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Alla Regione Molise Michele Iorio smonta il Documento economico finanziario redatto dalla giunta e invita il Consiglio regionale a riappropriarsi della propria competenza e a riprogrammare le risorse finanziarie

Quelle di Michele  Iorio pronunciate nell’aula consiliare di Palazzo D’Aimmo nel corso del dibattito sul Documento economico e finanziario (Def) sono parole che vanno raccolte e soppesate, tanto sono parse significative a sostegno di una nuova stagione politica e amministrativa fuori dal minimalismo, dal pauperismo e dal rigorismo di memoria fratturiana, in favore del cambiamento, della crescita economica e sociale e dello sviluppo collettivo. Critiche e contestazioni puntuali, circostanziate e debitamente vincolate  ai problemi che assillano il Molise e i molisani. Parole, con un destinatario preciso: il consiglio regionale (più che la presidenza e l’esecutivo di Palazzo Vitale). Al consiglio, chiamato a svolgere il ruolo che gli appartiene: la programmazione. Che, con Frattura prima e con Toma oggi,  è stata sottratta all’assemblea e lasciata “all’arbitrio” dell’esecutivo e della presidenza. Parole sacrosante, ad orecchie disabituate a sentirsele dire e ripetere. Il consiglio deve assumersi le responsabilità e i doveri che gli spettano per statuto. In sostanza Iorio, dai banchi della maggioranza, ha reclamato ciò che anche le opposizioni avrebbero dovuto reclamare: “Rimboccarsi le maniche e riprogrammare il già programmato”. Cioè, mettere in discussione ciò che la giunta ha propinato al consiglio e il consiglio ha supinamente accettato in materia di economia, assistenza, sviluppo, occupazione: ovvero, quasi niente. Come ha messo in risalto Iorio nel suo intervento indicando gli errori programmatici e funzionali del centrosinistra guidato da Frattura e, purtroppo, riassunti acriticamente e agnosticamente da Toma che, di fatto, col Def  ha riproposto la ricetta del rigorismo fine a se stesso, il ricorso ai tagli lineari dei capitoli più delicati relativi alla sanità, all’assistenza sociale, e agli investimenti. Andando al sodo, ha fatto appello al consiglio perché induca la presidenza regionale a riflettere e a considerare “il deserto lasciato al Molise, con la chiusura di Gam, Ittierre, Zuccherificio effetto della politica di questi ultimi tempi accompagnata dalla lentezza dei concordati” . Per il già presidente, sicuramente il più attrezzato politicamente, il più dotato di esperienza amministrativa, il più portato alla concretezza, il più convinto della necessità di rivedere il “Patto per il Molise” per recuperare risorse da destinare alle politiche sociali,  “il governo regionale dovrebbe dare una prospettiva futura alla popolazione molisana”. Ma lo spazio  creativo è nei recessi del cervello degli amministratori altrimenti, dopo aver svenduto a pezzi lo zuccherificio di Guglionesi, avrebbero preso in esame la possibilità di valorizzare quell’ampio sito industriale destinandolo a funzioni commerciali e/o industriali, esaltate dalle rete stradale e ferroviaria che lo attraversa. A mò d’esempio, prendendo in considerazione anche i 60mila metri quadrati  coperti della ex Ittierre di Pettoranello (altra industria fatta deperire per carenza di volontà e capacità politica), che la Regione sta lasciando all’insulto del tempo, ha fatto presente che a Pomigliano D’Arco Amazon ha allestito un centro di distruzione delle merci utilizzando 100mila metri quadrati lasciati liberi da industrie in crisi, con 3mila assunzioni. La creatività degli amministratori della Campania evidentemente non è nei recessi del loro cervello ma è viva è presente.  Agli smemorati che nel consiglio regionale pare siano maggioranza, Iorio ha inoltre ricordato l’esistenza di un progetto di rilancio del territorio e, di conseguenza, la necessità di riattivare il procedimento dell’Autostrada del Molise dichiarata opera di pubblico interesse a livello nazionale. Un attributo fondamentale che i “misirizzi” della Regione Molise preferiscono ignorare. Infatti preferiscono assecondare “fantasiosi progetti di una superstrada a 4 corsie che vedrà la luce forse tra 30 anni”.  E il consiglio regionale tace. Preferisce ipotizzare fantasiosi progetti di una superstrada a quattro corsie che vedrà la luce tra 30 anni, forse. Il Molise non sa guardare lontano. Nel 2003, quando hanno preso inizio l’idea e il progetto dell’autostrada, la classe politica molisana professava  ottimismo. A distanza di 16 anni, dopo alti e bassi, passi avanti e passi indietro, dentro e fuori, si è alla rinuncia dell’arteria che avrebbe collegato il versante tirrenico a quello adriatico, passando da Venafro, fino a Termoli. Il sigillo alla rinuncia  non poteva che metterlo il governo regionale di centrosinistra, rattrappito nella propria inadeguatezza politica e amministrativa, ma presuntuosamente e pretestuosamente velleitario, al quale vanno addebitati anche il sigillo della chiusura dello zuccherificio di Guglionesi, della Gam di Boiano, della  Ittierre di Pettoranello. Che il governo di centrodestra, però,  sta facendo di tutto per condividerne  la responsabilità. Meno Iorio che ai colleghi del consiglio regionale ha proposto di fare in modo che la legislatura in atto venga ricordata essere stata composta “da coloro che hanno fatto qualcosa per il Molise che vada oltre le transumanze”. Ironia a parte, è proprio così.

Dardo

Di admin

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