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“Una solidarietà senza regole”

Carissimo direttore,

Ho letto che l’accoglienza dei migranti sta prendendo una piega preoccupante nel capoluogo perché sta degenerando in prostituzione (maschile e femminile) e in spaccio di sostanze stupefacenti.

Questo apre lo spunto ad un’infinità di riflessioni. Io ne farò solo alcune.

E’ fuori discussione iche, negli ultimi tempi, si è partiti dalla migrazione di gente che scappava da zone di guerra a quella di chi semplicemente scappa dalla miseria. Credo, tuttavia, che sia fuori discussione anche questo aspetto: non si può emigrare in eterno, non si possono rendere disabitate intere regioni del mondo per popolarne delle altre, con il serio rischio di sfociare nel fenomeno dell’iper-affollamento. Se poi aggiungiamo che gente appartenente alla cultura musulmana ha, per tradizione (e non di rado anche per motivazioni religiose), quella di essere prolifica, abbiamo completato un quadro esteticamente poco valido.

Spesso si ama parlare per sentito dire o con scarsa cognizione di causa, o semplicemente lasciandosi prendere dall’emozione del momento, e allora si dice che anche noi italiani siamo stati dei migranti: certo, non siamo qui per negarlo, ma se il nostro fenomeno migratorio non si fosse arrestato, quali provvedimenti avrebbero preso nei nostri confronti Paesi come gli Stati Uniti, il Canada, la Germania, il Belgio? Dopo un periodo di dura crisi, l’Italia è riuscita a camminare sulle sue gambe. Non che il fenomeno si sia estinto, ma ai giorni nostri si è notevolmente ridimensionato e ha risvolti totalmente diversi. Non stiamo ad esaminare questi ultimi perché sarebbe troppo lungo. Desidero sottolineare, invece, che grazie ad un’azione congiunta di tutte le forze sociali, a sacrifici, inventiva, provvedimenti governativi e tanto altro, l’Italia ha raggiunto un livello di autonomia socio-economica che le consente di non essere più il pezzente di turno. Ecco, perché i Paesi da cui scappano quelle persone non dovrebbero raggiungere questa autonomia? Perché non la si fa finita con un assistenzialismo fine a se stesso e non si dà spazio ad azioni diplomatiche, di interscambio economico, di sinergia fra le parti, che stabiliscano lì e non qui le basi della rinascita?

Non è facile, ma neanche impossibile, perciò contesto tutti coloro che continuano a parlare di accoglienza in modo indistinto, non pensando al fatto che non si aiutano quelle persone come in realtà andrebbero aiutate, e non riflettendo sui risvolti negativi che la loro prolungata presenza nelle nostre città senza fare nulla possa sfociare in azioni delinquenziali come quelle che sembra stiano interessando Campobasso.

Con la scusa della sovranità dei Paesi, la comunità internazionale se ne sta infischiando delle dittature presenti in quei Paesi, che sono la prima vera causa di questi flussi migratori. Eppure da lì bisogna partire.

L’accoglienza, inoltre, la si sta gestendo male, perché spesso i centri effettuano scarsi controlli, ed ecco trovarti per strada colui che spaccia, che si prostituisce o che chiede l’elemosina. Molti di loro vengono anche da contesti in cui questi gesti possono quasi sembrare normali, invece quello che va fatto, se non altro finché permangono nella nostra terra, è fargli da subito percepire che da noi ci sono delle regole ben precise, che vanno rispettate senza se e senza ma. Venendo a latitare questo aspetto, è consequenziale che taluni di loro utilizzino le nostre città come zone in cui delinquere.

Campobasso è già molto disattenta verso i suoi problemi endemici, figuriamoci se può risultare capace di prestare attenzione ad un macro-fenomeno come questo.

E’ per questo che i controlli vanno fatti a tappeto, le sanzioni applicate senza deroghe, e soprattutto che i flussi vanno decisamente ridimensionati.

Ci troviamo sopra un campo minato e continuiamo a danzarci sopra.

