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Patriciello: “I giovani guardino con fiducia all’Europa”

“Il 25 marzo 1957, al termine della cerimonia della firma dei Trattati di Roma, Paul-Henri Spaak poté finalmente dire che la prima grande tappa verso l’integrazione europea era stata raggiunta. Aggiunse anche che molto cammino restava da compiere, prima di realizzare il sogno della sua generazione, il sogno di De Gasperi e di Adenauer, di Schumann, di Monnet, di Spinelli, quello degli Stati Uniti d’Europa”. Così, l’europarlamentare, Aldo Patriciello, a Isernia per rievocare i 50 anni da quella firma. “Ai nostri ragazzi bisogna parlare chiaro. Specie quando è in ballo il loro futuro. Perché  di questo, in buona sostanza, abbiamo parlato ad Isernia. Discutere di Europa, delle sue istituzioni, dei suoi problemi significa gettare lo sguardo sul futuro del nostro continente. Ai tantissimi studenti presenti oggi ho detto di guardare con speranza e fiducia all’Unione Europea. Perché è lì che si compirà il loro percorso umano e scolastico. È lì e non altrove che potranno costruire il futuro di cui hanno bisogno.  Oggi molto di quel cammino è stato compiuto, gran parte di quel sogno è realtà ed innegabili sono i successi ed i traguardi raggiunti grazie alla lungimiranza dei Padri Fondatori. Ciò nonostante negli ultimi anni l’europeismo ha perso slancio: la recessione economica, la crisi occupazionale, l’emergenza in materia di immigrazione e terrorismo hanno messo in evidenza le lacune politiche dell’Unione Europea, riportando in luce vecchie divisioni fra Stati che sembravano definitivamente tramontate. Oggi l’Europa viene percepita come un’entità troppo lontana dalla quotidianità dei cittadini, incapace di fornire risposte concrete alle difficoltà che si sono presentate recentemente. Abbiamo il dovere morale di non disperdere il  patrimonio di valori ed ideali che abbiamo ereditato dai Padri Fondatori; per fare questo  è tempo che l’Europa ritrovi la sua capacità di pensare il mondo, riscopra il coraggio delle sue ambizioni e l’orgoglio della sua società aperta”.

 

Di Giuseppe Saluppo

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