoriali, c’è poco da stare allegri. A meno che le recinzioni e i cartelli di pericolo di crollo non abbiano la sottesa missione di indicare metaforicamente il pericolo di crollo del modo e dei tempi di amministrare la città.

Di admin

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