Le api continuano a essere un pilastro indispensabile per l’equilibrio ambientale e per la produzione agricola, anche in Italia, dove molte colture — dai frutteti del Trentino agli agrumeti del Sud — dipendono in larga parte dall’impollinazione. Tuttavia, tra cambiamenti climatici, pesticidi e diffusione di parassiti, gli apicoltori si trovano sempre più spesso a fare i conti con la perdita di intere colonie. Tra le minacce più pericolose c’è il Varroa destructor, un acaro capace di compromettere un alveare nel giro di pochi mesi.
Ora, dalla ricerca italiana arriva una possibile svolta: un nuovo metodo sviluppato dall’Università di Padova promette di contrastare il parassita in modo più sostenibile, riducendo sensibilmente la necessità di trattamenti frequenti.
La ricerca italiana che punta su sostenibilità ed efficacia
Il progetto è stato coordinato da un gruppo di ricerca dell’Università di Padova con il contributo dell’azienda farmaceutica veneta Chemicals Laif e dell’Istituto di Chimica della Materia Condensata e di Tecnologie per l’Energia di Padova.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Drug Delivery Science and Technology, ha portato allo sviluppo di una tecnologia capace di mantenere più a lungo l’efficacia dei trattamenti contro il Varroa destructor, uno dei principali nemici dell’apicoltura mondiale.
L’obiettivo non era aumentare la potenza dei prodotti già utilizzati, ma renderli più duraturi nel tempo, limitando così il numero di interventi necessari negli alveari.
Come funziona il nuovo sistema anti-Varroa
Oli essenziali e silice per un rilascio graduale
Le pratiche di apicoltura biologica utilizzano spesso composti naturali, come gli oli essenziali, per contrastare il parassita. Il problema principale di queste sostanze è però la loro scarsa persistenza: per mantenere l’efficacia servono trattamenti ripetuti ogni pochi giorni.
Per superare questo limite, i ricercatori guidati da Simone Bernardotto, Margherita Morpurgo ed Erica Franceschinis hanno combinato gli oli essenziali con particolari polveri a base di silice.
Queste polveri sono in grado di trattenere le componenti grasse degli oli e rilasciarle progressivamente nel tempo, prolungando così l’azione del trattamento all’interno dell’alveare.
Test sul campo durati due anni
La sperimentazione non si è limitata ai laboratori. Il metodo è stato infatti testato direttamente negli apiari grazie a una collaborazione biennale con l’associazione di apicoltori padovani APaPad.
I risultati hanno mostrato che il sistema riesce a mantenere la stessa efficacia dei prodotti tradizionali, ma con una frequenza di applicazione nettamente inferiore.
Meno trattamenti per aiutare api e apicoltori
Secondo quanto spiegato da Simone Bernardotto, primo firmatario dello studio, le formulazioni attualmente disponibili richiedono interventi molto ravvicinati, generalmente ogni 7-10 giorni.
La nuova tecnologia sviluppata dal team padovano consente invece di estendere l’efficacia fino a circa 25 giorni.
«Non abbiamo aumentato l’efficacia rispetto ai prodotti esistenti, ma siamo riusciti a ottenere lo stesso risultato con un numero inferiore di trattamenti», ha spiegato il ricercatore.
Questo significa non solo una riduzione del lavoro per gli apicoltori, ma anche un minore impatto sugli alveari e una gestione più sostenibile delle colonie.
Cos’è il Varroa destructor e perché è così pericoloso
Il parassita che minaccia gli alveari di tutto il mondo
Originario dell’Asia, il Varroa destructor si è diffuso progressivamente in Europa, nelle Americhe e in numerose altre aree del pianeta, diventando una delle principali cause di mortalità delle api mellifere (Apis mellifera).
L’acaro si attacca sia alle api adulte sia alle larve, nutrendosi dei loro tessuti e indebolendole progressivamente.
Virus, infezioni e collasso delle colonie
Oltre al danno diretto, il parassita agisce come vettore di virus e infezioni che compromettono la salute dell’intera colonia. Le api colpite possono manifestare deformazioni, perdita dell’orientamento e difficoltà nel volo.
Nei casi più gravi, il risultato è il collasso totale dell’alveare nell’arco di uno o due anni.
Un passo avanti per la tutela della biodiversità
La salute delle api non riguarda soltanto il settore apistico. Dalla loro sopravvivenza dipende una parte rilevante della biodiversità e della produzione alimentare globale.
Per questo motivo, innovazioni come quella sviluppata dall’Università di Padova assumono un valore strategico anche per l’agricoltura italiana e per la sicurezza alimentare europea. Ridurre l’impatto dei parassiti con soluzioni più sostenibili potrebbe rappresentare un tassello importante nella protezione degli ecosistemi e nella salvaguardia degli impollinatori.

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