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Il gioco dei nomi dei candidati a sindaco ha stufato. Parlassero di programmi (se li hanno)

Nell’elenco dei valvassori politici che nel centrosinistra e nel centrodestra in prevalenza, con propaggini nelle sedicenti liste civiche,  vanno arroventando il clima e il confronto politico a Campobasso in vista delle elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale e per la elezione diretta del sindaco, abbiamo omesso di proposito i 5 Stelle e i consiglieri che compongono il gruppo consiliare a Palazzo san Giorgio. L’esclusione (doverosa), è discesa dal fatto che quel movimento e quei consiglieri sono gli unici che nell’assemblea municipale non hanno trasferito condizionamenti, imposizioni, intromissioni da parte di soggetti esterni, siano essi senatori e deputati della Repubblica o del Parlamento Europeo, consiglieri, assessori e /o presidenti regionali che imponendo scelte, comportamenti, atteggiamenti e obiettivi spesso in contrasto con gli interessi della collettività campobassana, coi loro diktat, i loro interessi (politici e clientelari), le loro esigenze di visibilità e popolarità, hanno impazzato nei ranghi municipali e saccheggiato senza scrupoli gli spazi di autonomia che sarebbero dovuti essere propri e inalienabili dei consiglieri comunali, della giunta e del sindaco. La gazzarra sulle candidature a sindaco (Tramontano, Battista, Liberanome e gli altri nomi a seguire che si annunciano dal centrodestra disunito e dalle liste civiche) che continua imperterrita nei santuari di destra, di centro e di sinistra, vede i 5 Stelle estranei ma non indifferenti. Estranei, ai giochi e ai giochetti su chi porre a capo dell’amministrazione di Palazzo san Giorgio (tant’è che hanno scelto all’impronta, senza tentennamenti, il consigliere capogruppo Gravina); non in differenti al degrado morale che questo sistema di contrattazione sta accentuando in una città che ormai ha perso il ruolo direzionale che istituzionalmente  le competerebbe, riducendosi a un bacino elettorale privo di coscienza critica e analitica, pienamente sottomessa agli interessi (personali) di questo o quel consigliere o assessore regionale, di questo o quel partito. Pertanto, al di là della dimostrata intrusione politica nella vita amministrativa del capoluogo regionale da parte di personaggi  che di carismatico, di autorevolezza intellettuale, culturale e politica non hanno assolutamente niente, va dato atto ai 5 Stelle di aver svolto il ruolo di unici oppositori (credibili) a Palazzo san Giorgio, e di aver denunciato sistematicamente la rete degli interessi esterni alla città, che hanno impedito all’amministrazione e alla maggioranza di farsi valere nel rivendicare il diritto ad avere dalla Regione un ruolo di interlocuzione e di confronto permanente e, soprattutto, provvedimenti legislativi e finanziari  necessari a una città direzionale perché fosse attrezzata a corrispondere alle necessità di vita dei residenti e alle necessità di quanti sono costretti a raggiungere gli uffici regionali e gli uffici di tutti gli altri organismi che compongono la platea delle istituzioni statali, regionali, provinciali e locali, senza dimenticare il carico demografico della popolazione universitaria che a sua volta esige e reclama servizi e assistenza. Il silenzio assordante (ci si passi l’ossimoro) sulla mancata realizzazione della sede regionale unica, sulla inutilità della costosissima Metropolitana leggera, sul disastro funzionale del Terminal delle autocorriere, e sul biblico ritardo dell’appalto della tangenziale Nord sono la prova lampante della sudditanza del Comune alla Regione. Questa è la rappresentazione fotografica della situazione venutasi a creare a Campobasso a conclusione del quinquennio amministrativo di Antonio Battista e della sua problematica maggioranza di centrosinistra. Questa è la rappresentazione di una vigilia elettorale che deposita all’elettorato una città debole, destrutturata, modesta nell’essere e nell’apparire, priva di progettualità e di ambizioni. Come del resto si evince dall’assenza di un dibattito in cui siano i programmi l’oggetto del contendere e non la stereotipata corsa  alla poltrona del sindaco sotto l’egida di personaggi che sfrontatamente non nascondono, nemmeno per pudore, il loro dannoso dominio sulle sorti presenti e future della città (Roberto Ruta, Vittorino Facciolla, Vincenzo Niro, Vincenzo Cotugno, Fileo Di Sandro, Luigi Mazzuto, e le wagneriane valchirie Aida Romagnuolo e Filomena Calenda) . Abbiamo cercato il “dominus” dei 5 Stelle e però non lo abbiamo trovato. Questo finora sta facendo la differenza. Purtroppo, però, nel permanere in silenzio sul fronte dei programmi, anche i 5 Stelle non sono diversi dalle altre espressioni politiche. Povertà d’idee? Neghittosità?  Mali endemici e contagiosi.

Dardo

 

Di admin

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