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Mobilità in deroga, chi si accontenta gode

Si sono accontentati di poco, anzi quasi di niente, i membri del Comitato Mobilità Deroga Molise. Si sono infatti accontentati dell’approvazione di un generico ordine del giorno del consiglio regionale con cui s’impegnano il presidente della giunta, Paolo di Laura Frattura, e l’assessore allo sviluppo economico a svolgere tutte le iniziative utili a indurre il ministero del lavoro e l’Inps a considerare la possibilità di procedere al pagamento delle spettanze ai 1744 lavoratori che da oltre un anno lo reclamano inutilmente. Non solo si sono accontentati, ma hanno anche espresso sentimenti di riconoscenza al presidente, alla giunta e al consiglio per questo atto di volontà politica che arriva dopo un faticoso, tortuoso, e tormentato cammino del Comitato volto alla ricerca di sostegno e solidarietà. Sostegno e solidarietà che non sono mancati, espressi dal mondo cattolico e dalle istituzioni territoriali in massima parte. Sul piano dimostrativo e partecipativo la questione del mancato pagamento della mobilità in deroga ha tenuto ampiamente la scena. Sul palcoscenico della cronaca sono saliti vescovi, parroci, sindaci e consigli comunali ad invocare iniziative e decisioni favorevoli ai lavoratori che mai nessuno però s’è peritato di adottare. Infatti, sul piano di una corrispondente dimostrazione di atti concreti, nemmeno l’ombra. La presidenza, la giunta e il consiglio regionali se ne sono stati buoni e indifferenti. E’ stato sufficiente un ordine del giorno del consiglio regionale assunto in “articulo mortis” della presidenza, della giunta e del consiglio stesso a far credere ai 1744 lavoratori che stanno vivendo una sgradevole precarietà esistenziale, che si spalancheranno le porte del futuro e ci sarà il soddisfacimento della mobilità in deroga. Cosa possa valere un presidente della Regione in scadenza di mandato nei confronti di un governo nazionale in scadenza di mandato, qualcuno dovrebbe porselo il problema.  Ciò ch’è stato approvato  dal consiglio regionale il 29 dicembre 2017 poteva e doveva essere approvato molto, ma molto prima; non appena la questione politica e amministrativa s’era venuta a creare. In quel caso, probabilmente, con il supporto delle valutazioni tecniche e giuridiche su cui fonda la rivendicazione dei lavoratori in mobilità e su cui fonda anche l’ordine del giorno presentato dal consigliere di Sinistra Italiana Petraroia, l’intervento regionale avrebbe consentito di tirare fuori il ragno dal buco.  Purtroppo sono trascorsi mesi e mesi di silenzio, in cui gli amministratori regionali hanno guardato da tutt’altra parte, alle loro necessità, alla salvaguardia delle loro prebende, a come potersi assicurare  la ricandidatura e la rielezione. Non solo non hanno guardato ai 1744 lavoratori in mobilità, ma nemmeno ai lavoratori in cassa integrazione della Gam, dell’Ittierre  e delle altre industrie in crisi, né si sono dati da fare a mettere in circolo le risorse del Patto per lo sviluppo del Molise e dei vari fondi europei. Hanno aspettato giusto l’ultimo mese del 2017 per aprire la cornucopia delle promesse,  a ridosso della campagna elettorale della primavera 2018.

Dardo

Di Giuseppe Saluppo

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Un Commento

  1. Tristissima storia, non degna di un paese civile. Ma che cosa volete: da noi si pensa alle sfilate dei transessuali e di chi violenta il corpo facendo passare la violenza come un esercizio di libertà… Che cosa ci si può aspettare?

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