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Ritorniamo ai valori, veri

di Antonello Tebano

Caro direttore,
Le posso dire una cosa? Non possiedo lo smartphone, e ne vado orgoglioso!
So che poco le interessa, come è naturale, ma l’affermazione vuole semplicemente rimarcare un aspetto: non necessariamente bisogna omologarsi alle tendenze del momento per poter essere accettati dalla comunità. Né si può dire che se tali tendenze sono maggioritarie, esse siano buone. Il nesso di causa ed effetto non c’è, se vogliamo usare la stringente logica formale, che è una disciplina logico-matematica.
Vogliamo sviluppare meglio il concetto? Certo! Se può essere di tendenza organizzare le sfilate che inneggiano alla cultura del “gender”, chi non sposa quest’ultima non è né un alieno né un diseredato né una sagoma da Medioevo: è se stesso, punto!
La cosa che mi dà più fastidio è questo voler bollare nei sopra citati modi chi la pensa in modo diverso o anche peggio, come mi è capitato durante una silenziosa presenza in piazza delle Sentinelle in Piedi. Ecco, lì sta la differenza: mentre noi utilizziamo metodi e termini pacifici nei confronti di chi proclama la cultura del “gender”, un ottimo numero di chi ne fa parte o di chi la sostiene non fa altrettanto, e lo posso affermare senza tema di smentita. Poi costoro lo sanno che intorno a loro si è creato quasi un alone di intoccabilità, una forma di imposizione dell’idea di travisamento della sessualità che viene creata ad hoc anche dai mezzi di comunicazione di massa.
Inoltre, non ci sto per nulla ad essere bollato come “fascista”, per riprendere le parole del presidente dei gay molisani intervistato da un’altra testata: che costui faccia un uso appropriato dei termini, non scomodi una pagina nera della nostra storia per cose che le sono lontane in tutto e per tutto, e chieda scusa pubblicamente.
Da tutti questi ed altri fattori, rimango ancora più convinto delle mie idee, e mi sento estremamente moderno ed al passo con i tempi: tempi che, se vogliono essere vivibili ed a misura d’uomo, devono riappropriarsi del concetto di “corpo”, di “maschio”, di “femmina”, di “sacralità dell’essere umano”.
Non è molto difficile, sa: basta riconoscere che siamo esseri finiti e che non possiamo intervenire sulla perfezione creativa di Qualcuno che, al contrario, è infinito.
Possiamo elucubrare quanto vogliamo, sbeffeggiare ancor più, avere la convinzione di poter cambiare regole e costrutti: è una pia illusione.
Il povero Michele di Larino, tutti i suicidi di Campobasso, coloro che hanno perso la vita in incidenti stradali, i lavoratori dell’ex Zuccherificio sono lì che attendono spazio e risposte, non lacrime o missive dovute solo all’emozione del momento. Altro che reportage ci vorrebbe!
Da una persona molto felice (con buona pace di chi dice che noi saremmo “tristi”), soddisfatta ed al passo con i tempi

Di Giuseppe Saluppo

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7 commenti

  1. Caro Antonello, le posso dire io una cosa, invece? Non sono su alcun “social” (si fa per dire) network, ed in più la penso come lei. Mi ha convinto soprattutto la parte che parla di una sorta di dittatura del momento, quella che ti impone (o vorrebbe farlo) di pensare in un certo modo e, se esci fuori dal coro, giù critiche a non finire e spazi (in questo caso mediatici) non concessi. E’ come se si volesse costruire un’opinione pubblica indirizzata in un certo modo, ma sappiano, tutti costoro che hanno questo subdolo intento, che tra la gente c’è anche chi continua a pensare con la propria testa, e ne va orgogliosa (questo si che è ‘pride’!). Mi auguro che il signor Visco, il signor Luxuria, la signora Cirinna’ (che, a causa della sua legge sulle unioni omosessuali, ha fatto perdere due milioni di voti al PD, e i cattolici lo avevano promesso a Renzi all’indomani dell’approvazione e del Family Day puntualmente ignorato), leggano questo messaggio.

  2. Demetrio Colacci

    Si chiama ‘costruzione del consenso’, e i giornalisti lo sanno benissimo, perché conoscono le armi a menadito. Per esempio, impostare le notizie in un certo ordine piuttosto che un altro e’ già una forma di filtrazione volta a costruire il consenso. Un’altra, più forte, e’ quella di dare spazio a certe notizie piuttosto che ad altre. Due giornali locali cartacei ed uno locale stanno avendo questa impostazione: alla faccia della pluralità dell’informazione!! Disgustato da questa forma di tirannia del momento, mi convinco ancor più delle mie idee, e cioè che il corpo umano non è un oggetto da trastullo, e che ritenere che sia giusto cambiare sesso o che per i gay si possa parlare di matrimonio e’ un VILIPENDIO, né più né meno.