Cordiali saluti

Mariachiara Amodio Gironi

Di Giuseppe Saluppo

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17 commenti

  1. Sposo tutta la linea. Purtroppo, spesso ci si riempie la bocca di affermazioni inutili. parlando di accoglienza a oltranza e non pensando alle sue conseguenze. Ne volete sapere una? Dopo la retata della Polizia alla stazione centrale di Milano, tutto è tornato come prima: persone di colore che bivaccano nei parchetti adiacenti e che se non viste, fanno dell’altro. Questa sarebbe l’accoglienza? Questo significa essere solidali con il prossimo? Se vogliamo dire questo, possiamo anche dire che io non sto scrivendo ma sto cantando: immergiamoci in quel relativismo concettuale che sta portando il nostro Occidente verso un vicolo cieco. Non può andare avanti così, in primis perché alle cancrene già presenti nelle nostre città se ne aggiungono delle altre, in secondo luogo perché questa gente deve avere la possibilità di riscattarsi nella terra natia. Le si deve far comprendere che la soluzione non è scappare, ma costruire. Non è per nulla semplice, ma non è neanche un ostacolo insormontabile. Il primo fondamento che deve portare ad una rivoluzione del genere è la CULTURA: devono proliferare le scuole, anche e forse soprattutto grazie al contributo di noi occidentali: con l’istruzione si possono appropriare di una diversa visione della vita, fatta non più di assistenzialismo, ma di autonomia, che all’inizio potrà essere parziale, ma con il tempo è sicuramente destinata a diventare totale. Si rifletta su questo, anziché pensare di tacitarsi la coscienza con qualche pacca sulla spalla e qualche piatto caldo.

  2. E’ poco piacevole vedere queste persone girovagare senza meta nell’attesa del sospirato permesso di soggiorno piuttosto che di espatrio verso i Paesi del Nord Europa, che sono il loro vero obiettivo. Se questo permesso arriva, tutti trovano un’occupazione nel nostro Paese, per quanto umile e rigettata da noi italiani? Se non arriva, siamo sicuri che tutti vengono rimpatriati? I nostri nonni e bisnonni si recavano in America con il nastro attaccato a valigie di cartone e, una volta lì, si davano da fare a svolgere qualunque tipo di lavoro, anche perché di varie professioni c’era bisogno, il mercato non era ancora saturo. Queste persone, al contrario, vengono in zone in cui il mercato e’ quasi completamente saturo, al massimo possono svolgere lavori di poco conto ed occasionali. Non credo che si possa parlare di riscatto per loro se le cose stanno in questi termini. E’ per questo che, aiutati anche dalla comunità internazionale, devono trovare gli strumenti di un cambiamento di passo all’interno dei loro Paesi, devono essere capaci di creare strutture democratiche che facciano funzionare la macchina statale e non creino forti differenze sociali. Gli va insegnato come si fa? Glielo insegneremo, ma non possiamo continuare a credere, con la lacrimuccia al viso, che aiutarli significhi dargli un ricovero in un hotel dismesso e poi lasciarli bighellonare dalla mattina alla sera.

  3. Molti di loro hanno preso la piega di emigrare perché pensano di trovare l’El Dorado dall’altra parte del mondo. E’ diventata l’abitudine di chi non ci prova neanche a cambiare le cose nel proprio Paese. I centri di accoglienza sono saturi, le forze di polizia non sempre sono presenti laddove dovrebbero esserlo, ed ecco i risultati. Quando vedo scendere dall’ex hotel Eden o dalla Mensa degli Angeli immigrati che non si sa che cosa vengano a fare in centro, mi viene lo sconforto. Poi leggi che due fratelli italiani vivono in una stalla, assistiti solo dalla parrocchia e da qualche persona di buona volontà. Nel frattempo, nelle graduatorie per le assegnazioni delle case popolari passano per prime famiglie marocchine piuttosto che algerine perché hanno imparato la lezione: hanno vari figli a carico. Tutto questo lo dico non con il mal di pancia, ma per averlo toccato con mano. C’è una parte dell’Italia che sta ancora male -per quanto Gentiloni e la Cgia di Mestre parlino di “ripresa”: guardatevi intorno, non c’è bisogno di andare nelle grandi città. Le forme di povertà attanagliano più di una famiglia della nostra regione. E’ povero l’ex dipendente dello zuccherificio, e’ povero l’ex dipendente dell’Ittierre, e’ povero il vicino di casa continuamente precario, e’ povero il figlio dell’amico che si accontenta di lavoretti nell’attesa di fare quello per cui ha studiato. Lo Stato dov’è in tutto questo? Da uno che il volontariato lo mastica.

