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Prima di tutto i soldi per se stesso e a sostegno dell’editoria: un colpo alla botte e uno al cerchio

Il costo di una seduta consiliare regionale si aggira intorno ai sei/settimana euro a seduta. Costo rilevante, che presupporrebbe che ad ogni convocazione corrispondesse un impegno legislativo altrettanto rilevante per la funzionalità dell’ente (meno aggrovigliato e più snello) e per il benessere della collettività (provvedimenti di legge migliorativi della qualità della vita, dello sviluppo economico, della sicurezza, della mobilità, del livello culturale, dello sviluppo turistico eccetera). Purtroppo, leggendo gli ordini del giorno e i resoconti elaborati dall’ufficio stampa della presidenza del consiglio, ci si rende conto che l’assemblea regionale del Molise è di una leggerezza disarmante. Gli ordini del giorno sono infarciti di interrogazioni e mozioni, che si trascinano per mesi e mesi, sempre le stesse, perché dell’ordine del giorno il consiglio degli argomenti iscritti ne discute mediamente due o tre per volta. Di proposte di legge, che equivarrebbe a constatare la stretta relazione tra la realtà amministrata e gli amministratori, nemmeno l’ombra. Tutt’al più modiche a leggi preesistenti per adattarle alla nuova visione politica e amministrativa del centrosinistra che da circa tre anni regge le sorti del Molise. Il consiglio regionale del 15 novembre presentava un ordine del giorno con 9 interrogazioni, 2 interpellanze, la elezione del garante regionale dei diritti della persona, la elezione di 2 membri del consiglio d’amministrazione dell’Azienda speciale regionale “Molise acque”, la elezione di 3 membri del collegio sindacale di “Molise acque” e la nomina di 3 membri effettivi e di 2 membri supplenti del Consorzio per lo sviluppo industriale Isernia/Venafro.

Ordinaria amministrazione. Ebbene, degli argomenti all’odg, l’assemblea regionale  non ne ha discusso e approvato nemmeno uno.

Proprio così, nemmeno uno. Lasciando monco il consiglio d’amministrazione di “Molise acque”,  attualmente in regime commissariale – commissario straordinario Massimo Pillarella – , e privo del collegio sindacale; disamministrato il Consorzio industriale Isernia /Venafro (in regime commissariale da tempo immemore), e i molisani senza il garante dei loro eventuali diritti violati. La provvisorietà eletta ad emblema. Omesso l’ordine del giorno, il consiglio regionale ha provveduto ad approvare la “variazione al Bilancio di previsione pluriennale del Consiglio Regionale per gli esercizi finanziari 2016/2018 in quanto, come detto dal relatore Di Nunzio, funzionale a riallineare il Bilancio consiliare a quello dell’Ente, con lo stanziamento di 6.504.500 euro, ovvero per riallineare lo stanziamento alla reale necessità di spesa del Consiglio Regionale. “Cicero pro domo sua”. Nuova conferma che innanzi a tutto c’è solo e sempre l’interesse dei consiglieri, a danno degli interessi collettivi. Sulla variazione di bilancio si sono astenuti i consiglieri Federico, Manzo, Lattanzio e Scarabeo. Altra preoccupazione del consiglio, tenersi buona e possibilmente amica la stampa. Infatti, il secondo provvedimento extra ordine del giorno, ha riguardato alcune modifiche e l’interpretazione autentica della legge regionale a sostegno dell’editoria.

Provvedimento votato  a maggioranza, con l’astensione dei consiglieri Fusco Perrella, Iorio, Federico e Manzo. Con molta maestria e “nonchalance” hanno dato un colpo alla botte e un colpo al cerchio. E appuntamento alla prossima seduta.

 

Dardo

 

Di Dardo

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