  3. Si è oltrepassato il limite della sensatezza, della decenza e della razionalità. Il Comune di Campobasso e’ uscito improvvisamente dal suo sarcofago solo per avallare un evento offensivo e ridicolizzante del genere. Quello che è più grave è che, con sotterfugi vari e furbate stilistiche, si vogliono ingannare le persone, presentandogli come buone e giuste tali iniziative, perché sono ‘contro le discriminazioni’, per ripetere il subdolo stereotipo spesso ripetuto. Ed io rispondo: in realtà, sono contro l’uomo in quanto tale, perché lo relativizzano e lo mettono alla berlina, ma il discorso antropologico sarebbe molto lungo. Concludo dicendo che, se ci e’ ancora rimasta un po’ di coscienza critica, dobbiamo esercitarla apertamente, non lasciarci sovrastare da chi vorrebbe rinchiuderci in un cassetto, bollandoci come retrogradi o discriminatori! Come questa gente dice di lottare per un ideale, così noi dobbiamo fare altrettanto, e con più forza! Si può uccidere il fisico, ma non le idee, ricordiamolo sempre. E infine, lasciatemi esprimere un serio dubbio: vorrei vedere se costoro, a favore della tolleranza, scendessero in piazza contro le discriminazioni alle persone con handicap. Si può immaginare facilmente la risposta…

  4. Anche NON parlare di un argomento o NON dare spazio a certe opinioni è un filtro ovvero una qualificazione della realtà. Ci sono alcuni organi di stampa locale che, dopo la pubblicazione di poche esternazioni dei lettori in merito all’evento di Campobasso, hanno chiuso i rubinetti (c’è infatti chi ha scritto e non si è visto dare spazio, neanche in taglio basso). Nell’ultima settimana, se qualcuno ci ha fatto caso, si è dato solo spazio ad interviste ad esponenti del mondo omosessuale o transessuale, alle esternazioni dell’onorevole Cirinna’, che voleva letteralmente IMPORRE a Toma il patrocinio della regione (alla faccia della democrazia tanto sbandierata proprio da chi sostiene la cultura del gender!!), alle adesioni di associazioni e gruppuscoli alla manifestazione. Se e’ rimasta ancora COSCIENZA CRITICA nelle persone, si può arrivare alla conclusione che questo è un modo molto sottile -e non certo pluralista- di filtrare la realtà, con l’intento di costruire il consenso attorno a determinati concetti. Ecco perché non è affatto sbagliato parlare di Pensiero Unico. Sappiano però tutti i loro sostenitori, tutti coloro che marchiano a fuoco chi la pensa diversamente (sempre in un’ottica di assenza di democrazia), chi usa le parole per quello che non sono (“libertà”, “discriminazione”, “tolleranza”, “democrazia”), che c’è anche un altro mondo possibile, e quest’altro mondo possibile non si auto-impedirà di esprimere -se e’ vero che siamo in un regime democratico- le proprie idee, che non significa affatto, come si vuole far credere, puntare il dito, bensì spiegare semplicemente perché non c’è del buono in un certo atteggiamento, non dicendo “non si fa”, bensì dando spiegazioni razionali e fondate su una logica consequenziale. Se vogliamo parlare di discriminazioni, dove sono tutti costoro quando il concetto si estende a persone con handicap ed altre categorie? E perché sono sempre lì a cercare i riflettori per presentarsi pubblicamente come gli emarginati di turno? E perché in alcune manifestazioni ci sono offese ai simboli sacri? E perché alcuni gay o transessuali usano un turpiloquio quando vengono intervistati da certe radio nazionali, non nascondendo la loro acredine verso chi gli vuole semplicemente spiegare perché si stanno facendo del male e non si stanno volendo bene? Capite che ci sono delle falle in tutto questo… Non è sufficiente né utile dire soltanto “sono d’accordo” oppure “non sono d’accordo”, va fatto uno studio attento di tutta la questione e va chiesto ad ognuno se intende sposare la cultura del relativismo, con tutto quello che ne consegue.

  5. Giandomenico Cacciapuoti

    Alla fine volete sapere quanti partecipanti sono stati accertati (dati della Questura, quindi, presumibilmente, attendibili)? 600! E molti racimolati da fuori regione! La cosa più inaccettabile e’ stato il voler presentare l’evento come importante, moderno, contro le discriminazioni, e tanti organi di stampa vi hanno contribuito. Che cosa hanno ottenuto? 600 partecipanti, di cui un buon numero non molisano. O dobbiamo mettere nel calderone magico del relativismo anche inconfutabili dati numerici??

  6. Carlotta Scognamiglio

    Sono letteralmente disgustata dal modo -assolutamente di parte e ideologicamente orientato- con cui alcuni media del posto hanno voluto dipingere la manifestazione: colorata, composta, fatta di gente che crede nei diritti e, soprattutto, affollata. Signori, lo so che non vedevate l’ora di un tale evento (in una città ormai vittima della mancanza di bellezza e di programmazione su tutti i fronti), ma passarci come persone che si devono bere qualunque cosa voi diciate, no!! Abbiamo, grazie al Cielo, ancora sinapsi che funzionano e desideriamo usarle, non lasciarci asservire al pensiero unico, questa nuova forma di dittatura ideologica che vorrebbe appiattire la mente dei singoli su rivisitazioni di concetti fondanti fatte a proprio uso e consumo. No, grazie!!

    • Carlotta Scognamiglio

      Confermo, inoltre, che i partecipanti erano sui 600: conosco un esponente delle forze dell’ordine che mi ha spiegato il metodo statistico- matematico utilizzato per il conteggio di questi ed altri eventi.

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