    • Signor D’Amico, lei ha colto nel segno la questione. Noi italiani siamo molto bravi a guardare MOLTO oltre i nostri confini per cercare la persona da aiutare, facendo finta di non vedere le varie forme di miseria che ci circondano, e i nomi di chi le vive in prima persona non sono Mohammed, Shrini o esotismi di questo tipo, bensì Giovanni, Maria e via discorrendo. Anch’io faccio volontariato, ed anch’io ho potuto constatare le grosse storture che un buon numero di assistenti sociali stanno creando con i loro criteri immotivati di redazione di certe graduatorie. Non ho nessun problema a dirlo: ho mollato una di queste associazioni quando ho visto che determinate assegnazioni continuavano ad essere date ad una signora col velo in testa piuttosto che a uno che si chiamava Mustafa, mettendo in lista d’attesa un certo Paolo, perito informatico, a spasso da cinque anni. A tutto c’è un limite!!!

  4. Giandomenico Cacciapuoti

    Ci sono gravi mancanze nella gestione dei flussi. In primis, nel fatto che vengono accolti tutti, sic et simpliciter, e che l’Italia non riesce o non vuole mettere i paletti come si è fatto altrove. In secondo luogo, nel processo dei controlli: spesso molto blandi, portano i migranti a bivaccare in questa o quest’altra zona della città e a “darsi da fare” per sbarcare il lunario. Si sta procedendo in modo alquanto approssimativo, e soprattutto, con tutte queste porte aperte, si sta lanciando il messaggio secondo il quale da noi c’è posto. Poi, come è stato giustamente osservato, non è che costoro debbano sempre camminare con le stampelle: prima o poi vorranno cercare gli strumenti del loro riscatto nel posto in cui sono nati, no?

  5. Con il buonismo -spesso solo a parole, mai in prima persona- non si va da nessuna parte. Questa gestione e’ semplicemente fallimentare e, come e’ stato osservato, non si può continuare a mettere in seconda posizione l’italiano rispetto al pakistano o al tunisino. Non ha senso, non è equo, non è produttivo per una società.

  6. Come spesso accade in Italia, il fenomeno è stato ampiamente sottovalutato, si è solo agito sulla base dell’emergenza da fronteggiare o dell’emozione da gestire sul momento, ed ecco i risultati. Non possiamo accoglierli all’infinito, né tantomeno pensare che non ci siano soluzioni alle situazioni problematiche dei loro Paesi. Se le diplomazie internazionali si muovono congiuntamente ed in modo deciso, qualcosa si può fare. In molti di loro pensano che da noi tutto e’ diverso, addirittura più di uno si permette anche di scegliere dove andare, il Nord Europa (e questo indigna non poco: ma come, scappano da situazioni disastrose e vogliono anche scegliersi la meta?), vengono qui e cominciano a non fare nulla, attendendo il permesso di soggiorno. Si può ritenere valido questo metodo di accoglienza? In più, un certo numero di loro, di religione musulmana, si porta dietro figli su figli o ne fa una volta sbarcato (ed anche qui l’indignazione nasce spontanea), nel tentativo idiota di “colonizzare gli infedeli”, per riprendere le loro deliranti affermazioni. Non capisco perché l’Europa in generale e l’Italia in particolare provino così tanto imbarazzo nei confronti di temi come la regolazione del flusso migratorio, l’istituzione di regole ben precise, l’applicazione di sanzioni. Con questo dubbio, posso solo concludere dicendo che sono molto contento che lo “Ius Soli” non sia stato votato, e mi auguro che non lo sia mai. Non basta essere nato in un posto o avervi frequentato le scuole elementari per prenderne la nazionalità. Si aggiungerebbe confusione a quella già esistente.

