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Turismo in Molise, sedotto e abbandonato

di Giuseppe Saluppo

Nel Molise il turismo è naif. E’ un particolare modello del “fai da te”, senza capo né coda. Non a caso tutti parlano di turismo, fanno turismo, promuovono turismo: a vanvera la maggior parte, con qualche oggettività taluni, e poc’altri per viverci. L’accessibilità (assenza di autostrade, collegamenti ferroviari antidiluviani, non di meno quelli su gomma, scali aeroportuali lontani), la ricettività (alberghi e camping di scarso livello e qualità), il ristoro e il tempo libero (modesti, se non artefatti), la circolazione interna (problematica), il sistema dell’informazione e dell’accompagnamento (agenzie di viaggi e guide turistiche inesistenti), formano un rendiconto della realtà molisana senz’appello. Non è piacevole prenderne atto, convincersi che chi osserva il Molise da fuori vede una piccola regione statisticamente in coda ad ogni sorta di rilevamento, e in questo contesto deprimente un velleitarismo che non avendo basi concrete su cui poggiare, ricorre agli stereotipi, tra cui il più abusato è lo stereotipo di un immaginario Molise turistico. Dimenticando che la Regione non ha un assessore al turismo, perché non ha una legge quadro di settore, perché ha eliminato gli Enti Provinciali per il Turismo, perché non valorizza le Pro/loco, perché non disciplina le Agenzie di Viaggi, perché non cura l’elenco delle guide turistiche, perché non produce una pubblicistica turistica. Pur disponendo di catene montuose, di stupende zone collinari, di una breve (36 chilometri) costa adriatica, di piccole ma fertili pianure, di laghi naturali e artificiali, di corsi d’acqua a carattere fluviale e torrentizi, di paesaggi inediti, di ambienti naturali per buona parte salvaguardati dalle brutture dell’uomo e della speculazione, di impareggiabili reperti archeologici, di percorsi tratturali, di tradizioni popolari ultracentenarie (una per tutte: la Sagra dei Misteri), di folklore, di artigianato artistico, di gastronomia tipica, di prodotti agroalimentari di nicchia, bene, pur disponendo di questo variegato patrimonio naturale, ambientale e culturale, andando a leggere gli arrivi, le partenze e il soggiorno dei turisti, c’è da rimanere allibiti per la pochezza dei dati. Condannati ad essere perennemente ciò che siamo: una qualunquistica accozzaglia di beni, di gente, di risorse.

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. E’ semplicemente vergognoso che fiori all’occhiello quali l’Abbazia di Castel San Vincenzo, Altilia, Pietrabbondante, i castelli di Monteroduni e di Pescolanciano, Campitello di Sepino vivano all’ombra dei loro “colleghi” italiani di pari bellezza e spessore storico-artistico. Non si è fatto un passo in avanti verso la loro fuoriuscita dall’anonimato perché NON LO SI E’ VOLUTO FARE!

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