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Lavoratori senza futuro, il silenzio programmatico del Consiglio regionale

Che brutta immagine, il Consiglio regionale del Molise presidiato da padri di famiglia che, a brevissimo, non sapranno più cosa mettere a tavola. Legati alle vicissitudini della Gam, dello Zuccherificio e di altre piccole realtà. Dinanzi? Un Consiglio regionale che non è stato capace nemmeno di scrivere, di proprio, un documento. Posto, invece, dai sindacati. Che tristezza. La politica senza un’idea su cosa fare, di una strategia da portare avanti, di un programma da coronare. E, così, ancora la speranza riposta nelle decisioni nazionali. Dove, a fronte di cotanta strategia, non abbiamo peso specifico. Timidezza, sottomissione, acquiescenza: difetti atavici del Molise. Soprattutto nei confronti dei poteri nazionali, specie quelli che emanano (quando vogliono) provvedimenti di assistenza ai bisogni socio/economici nelle fasi acute delle crisi. Da molisani siamo tributari da decenni. Ebbene, quei difetti atavici sono riaffiorati nella fase di avvio della soluzione della crisi industriale complessa riconosciuta alle attività produttive dell’area del Molise interno in cui ricadono i Consorzi industriali di Boiano e di Pozzilli/Venafro, e i comuni in cui sussistono impianti e strutture produttive (in crisi). Ne stanno pagando da alcuni anni le pene  oltre tremila lavoratori delle aziende Gam di Boiano e Ittierre di Pettoranello, per non dire delle altre aziende, Zuccherificio compreso, che hanno dovuto abbassare le saracinesche. Manca del tutto, a oggi, un abbozzo di confronto, di analisi e di commento alle scelte programmatiche e alla ipotesi d’investimento che si vanno profilando, né di mettere con le spalle al muro gli uomini della regione che da tre anni stanno mestando l’acqua. Non si è riusciti, nemmeno, Cioè, a mettere in salvo l’esistenza e il futuro dei lavoratori di Gam e Ittierre e dell’indotto metalmeccanico parimenti in crisi. Il consiglio regionale è un corpo flaccido e accidioso; né pare disporsi a tanto la società d’investimenti Invitalia, che risponde ai voleri del Governo di Roma certo non a quello del Molise. Entrambi, però, finora hanno dimostrato di non considerare una priorità il recupero e la ricollocazione dei lavoratori.  Sotterraneamente, si vanno mettendo d’accordo sugli incentivi da dare alle imprese che vorranno cogliere l’occasione di essere foraggiate,  per poi magari alzare le vele e andarsene. Eppure, si tratta di partire dall’obbligo di reimpiego per i 3 mila lavoratori espulsi e non da generiche incentivazioni erogate alle imprese e del tutto svincolate dal riassorbimento dei dipendenti dell’Ittierre, della Gam e del settore metalmeccanico. Per cercare di ricollocare individualmente ciascuno dei 3 mila lavoratori e sollecitare finanziamenti ad hoc allo Stato appostando almeno 30 mila euro per ciascuno di essi, al cospetto dei 10mila previsti dalla Regione.  Il rischio che il Molise svuoti le potenzialità del decreto di riconoscimento dell’area di crisi industriale complessa del 7 agosto 2015, limitandosi ad esaltare i soli incentivi alle imprese gestiti da Invitalia e le ricadute positive della proroga delle politiche passive con l’allungamento temporale degli ammortizzatori sociali. Di fianco, per la ripresa e lo sviluppo, andrebbero messe nel novero delle necessità immediate una serie di infrastrutture non più rinviabili. Fuori da queste indicazioni e da queste valutazioni, dal governo regionale e dalla rete delle istituzioni territoriali non si raccolgono che vuote parole di speranza.

 

 

 

 

Di Giuseppe Saluppo

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