  7. Alberto Mastrocola

    In effetti si sta assistendo ad un’allegra gestione, tra gente che si riempie la bocca della parola ‘accoglienza’ senza scendere in trincea, istituzioni che non pensano ai contraccolpi sociali che tali flussi indiscriminati possono portare alle nostre città e alla nostra cultura, comunità internazionale che se ne infischia se Italia e Grecia devono interfacciarsi con il numero maggiore di sbarchi. Tutto questo non può e non deve continuare, e la si faccia finita con ribaltamenti concettuali e critiche ipocrite a chi vuole razionalizzare il fenomeno!

  8. Anch’io, come il signor Autieri, mi rallegro del fatto che la legge sullo Ius Soli non sia passata, e spero ardentemente che non passi mai. Qui non si tratta di avere un orientamento politico piuttosto che un altro, si tratta semplicemente di avere buon senso. Non si può dare la cittadinanza sic et simpliciter a chi è solo nato nel nostro Paese, ma poi non ne condivide la cultura, le tradizioni, le leggi, anzi si isola nelle sue comunità di simili. Ditemi voi se si può considerare campobassano uno che è stato semplicemente concepito al Cardarelli, ma poi si chiama Ahmed, ha la mamma che indossa il velo e che non può lavorare perché non le viene concesso, ha come amici un certo Mohammed piuttosto che Shabaz, e si reca periodicamente in un centro di culto dove si predica il Corano! Infine, di episodi criminosi causati dai migranti comincia ad essere pullulato anche il nostro Molise. Vedi quel nigeriano che ha tentato di derubare il campobassano che voleva appartarsi con lui: da condannare entrambi, ma si sarebbe potuto evitare se la gente non fosse lasciata a bivaccare nei centri d’accoglienza.

  9. Maria Diletta Benincasa

    C’è davvero tanto da rivedere nel processo di accoglienza. I migranti non possono pensare che da noi si trovi sempre e comunque la soluzione ai loro mali. Mi sembra di rivedere, in grande, quanto sta accadendo a Campobasso: gente che usa la città come un’area di sosta momentanea, per poi riprendere la corsa verso altre mete, senza neanche provare a cambiare le cose. Ecco, i migranti stanno facendo proprio questo: stanno abbandonando i loro Paesi senza neppure provare a ribaltare la situazione, per quanto duro possa essere. Facciamo il travaso di gente da un’area del mondo all’altra? Ma non scherziamo!!!

  10. Il recente episodio criminoso verificatosi a Campobasso (un migrante che deruba un campobassano che vorrebbe appartarsi con lui a pagamento) da la misura di quanto fallimentare sia la politica dell’accoglienza, di come si muovano a tentoni le autorità preposte e di quanto vergognoso snobismo ci sia nei nostri confronti da parte della comunità europea. Entrambe le parti sono condannabili, in ogni caso: tanto il campobassano che avrebbe sfruttato la prostituzione quanto l’uomo di colore che ci sarebbe stato e che per di più lo ha derubato. Sanzione e’ l’unica parola che si possa adattare a questa situazione. Ai campobassani dico semplicemente: ritornate in voi stessi, sulla via della rettitudine: che cosa avrete guadagnato nello sfruttare sessualmente queste persone? Se avete ancora una coscienza, esaminatela a fondo, e capirete che le ragioni di vita sono ben altre, e che libertà non è sinonimo di fare ciò che si vuole, quindi sottostare ad un desiderio: quella e’ piuttosto una forma di schiavitù. Non rendetevi complici di situazioni che vanno ad aggravare un quadro già di per sé grave!

