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Come se il treno non dovesse più tornare

di Giuseppe Saluppo

Il Molise subisce da troppo tempo, una situazione di isolamento territoriale che non ci stanchiamo di denunciare. Sì perché al giorno d’oggi, l’isolamento non è solo dato da confini geografici poco favorevoli, ma anche dai trasporti non adeguati. Il trasporto su rotaia amplifica questa differenza, dividendo i territori fra quelli ad alta velocità e quelli a bassa velocità e, neanche a dirlo, il Molise ricade nella seconda categoria. É normale che al giorno d’oggi un treno che parte da Campobasso ci metta oltre 3 ore di tempo per arrivare a Roma? Contro le 3 ore circa di un Milano Roma? E certo che poi i territori si impoveriscono, nessuno investe in una regione a bassa velocità. Torniamo sull’argomento dei trasporti ferroviari, a seguito della pubblicazione del nuovo Rapporto “Pendolaria” di Legambiente che ha posto, proprio, il Molise, tra le regioni più disastrate. Non c’è un collegamento diretto con la costa e quello per Roma sconta un’arretratezza infrastrutturale da terzo mondo con le stazioni abbandonate e consegnate all’incuria. Come se il treno non dovesse più tornare. La Regione Molise, dal 2006 al 2016 ha impegnato proprie risorse per le ferrovie pari a zero euro. I treni hanno una media di 17 anni ma ben il 77% dei 22 mezzi a disposizione della rete molisana superano i venti anni di vita. Eppure, con il contratto di programma, il contratto cioè che lega l’azienda ferroviaria alla Committenza pubblica (la Regione), e con il quale vengono impegnate risorse finanziarie pubbliche pari 24 milioni di euro l’anno, a fronte di due milioni di chilometri effettuati, bisognerebbe arrivare ad una seria valutazione. Perchè, l’investimento ferroviario  va valutato principalmente sulla base dei costi-benefici e non sulla base di ritorni finanziari aziendali che non provengono dal mercato ma da risorse finanziarie pubbliche. A livello regionale, interessa a qualcuno? Ma non sono molisani i tanti che sui quei treni viaggiano nel peggiore dei modi per lavoro, studio o, sempre più numerosi, per andare a trovare i propri figli fuori regione? Che male hanno, abbiamo, fatto? Ma poiché, come scriveva Ennio Flaiano, in Italia “non c’è nulla di più definitivo del provvisorio”, tutti hanno fatto come se il treno non dovesse più tornare.

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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2 commenti

  1. Evidentemente non solo non interessano i disagi dei molisani ma anche il turismo slow cioè quello che si sposta sui binari volendo anche conoscere oltre che le bellezze naturali e i monumenti anche un viaggio condiviso con la gente del luogo capirne lo spirito e il linguaggio. Quindi non un turismo mordi e fuggi ma un turismo che crea legami con l’ambiente alla ricerca di elementi da cui abbia origine la voglia di tornare.

  2. Donatella e Dario Autieri

    Il nostro attuale assessore ai trasporti e’ più sordo di chi lo ha preceduto. E noi dovremmo fare le barricate per difendere QUESTA autonomia??

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