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Trame e dintorni

Di Marco Saluppo

 

Leggo e rileggo interventi di politici, anche navigati ed esperti, che parlano di futuro, di buona amministrazione, di saper amministrare, di dietrologie politiche, di trame oscure. Più leggo questi interventi e più mi chiedo: ma la coerenza e la dignità politica di queste persone dove è finita?
Alla luce di ciò la mistificazione della realtà è diventata pane quotidiano e il gettare fumo negli occhi, sport nazionale. Credendo di aver a che fare con smemorati che hanno rimosso ciò che è accaduto ieri, pontificano sul domani, cercando di riproporsi come il nuovo. Nuovo, il termine più in voga del momento, oggigiorno la maggior parte dei politici si classifica come tale, anche chi ha imperato per anni producendo più danni che altro. Ma veramente il nuovo, in politica e non solo, può essere meglio del vecchio? Nel caso in cui il nuovo porti veramente una spinta propulsiva di idee fatta seguire da azioni concrete, si, ma in caso contrario produce solamente danni, peggio del vecchio. Basti pensare a ciò che è stato fatto, dal vecchio, durante gli anni della prima repubblica, sicuramente con metodi a volte poco ortodossi, e a ciò che è stato fatto nell’ultimo ventennio. Il paragone obiettivamente è impari. È impari non per problemi di natura economica e/o sociale, ma solamente per mancanza di capacità amministrativa, che ha contraddistinto i politici che si sono susseguiti negli ultimi vent’anni. Una classe politica che ha raso al suolo gran parte del nostro sistema produttivo, poiché incapace di guardare al futuro ed in esso trovare la spinta propulsiva per cercare di riconvertire aziende oramai decotte. Ed invece al posto di guardare avanti in un’ottica di riconversione, tesa a salvaguardare i posti di lavoro, si è preferito percorrere la strada del sovrafinaziamento e dell’indebitamento esasperato, cosa che ha portato al collasso, le già disastrate, casse pubbliche. Di esempi ce ne sono a centinaia, ma quello più eclatante e che riguarda la mia regione è senza dubbio la chiusura del polo saccarifero di Termoli. Infatti la crisi che ha portato alla drammatica chiusura dello Zuccherificio non è storia recente, in quanto era ben chiara già dal 2011. Annus horribilis per lo Zuccherificio, investito da polemiche riguardanti la poco chiara composizione societaria, che ebbe risalto anche sugli organi di stampa nazionali. Infatti la Regione Molise, guidata allora da Michele Iorio, aveva una quota pari al 60% della società mista pubblico/privata che gestiva lo zuccherificio, mentre il socio privato, 37% delle quote, era la G&B Investments Spa, interamente controllata da una società anonima, la P.F.P con sede in Lussemburgo, riconducibile a Remo Perna, fratello del più famoso Tonino storico patron di Ittierre. Quindi non proprio il massimo della trasparenza amministrativa. Ma tornando allo Zuccherificio, quest’ultimo era gestito, quasi in esclusiva, dal socio privato, infatti la Regione Molise, nonostante fosse socio di maggioranza, convertì le proprie azioni in privilegiate, di fatto lasciando la gestione dell’azienda totalmente nelle mani della G&B Investments. Ma naturalmente la Regione continuò a sovrafinanziare lo Zuccherificio, investendo più di cinquanta milioni di euro di denaro pubblico, senza però entrare in alcun modo nelle scelte aziendali e gestionali, lasciando a Perna carta bianca. Nonostante il forte impiego di capitali pubblici, l’azienda chiuse il bilancio 2011 con circa 14 mln di euro di passivo. Ed infatti nel 2012 la procura di Campobasso avviò un’indagine tesa a verificare la correttezza di tali investimenti. Così si aprì un contenzioso giudiziario, e non solo, che portò lo Zuccherificio del Molise, e i suoi 120 dipendenti, sull’orlo del baratro, portandolo poi alla chiusura definitiva, passando per una grottesca “gestione” Volpe Pasini, che finì per mettere la pietra tombale sull’industria saccarifera molisana. Chiaro esempio di negligenza politica, che al posto di percorrere la strada della riconversione industriale, così come avvenuto ad esempio in Germania all’interno dell’ex bacino minerario della Ruhr, si è mantenuta la strada fallimentare della rendita di potere. Dunque mala politica, cattiva (per non dire pessima) gestione dei fondi pubblici. Il tutto a discapito dei cittadini. Ed oggi si grida al complotto, si vaneggiano segrete stanze tentando così di rifarsi una verginità, dopo aver portato noi tutti sull’orlo del baratro. Ma giustamente la creatività è stata sempre il punto forte, basti solamente pensare alla creatività con la quale si gestivano le risorse pubbliche, distruggendo così tutto ciò che era stato costruito con sapiente mano negli anni della prima repubblica. Da osservatore e studioso non mi meraviglio di questi comportamenti, poiché pur di non restare senza poltrona si arriva anche a livelli così bassi di dialettica politica, si arriva perfino a teorizzare complotti e delitti pur di provare, per l’ennesima volta, a speculare sulla pelle dei cittadini. Quando si è stati già sonoramente bocciati nelle urne, beh si dovrebbe avere la dignità di farsi da parte, ma purtroppo la fame di potere non si placa mai. Ma i cittadini immaginano un orizzonte diverso dal trapassato remoto, perché non dimenticano i colpevoli dello sfascio, non dimenticano chi ci ha portato sull’orlo del baratro, distruggendo il sogno di un’intera generazione.

Di Giuseppe Saluppo

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