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Regione Molise, illegittima la manovra di Bilancio 2015

Altra tegola per la Regione Molise. La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di una serie di articoli  concernenti le “Disposizioni collegate alla manovra di bilancio 2015 in materia di entrate e spese. Modificazioni e integrazioni di leggi regionali”. Tra l’altro, la Regione Molise non si è costituita.  L’impugnativa è stata fatta dalla presidenza del Consiglio dei ministri.  La prima questione concerne l’art. 32, comma 3, secondo cui la titolarità del servizio Centrale unica di committenza regionale, istituita ai sensi dell’art. 22 della stessa legge regionale, può essere conferita anche a personale esterno all’amministrazione regionale in deroga alle disposizioni vigenti. Per la Corte, invece, “l’amministrazione può procedere a conferire incarichi dirigenziali fornendone specifica motivazione «a persone di particolare comprovata qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli dell’Amministrazione», ma esclusivamente nel rispetto dei limiti numerici posti dalla disposizione stessa” e non in deroga alle leggi.   La seconda questione è relativa all’art. 43, comma 3, della legge regionale in esame, che prevede il subentro della Regione Molise alla soppressa Autorità di bacino dei fiumi Trigno ed altri nell’esercizio delle funzioni e dei rapporti giuridici attivi e passivi, compresi quelli relativi ai beni e al personale appartenente al ruolo regionale. Da tale previsione il ricorrente fa discendere la possibilità che si determini un inquadramento riservato del personale della soppressa Autorità eventualmente assunto senza concorso pubblico in violazione dell’art. 97 Cost.  La terza questione concerne l’art. 44 della legge regionale in esame laddove al comma 1, lettera b), apporta modifiche alla legge della Regione Molise 23 marzo 2010, n. 10 (Norme in materia di organizzazione dell’amministrazione regionale e del personale con qualifica dirigenziale), inserendo un articolo 20-bis nel quale si dispone che una serie di posti corrispondenti a figure funzionali dell’alta dirigenza regionale non sono ricompresi nelle dotazioni organiche della Regione. “La disposizione è censurata sotto un duplice profilo: mancata quantificazione delle risorse destinate al finanziamento delle relative retribuzioni; mancata specificazione delle modalità di conferimento dei relativi incarichi. Mentre  il ricorso ad assunzioni dirigenziali ai sensi dello stesso art. 19, comma 6, del citato d.lgs. n. 165 del 2001, può procedere a conferire incarichi dirigenziali fornendone specifica motivazione «a persone di particolare comprovata qualificazione professionale, non rinvenibile nei ruoli dell’Amministrazione», ma esclusivamente nel rispetto dei limiti numerici posti dalla disposizione stessa”.  Infine, la quarta censura è mossa nei confronti della disposizione di cui all’art. 44, comma 6, lettera h), concernente la determinazione dei trattamenti complessivi dei dirigenti apicali degli enti dipendenti dalla Regione Molise, delle società direttamente o indirettamente partecipate, delle fondazioni o altri organismi dipendenti comunque denominati. “In proposito, occorre difatti evidenziare che nelle amministrazioni pubbliche, ivi comprese le Regioni, la dotazione organica costituisce elemento ad oggi essenziale per l’assetto organizzativo e per la determinazione dei costi del personale, e che la sua consistenza e le sue variazioni sono pertanto determinate, previa verifica degli effettivi fabbisogni, in funzione di un accrescimento dell’efficienza delle amministrazioni, della realizzazione di un migliore utilizzo delle risorse umane, e appunto di una razionalizzazione del costo del lavoro pubblico, contenendo la spesa complessiva del personale, diretta e indiretta, entro i vincoli di finanza pubblica (in tal senso gli artt. 1, commi 1 e 2, e 6, comma 1, del d.lgs. n. 165 del 2001). Proprio in direzione di un contenimento della spesa operano, del resto, gli interventi, anche legislativi, disposti nell’ambito di misure di spending review (ad esempio l’art. 2 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dall’art. 1 della legge 7 agosto 2012, n. 135), finalizzate a ridurre le dotazioni organiche, ivi comprese quelle dirigenziali. Ne consegue che una previsione, come quella in esame, intesa a non ricomprendere nelle dotazioni organiche una serie di posti dirigenziali può condurre ad un sostanziale aggiramento-svuotamento delle predette disposizioni”.

 

Di Giuseppe Saluppo

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