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Il post terremoto non è finito, anzi, forse comincia ora

Noi del Molise siamo particolarmente interessati a seguire gli sviluppi del persistere delle scosse telluriche che stanno “devastando” l’Italia centrale, lungo la dorsale appenninica. Su quella dorsale c’è la gran parte del territorio molisano che 14 anni fa ha visto crollare la scuola Jovine di San Giuliano di Puglia, la morte di 27 scolaretti e la maestra, e un nugolo di Comuni colpiti in più punti dal sisma. Del terremoto conosciamo l’angoscia e i danni che procura, oltre i morti. Che cresca il sentimento di solidarietà per le popolazioni dell’Umbria e delle Marche  è più che naturale; che cresca l’interesse intorno all’attività  scientifica di monitoraggio del dipartimento nazionale della Protezione civile e dell’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia sulla faglia che da Sud a Nord attraversa l’Appennino, è  un’assoluta necessità. Cui bisogna adeguare le risorse finanziarie, le strutture organizzative, i mezzi e gli strumenti tecnici, il sistema di rilevamento e, soprattutto, l’allestimento di un piano  d’indagine che affronti analiticamente lo stato di sicurezza del patrimonio edilizio, dando priorità agli Ospedali, alle Scuole e agli edifici pubblici. Solo la conoscenza dei luoghi e delle condizioni di agibilità delle strutture edilizie (pubbliche e private) può aiutare a sollevare il peso del timore, se non proprio della paura che grava sulla coscienza dei molisani, e a stilare un elenco in cui siano indicate le priorità d’intervento.

Questo è il disegno ideale che scaturisce dalla drammaticità del momento, connessa ai territori ancora scossi dal sisma e dalle alte magnitudo. Ma anche dalle dichiarazioni rilasciate dal capo del Governo, dal capo della Repubblica, dal commissario straordinario al terremoto, dal capo della Protezione civile nazionale, cui si vanno aggiungendo le dichiarazioni degli esponenti del Movimento Cinque Stelle, mai disposti nel passato a qualsiasi forma di collaborazione.

Per attuarlo quel disegno di unitarietà, occorrono volontà politica, determinazione, disponibilità finanziaria, coesione amministrativa, organizzazione del  e sul territorio, e una forte, profonda, presa di coscienza collettiva. Riportando al Molise il progetto di un’intesa politica e istituzionale, il primo passo per trovare un primo punto d’incontro potrebbe essere una seduta del consiglio regionale adeguatamente predisposta dalla Commissione ambiente e territorio – suggerisce il consigliere ex Pd Petraroia – partendo dalla piena, completa ed esaustiva illustrazione della ricostruzione post-terremoto del 31 ottobre 2002. Un punto di partenza da cui ricavare la capacità d’intervento posta in campo, il numero e la qualità degli interventi effettuati, ciò che resta ancora da fare e come fare. Ma, soprattutto, per avviare  una fase di collaborazione e di integrazione tra la maggioranza e la minoranza alla Regione sulla messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio molisano, e tra gli Ordini professionali, le Forze sindacali e le Categorie imprenditoriali. Il presidente regionale dell’Associazione nazionale dei costruttori edili, Umberto Uliano, ha lanciato con forza la proposta di un Piano per la ristrutturazione e l’adeguamento sismico del patrimonio edilizio pubblico e privato; il senatore Ulisse Di Giacomo ha proposto una moratoria alle polemiche e ai contrasti, e un progressivo svelenamento dei rapporti politici, per aggregare energie ed obiettivi comuni intorno al progetto della sicurezza. Lo esigono il dramma di centinaia di migliaia di italiani che hanno perso affetti, case ed averi; il perenne stato di pericolo determinato dalla complessità faglia appenninica; la bellezza del nostro Paese da salvaguardare; il dovere istituzionale del Governo nazionale e dei Governi regionali di intervenire in maniera organica e strutturale.

 

 

 

Dardo

 

 

Di Dardo

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