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Sono le commissioni consiliari regionali il motore legislativo della Regione.  Contraltare politico all’inedia della giunta

Per fortuna, sono le commissioni consiliari permanenti alla Regione Molise a dare segnali di vitalità, altrimenti dovremmo raccontare solo di una giunta che naviga a vista, costretta ad occuparsi del contingente e non delle prospettive di crescita e di sviluppo né di rompere la spirale della crisi. Passano i mesi dall’insediamento di questo sedicente centrodestra ma niente è cambiato rispetto al centrosinistra che gli elettori, a conclusione del mandato quinquennale di governo, hanno sonoramente bocciato. D’altronde, molti uomini che oggi si professano di destra appena ieri si professavano di sinistra. Probabilmente, il processo di decantazione dai veleni ingurgitati alla corte del già presidente Frattura non è stata risolta, né c’è interesse a risolverla se tra le missioni da compiere e da svolgere in prosecuzione del passato, sussiste l’interesse a non rimuovere  le maggiori scelte programmatiche in agricoltura e nella sanità. In agricoltura il bello e cattivo tempo l’ha fatto Vittorino Facciolla, sopravvissuto alla deflagrazione del Pd, e nelle vesti di consigliere di opposizione (?) fa buona guardia alle cose fatte e a quelle programmate da fare. Difatti, Nicola Cavaliere che lo ha surrogato, ancora non muove foglia che Facciolla non voglia. Identico il giudizio sulla sanità gestita dal già presidente Frattura anche in veste di commissario ad acta, lasciata in eredità al presidente Toma. Che continua a strepitare per la mancata investitura a commissario da parte del ministero della Sanità vedendosi limitata l’autorità e la possibilità di assicurare ai poteri che lo pressano e gli suggeriscono di mantenere com’è la programmazione sanitaria e il trasferimento delle eccellenze medico/scientifiche dalla precarietà  dell’apparato sanitario pubblico alle certezze dell’apparato sanitario  privato.  Il lavoro ancora da compiere contempla ulteriori tagli al pubblico (troppi gli ospedali e male in arnese) e altre concessioni al privato (in ottima salute). Una giunta che annovera il vecchio (gli assessori Niro e Cavaliere e il sottosegretario Pallante) contrabbandandolo per nuovo, non ha credito sufficiente né capacità per modificare l’esistente e per aprire un nuovo orizzonte alle potenzialità sociali, imprenditoriali e produttive del Molise. Naviga a vista. Giorno dietro giorno, problema dietro problema, condizionamento dietro condizionamento.  Per fortuna, sono le commissioni a creare un barlume di speranza affinché  nel deserto d’idee e di progettualità possa nascere qualcosa di nuovo, e il consiglio regionale  possa finalmente legiferare su argomenti di prospettiva  col raziocinio tipico della buona e sana amministrazione. Che ciò possa accadere, dipende dall’esito della proposta di legge di iniziativa dei consiglieri regionali Scarabeo, Di Lucente, Cefaratti, Calenda, Micone, Matteo, Pallante, Scuncio, Facciolla, Fanelli, Tedeschi, Nico Romagnuolo, D’Egidio e Aida Romagnuolo per la  “Istituzione del Parco Archeologico Storico Naturale del sito di San Vincenzo al Volturno” e dall’esito delle proposte di legge d’iniziativa dei consiglieri regionali Di Lucente e Micone per la ”Modifiche alla legge regionale 12 luglio 2002 (norme in materia di attività alla produzione di servizi per l’ospitalità. Bed & Breakfast)”, e dei consiglieri Primiani, Manzo, Nola, De Chirico, Fontana e Greco per  la ”Disciplina delle Associazioni Pro Loco”. Tre proposte convergenti sulla opportunità di valorizzare gli aspetti storici, documentali, culturali e turistici del Molise da aggiungere alla avvenuta istituzione del Parco naturale del Matese che però alla Regione Molise non trova il necessario entusiasmo e la necessaria convinzione per andare oltre, alla concreta delimitazione del Parco e alla sua regolamentazione. Una proposta di legge in tal senso è stata parcheggiata dai consiglieri Pd Facciolla e Fanelli e merita di essere presa in esame.  Di minore impatto comunicativo, ma indicativa di una apprezzabile vivacità d’iniziativa, è la proposta relativa alle diposizioni per la qualificazione dei prelievi d’acqua per uso irriguo, presentata dal Nico Romagnuolo, Antonio Tedeschi, Armandino D’Egidio, Valerio Fontana e Fabio De Chirico. Nella relazione di accompagnamento è stato messo in evidenza che mancano una compiuta disciplina della risorsa idrica e una normativa che affronti il tema della quantificazione e della misurazione dei prelievi idrici secondo “i principi e le disposizioni espresse nel decreto del ministero delle Politiche agricole del 31 luglio 2015 (approvazione delle linee guida per la regolamentazione da parte delle Regioni delle modalità di quantificazione dei volumi idrici ad uso irriguo)”. La proposta quindi fa propri i criteri e i principi espressi nel decreto ministeriale, e ne “demanda l’attuazione ad un regolamento regionale che meglio può dettagliare gli aspetti tecnici”. Un briciolo di attenzione in più sulla discussa questione che riguarda l’uso e l’abuso che si fanno del patrimonio idrico regionale certamente non guasta. In attesa che si faccia chiarezza sulle dighe artificiali (Guardiaregia, Liscione, Occhito, Civitanova), sulla cessione d’acqua potabile e irrigua alla Puglia, al Lazio e alla Campania, e sulle decine e decine di concessioni per l’installazione di centraline idroelettriche lungo i corsi d’acqua e le condotte di adduzione (business occulto).

Dardo

 

Di admin

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Un Commento

  1. Ma se al cosiddetto “attivismo ” delle commissioni (A pagamento) non fanno seguito aula e giunta , che ne sarà dei progetti? Molto spesso le soluzioni hanno carattere di urgenza per i territori, non vorrei che all’approdo le soluzioni proposte risultassero già superate…..

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