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Sanità, se la gente finisce per non curarsi

di Giuseppe Saluppo

L’articolo 32 della nostra Costituzione recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività…” ma per renderlo inefficace, in Molise, non è stato necessario nemmeno un referendum. A medici e infermieri spetta assumersi tutti i rischi ed assistere allo scempio quotidiano di un diritto fondamentale. Ai pazienti spetta invece il martirio che questo scempio comporta. Costretti a vivere lo stesso dramma su fronti contrapposti. Intanto, cresce la “povertà sanitaria” e la rinuncia di molti alle cure. Mentre si continua a cincischiare sulla mobilità attiva, come se fosse un danno, si tralascia il dato di quella passiva che costringe i pazienti molisani a cercare cure in altre regioni a costi maggiori e con il trauma, i disagi e i costi di uscire fuori di casa. Così, invece di incentivare un governo della spesa fondato sull’appropriatezza delle cure, sulla certezza dei tempi, sugli investimenti per estendere la ricerca (pubblica e privata) in campo medico e biologico, nei sistemi di cura e riabilitazione, siamo al dissennato dibattito sulle proprietà delle strutture, sulla sanità pubblica e quella privata. E non ci si avvede, nemmeno, che tasse e ticket alle stelle stanno favorendo il germoglio della povertà sanitaria dove, chi non può, rinuncia alla prestazione sanitaria, a curarsi. Grave è la situazione in Molise alle prese con il piano di rientro, dove tasse e ticket aggiuntivi hanno fatto cassa ma non hanno favorito in alcun modo la riqualificazione della spesa. Ed oggi, invece di una politica strategica, tesa a favorire l’appropriatezza e la qualità delle prestazioni, la possibilità per il malato molisano di trovare le eccellenze in casa, si generano iniquità e distorsioni. Forse, si pensa che con dibattiti inutili e sterili e con la creazione di dualistici fantasmi si possa guarire il sistema? Follia il solo pensarlo. Così, si va verso la povertà sanitaria. Alla morte, per mancanza di salute.

Di Giuseppe Saluppo

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