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Lavoratori in mobilità senza risposte

Sullo stato di salute del Molise a chi si deve credere? Al  presidente della giunta regionale  Paolo di Laura Frattura che decanta una fantomatica ripresa economica e occupazionale e, in evidente  clima elettorale, non s’è fatto scrupolo di annunciare che a cavallo tra il 2017 e il 2018  si avranno 900 assunzioni nel settore della sanità senza uno straccio di prova, o alla portavoce del Comitato  dei lavoratori in mobilità in deroga, Carolina D’Antino, che  cerca aiuto a 360 gradi a sostegno del pagamento della mobilità per gli anni 2015 e 2016 negata per un grave difetto di coerenza tra la Regione e l’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps)? La dicotomia tra le due posizioni è talmente grande e incolmabile che diventa arduo analizzarle senza  il sospetto che siano frutto entrambe di una forzatura. Sospetto più che legittimo nei confronti del presidente, avallato dagli indici statistici che indicano il permanere semicadaverico dell’economia molisana e percentuali a doppia cifra soprattutto della disoccupazione giovanile. Sicuramente minori  i sospetti  nei confronti del Comitato  dei lavoratori in mobilità in deroga che, a dimostrazione della loro conclamata precarietà esistenziale, citano numeri e date a sostegno della legittima attesa di un diritto che gli viene negato (“Abbiamo tutti i requisiti previsti, come ha certificato la stessa Regione a ottobre e novembre del 2016 autorizzando i pagamenti della mobilità in deroga per tutti e 1744 fino al 31 maggio 2015”). Da ottobre e novembre 2016, però, per i 1744 lavoratori in mobilità, la Regione ha smesso di esistere è altrettanto è accaduto con l’Inps. Eppure, rileva la D’Antino nella lettera inviata ai sindaci del Molise per avere solidarietà e un forte sostegno alla causa, “Servirebbe solo una lettera della Regione Molise all’Inps per sbloccare almeno i 7 mesi restanti del 2015 utilizzando i fondi non spesi della delibera di giunta regionale 638 del 30 dicembre 2016 che sono superiori a 10 milioni di euro. Far entrare 3 o 4 mila euro nelle nostre case sarebbe una cosa grande così come inserirci tra le fasce svantaggiate con diritto alle borse lavoro o ai contratti di ricollocazione. Non chiediamo nulla che non sia previsto dalle leggi e chiediamo solo ciò che ci spetta per diritto e che ci è stato tolto ingiustamente. Se possibile, cari sindaci, unitevi anche voi al Sindaco di Campobasso e intervenite in nostra difesa”. Unirsi al sindaco di Campobasso e a quello di Baranello, che già hanno preso carta e penna e si sono rivolti a Frattura per sollecitarlo a considerare da vicino e con la massima disponibilità le richieste del Comitato, è un gesto di civiltà amministrativa e politica. La giustezza della rivendicazione merita l’adesione richiesta e, soprattutto, la presa di coscienza della Regione e dell’Inps di una situazione che permanendo il loro silenzio e il loro disinteresse ferisce il significato di legittimità che, in uno Stato di diritto, è una garanzia inviolabile. Vedere i lavoratori chiedere come favore il soddisfacimento di un diritto, annuncia che si è in piena emergenza civile e costituzionale. Purtroppo è ancora il silenzio il denominatore comune di Regione e Inps in questa vicenda, rimanendo inerti alle interrogazioni e alle mozioni che sulla vicenda stessa sono state avanzate e presentante al consiglio regionale e alla giunta.  Chi sono i lavoratori molisani in mobilità? “Siamo persone che non riescono da 5 o 6 anni a rientrare nel mondo del lavoro, andiamo avanti con espedienti arrangiandoci alla meglio per come possibile e scontiamo la durezza della crisi e le sofferenze delle nostre famiglie. Non siamo abituati a protestare, tanto è vero che su 1744 di noi, il maggior numero è rassegnato, sfiduciato e non crede più alle istituzioni”. Chissà se la presidenza della giunta leggerà mai questa amara e triste riflessione. Se mai si renderà conto di quanto sia caduta in basso l’idea delle istituzioni democratiche, e quali conseguenze si possono creare a lungo andare.  Sta di fatto che ai 1744 lavoratori in crisi e senza futuro, ancorché avviliti dal cinismo burocratico e dallo strumentalismo della politica, viene negato il pagamento della mobilità in deroga, e cinicamente si preferisce annunciare, senza uno straccio di programma verificabile, in pieno clima preelettorale, l’assunzione di 900 unità a cavallo tra il 2017 e il 2018. Vale a dire, nel tempo coincidente con la campagna elettorale e  le votazioni. I cacciatori, le allodole le attraggono con gli specchietti. I politici molisani, gli elettori, con le bubbole.

Di Giuseppe Saluppo

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