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Agli Agriturismo 250 posti a tavola! Gli albergatori e i ristoratori che pagano le tasse commossi ringraziano

Il turismo nel Molise è prevalentemente un argomento estivo. Lo trattano in tanti, quasi tutti: addetti e non addetti ai lavori. Ne esce fuori un campionario d’idee per lo più bislacche, che scaturiscono da chi dal turismo trae qualche vantaggio e ne vorrebbe trarne di più, da chi non avendo argomenti sceglie quello che gli consente di spaziare a campo libero senza la necessità di dimostrare di capirne qualcosa, da chi essendo uscito fuori le mura e avendo visto in giro (al mare o in montagna oppure ai laghi) gente che si diverte, ne racconta mirabilie. Il turismo è cultura, scienza, economia. Lo trattano gli esperti e le pubbliche istituzioni con l’ausilio degli esperti. Le Regioni hanno il diritto di programmarlo e il dovere di assecondarlo. Nel Molise la programmazione turistica è nulla (hanno cancellato gli Enti provinciali ma tengono in vita quale poltrona politica e remunerativa l’Azienda autonoma di soggiorno e turismo di Termoli); l’assecondamento è squisitamente clientelare. Non si fanno leggi per migliorare e sviluppare la ricettività; per creare personale turistico opportunamente aggiornato e formato; non si fanno verifiche, sopralluoghi, controlli agli alberghi, alle pensioni, ai B&B, agli agriturismo per garantire che agiscano nelle norme e corrispondano al turista ciò che il turista s’aspetta: cordialità, prezzi giusti, qualità. Niente di niente. L’anarchia è la cifra più alta e consolidata e dietro segue a ruota il clientelismo tradotto, appunto, nel dare qualche contributo economico, garantire il foraggiamento delle Pro Loco e dei Comitati che si occupano di sagre (dalla salciccia alla birra passando per i cavatelli) e delle feste patronali, sull’assunto che in tal modo si confermano le tradizioni e con esse l’interesse del turista. Che, però, va cercato col lanternino, a meno che non si vogliano intendere turisti coloro che si spostano da un paese all’altro per “gustare” i cibi, “bere” la birra, e “guardare” le tradizioni. Tant’è che a leggere i dati (quando sono disponibili) degli arrivi e della partenze in genere seguono deliqui e svenimenti per essere talmente miseri e deludenti. A proposito di clientelismo, quello messo in atto dal consiglio regionale nella seduta pomeridiana seguita a quella mattutina dedicata al Lavoro (?), ha dell’irraggiungibile e dell’imparagonabile. Essendo una seduta post/prandiale è probabile che i consiglieri che hanno approvato la proposta di legge d’iniziativa dei consiglieri Tedeschi, Micone, N. E. Romagnuolo, A. Romagnuolo, con all’oggetto “Modifica dell’art. 3 della legge regionale 7 giugno 2011, n. 9”, avessero abusato a tavola, creando qualche difetto alla digestione e l’abbassamento della lucidità mentale. La legge emendata si occupa di turismo, di agriturismo in particolare. Ebbene, il consiglio regionale post/prandiale ha ritenuto che andasse modificata “nella parte in cui prevede, per le attività di turismo rurale, che l’offerta di ristorazione non possa superare un massimo di 100 coperti”. Già cento posti nella sala per la ristorazione di un agriturismo è un’enormità se posta in relazione alla media dei posti letto degli agriturismo che sono tali e non il camuffamento di ristoranti in zone agricole. Figurarsi l’averli portati a 250! Un numero che nemmeno i migliori alberghi molisani riescono a sostenere pur avendo una ricettività di decine e decine di posti letto e una capacità organizzativa che consente di soddisfare una richiesta di tale portata numerica. I consiglieri regionali del Molise che hanno le orecchie tese e ricettive ai bisogni di chiunque li interpelli e li solleciti, alle richieste degli operatori degli agriturismo di aumentare la capacità delle loro sale perché gli sponsali, i battesimi, le cresime, le feste di laurea, l’addio al celibato ormai raccolgono numeri di partecipanti che superano abbondantemente il centinaio, non hanno saputo resistere. E’ così. Perché non c’è alcuna ragione verificabile e verificata che possa sostenere che un agriturismo vero, con caratteristiche vere e un’organizzazione adeguata al vero, abbia la necessità di arrivare ad avere 250 posti nella sala ristorazione se non per, l’appunto, corrispondere a una festa di matrimonio et similia. Il regalo comunque prevede qualche impegno: “l’offerta di ristorazione, fino ad un massimo di 250 coperti in atto di somministrazione, deve essere rispettosa delle normative vigenti in materia di sicurezza (Sic!), compatibile con le superficie dei locali (Sic!) ed essere basata su un’offerta gastronomica tipica (Sic!), preparata con l’utilizzazione di materie prime provenienti da produttori locali e aziende agricole regionali nella percentuale del 50%”. In questo modo è stata data la possibilità ai gestori del turismo rurale di utilizzare materie prime provenienti da aziende agricole regionali (dovrebbe essere utilizzata la materia prima prodotta in loco) nella percentuale del 50 per cento. Perché l’altro cinquanta per cento lo possono prendere al Supermercato, meglio se al banco dei surgelati! Gli albergatori, i ristoratori che pagano tasse diverse da quelle a carico degli agriturismo e che non hanno i vantaggi che hanno gli agriturismo, commossi ringraziano per la leale concorrenza. Soprattutto ringraziano i turisti (!!!). A cercarli.
Dardo

Di admin

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