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Strade impossibili, impossibile lo sviluppo

Il problema infrastrutturale in Molise sta superando ogni limite. Lo ha ribadito, per l’ennesima volta il sindaco di Limosano che, dopo la manifestazione dei cittadini, non ha riscontrato nessun passo concreto per risolvere il problema della chiusura di un tratto di strada che isola Limosano, Sant’Angelo Limosano e San Biase.  Eppure, la rinuncia all’Autostrada del Molise, fatta dalla precedente Giunta regionale, avrebbe dovuto far convogliare i soldi in cassa al miglioramento della rete viaria interna. Oggi, però, non ci sono in essere i lavori per l’autostrada e né quelli per le strade interne. Con una noncuranza del futuro del territorio e delle necessità di collegamento con le metropoli italiane e alla rete autostradale nazionale davvero straordinaria. E, così,  frane, smottamenti, cedimenti, ponti e cavalcavia non collaudati. Nessun intervento infrastrutturale di rilievo nell’area che va dal Matese alle Piane di Larino; nessun finanziamento per completare il tratto da Sant’Elia a Pianisi alla Fondovalle del Tappino, né la variante di Bonefro o per altri tratti alternativi alla Bifernina capaci di collegare il Medio Molise, l’Alta Daunia ed il Sannio Beneventano alle Piane di Larino e all’Autostrada A14. La statale per Foggia è oggetto di un annoso movimento franoso in agro di Pietracatella  ma al momento non risultano finanziamenti certi per delocalizzare a valle i 3 Km di tracciato . Senza parlare delle tante, troppe strade interne provinciali ridotte assai male in un territorio isolato e alle prese con un forte calo demografico. Mentre il Molise attende di uscire fuori da disattenzioni, ritardi e atti di programmazione poco oculati

Di admin

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4 commenti

  1. Se nel mondo attuale con internet si può avere ” il mondo in casa” nella realtà quotidiana le infrastrutture sono il motore dell’economia della sanità e di tutto ciò che serve sia per vivere che per produrre ed esportare , chi non ha infrastrutture efficienti è e sarà destinato alla marginalità economica e allo spopolamento. Anche i nostri avi dicevano ” le montagne stanno ferme ma la gente cammina” perciò questa non è una scoperta

  2. Annamaria Tersiani

    Siamo oltre ogni limite della più fervida immaginazione. Tutto e’ vergognosamente fermo in questo microbo di regione, e chi dovrebbe avere le competenze e l’intraprendenza giuste a risolvere i problemi non le ha, anche se dice di averle…

  3. Io lavoro nel settore delle spedizioni internazionali e vi posso assicurare, senza alcun timore di smentita, che se un territorio non ha strade adeguate, non cresce. Quindi? Quindi non esporta, non importa, non attrae investimenti. La movimentazione delle merci è il primo segno della salute di un’economia, e quindi del benessere generale dei suoi abitanti. Nel Centro-Nord andiamo a caricare containers in zone montane iperasfaltate, con sempre una fondovalle che le colleghi al resto dei centri abitati. Quando scendiamo sotto Ancona, abbiamo maggiorazioni di prezzo per “zone disagiate”. Riflettete gente, riflettete…

    • Cara Mara, anch’io per un po’ mi sono mosso nel mondo dei trasporti e non posso che darle ragione. Non è che dobbiamo spostare i paesi montani o che nascono in zone impervie, ma semplicemente creare quel tessuto viario che ne consenta il facile raggiungimento. Ecco allora che far sorgere una impresa manifatturiera ad Agnone piuttosto che a Palata non è aleatorio.
      Capisco il discorso di “area disagiata”, mi ricordo i listini dei consolidatori per ogni singola regione italiana. I prezzi di ritiro dal Molise, dalla Sicilia e dalla Calabria erano i più alti. C’erano addirittura consolidatori che non inserivano neanche le relative tariffe e scrivevano: su richiesta. C’è tanto su cui riflettere…

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