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Precariato, tra ombre e infinite illusioni

 

di Giuseppe Saluppo

Preoccupante è una terra che non pensa più ai suoi giovani. In Molise, il precariato è diventata una malattia cronica, assunta al tempo in cui i malati erano giovani, in buona salute e contenti di fare ingresso, seppure con paghe di fame, nella pubblica amministrazione. Meglio di niente, pensavano. Con il passare degli anni, la contentezza è andata a farsi benedire. Il “giovane” precario si è fatto una famiglia e la paga è rimasta di fame. E’ diventato un “privilegiato”, avendo varcato le soglie dell’impiego pubblico senza colpo ferire, impedendo a migliaia di altri giovani di accedere al posto pubblico con un concorso, e la sua maggiore preoccupazione è stata rimanere aggrappata alla paga di fame, in assenza di alternative. Nel corso degli anni il lavoratore precario si è trasformato in un “cliente”, appeso alle decisioni della politica ed alle griglie istituzionali. Oggi, c’è chi è andato già a casa e chi rischia di andarci. L’impossibilità di bandire concorsi, veti legislativi alle assunzioni, ha creato anomalie enormi. Ci sono colpe e responsabilità che gridano vendetta. E, oggi, più ci si muove per ottenere la stabilità più la corda al collo si stringe ed il futuro si fa incerto. E, poi, ci sono gli altri giovani che hanno smesso di cercare lavoro alcuni, sono andati al Nord altri, si trovano all’estero. Non è l’emigrazione degli anni Cinquanta di braccianti e operai sradicati alla disperata ricerca di un lavoro qualsiasi, ma di una diaspora di giovani professionisti, in possesso di titoli e di volontà. In Molise? Nulla si muove, in questa terra delle ombre e delle illusioni infinite.

Di Giuseppe Saluppo

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