  11. Maria Teresa Marcantonio

    Purtroppo, in una società ipocrita come la nostra, che non ha più il coraggio di definire le cose per quello che sono, si è perso il senso della verità. Ed ecco, quindi, che il caos che sta generando questa accoglienza indistinta non è caos ma è semplice accoglienza; la delinquenza perpetrata da vari migranti non è tale, ma è semplicemente l’effetto del disinteresse di noi occidentali. E chi più ne ha più ne metta. Capite bene che se ci si ostina a definire pera una mela, non si va da nessuna parte. Questo sta accadendo al processo di accoglienza, in un’Europa priva di punti di riferimento, di valori, di senso d’identità. Babele è ormai divenuta la parola d’ordine. Come ha scritto giustamente l’autore dell’articolo, se una città come Campobasso è già estremamente disattenta ai suoi problemi quotidiani (che pochi non sono), come si può pretendere che si rimbocchi le maniche nei confronti di questioni ben più spinose come questa?

  12. Silvana Leccese Bardi

    Mi trovo in linea con la signora Marcantonio. L’Europa e l’Occidente più in generale stanno perdendo la bussola, perché si stanno spersonalizzando. Ed ecco guardare agli attentati islamici come a puri atti terroristici, senza dargli alcuna connotazione religiosa, ecco pensare che con la storia del “volemose bene” dobbiamo solo costruire moschee e far progredire in graduatoria famiglie di stranieri piuttosto che di italiani, ecco che se una donna indossa il velo, questa non è considerata un’offesa alla cultura occidentale, che si fa paladina dei diritti dell’uomo solo quando le fa comodo. Tutta questa confusione concettuale ci sta portando dove ci sta portando. Se vogliamo arrestare la corsa prima che sia troppo tardi, dobbiamo riappropriarci della nostra IDENTITA’, fatta di valori, regole, pratiche e convinzioni religiose, leggi. Non c’è altro modo.

  13. Donatella Autieri

    Partendo dal presupposto che, come è stato osservato, non si può pensare di accoglierli in eterno facendo spopolare i loro Paesi e non dandogli gli strumenti di riscatto proprio lì, c’è da sottolineare anche questo, e sono sicura che sfugge ai più: dei tanti migranti che arrivano, un 40% è musulmano. Che cosa significa? Che una cultura molto chiusa -quella musulmana, appunto- si scontra con una molto aperta (spesso anche troppo), quella occidentale. Delle ragazze musulmane che frequentano le scuole, solo un terzo le porta a completamento, e fermandosi alle scuole dell’obbligo. La donna non ha bisogno di lavorare perché deve rimanere a casa a figliare e ad accudire alle faccende domestiche. Che facciamo? Accogliamo una cultura di ignoranti che sfruttano il nostro buonismo per “conquistarci con le loro pance”? Questo lo dico a tutti coloro che, soprattutto orientati a sinistra, danno inutile fiato alle loro trombe parlando di Ius Soli ed insensatezze di questo genere. Ci si faccia piuttosto un serio esame di coscienza prima di inoltrarsi in meandri senza vie d’uscita!

  14. Ettore Paolantonio

    Molti migranti ci hanno preso gusto: “tanto in Europa si sta bene, tanto in Italia si fa quello che si vuole”. Ed ecco il caos. Se la comunità internazionale non interviene a livello diplomatico per risolvere le annose questioni di quei Paesi, la situazione non può che peggiorare, e allora anche la civile e perbenista Europa imploderà. Condivido, inoltre, la tesi secondo la quale se non ci riappropriamo della nostra base identitaria, fatta di fede cristiana, pari diritti tra uomo e donna, rispetto delle leggi, andremo a finire male.

  15. Il miglior medico di sé stesso è il paziente: quante volte abbiamo sentito un’affermazione del genere. Questi migranti, continuando a scappare dalle loro terre, non vogliono curarsi, non vogliono estirpare il male alla radice. Non intendono trovare nei loro Paesi gli strumenti del loro riscatto, lottando contro la corruzione imperante, acculturandosi, stabilendo dei ponti con altri Stati che gli darebbero, con programmi di cooperazione internazionale, degli aiuti ben più validi. Non si può camminare sempre con le stampelle quando si ha la possibilità di tornare a deambulare normalmente, e l’Europa sta semplicemente facendo da stampella in tutto questo, nulla di più.

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