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LA CROCIATA DEGLI “OBELIX” MOLISANI ED I CINGHIALI A COLAZIONE NEI RISTORANTI

di Claudio de Luca

 

Negli ultimi tempi c’è un ritorno continuo all’emergenza-cinghiali Questi ungulati vengono avvistati – in pieno giorno – persino nei centri abitati e qualche esemplare viene immortalato in fotografia addirittura sul ‘bagnasciuga’ della costa. Il consigliere delegato (Cristiano Di Pietro) è vivamente preoccupato, e prospetta soluzioni drastiche benché ciò contrasti  con la condizione di appartenenza degli animali al patrimonio faunistico regionale. Insomma questa sorta di porco selvatico non è “res nullius”, al punto che i Cc-Forestali si industriano a raccomandare ai cittadini di segnalare episodi e pratiche dannose per questi animali, fino ad assumere un carattere di illegittimità. Di contro la Coldiretti plaude alle intraprese del consigliere che predica a favore di una mattanza, sia pure “selettiva”, contro la frequenza con cui i cinghiali si appalesano.                A tutti, però, sembrerebbe sfuggire un altro angolo (non di scarso momento) della questione. Alle spalle delle invasioni molisane appare diffuso un altro fenomeno: quello di certi cacciatori dalla carabina facile, imbracciata solo per soddisfare le necessità di tanti ristoratori dell’agro. In effetti operano un po’ dovunque esercizi di somministrazione di alimenti e di bevande che ricettano cinghiali ammazzati; e, poiché risulta che i loro titolari non siano dèditi alla caccia, può dedursene che, dietro certe ‘ammazzatine’, ci sia solo il ‘business’. Se questo è vero (com’è vero!), viene a spalancarsi un oblò di notevole circonferenza che meriterebbe di richiamare l’interesse del Comando del Nas dei Carabinieri. In periodi di crisi, tutto può contribuire a costituire reddito; di qui la mattanza di selvaggina (non solo cinghiali quand’anche caprioli, lepri, lumache; e – per quanto riguarda il regno vegetale – asparagi, origano, funghi e tartufi). L’indotto è notevole e gli introiti, conseguiti in nero, diventano importanti. Oggi (quando il consigliere Di Pietro persevera in questa sua crociata offensiva, toccando l’intero Molise tra un convegno e l’altro) sarebbe difficile non ammettere che questi ungulati sono diventati di una invadenza unica e fonte di pesanti danni inferti agli agricoltori nonché di pericoli per chi si avventuri nei boschi. Ma, pur riconoscendo la loro pericolosità per l’utenza in genere, manco sarebbe possibile attenuare l’invito alla formazione di una ‘posse’ (roba da Far West), auspicando l’avvio – a turno –  di squadre della morte che abbiano ad avvicendarsi sulle piste dei cinghiali. Si ha notizia di grupponi di doppiette che avrebbero abbattuto una 70ina di esemplari su di un superficie di appena un kmq. Ipotizzando che il numero dei cacciatori presenti dal Cigno al Trigno sia stato tale da abbattere più o meno lo stesso quantitativo, può evincersi che possano essere stati ben 1.400 i cinghiali fatti fuori. Ma, a tale proposito, la domanda rimane: che fine fanno questi ‘defunti’? Quale sarà la loro destinazione finale? Nel caso di possibili cessioni a terzi, saranno state rispettate tutte le precauzioni sanitarie previste in via preventiva? Ed i presumibili corrispettivi in danaro avranno ricevuto l’ossequio fiscale previsto dal legislatore? Insomma, per dirla terra-terra, si possono cedere senza infingimenti le mezzene ai privati che somministrano alimenti e bevande al pubblico? Non va scordato che questi animali sono portatori di gravi patologie alla medesima stregua dei maiali domestici i cui allevatori, però, sono sottoposti a rigide regole volute dalle leggi sanitarie e da quelle fiscali.           Nella sostanza chi ha a che fare con questi animali avrebbe tutte le ragioni per vederli sparire, ma è quanto meno incongruo che le leggi regionali puniscano drasticamente i miti cercatori di funghi e gli appassionati di tartufi, mentre i fruitori di selvaggina (complici dei ristoratori) possono impiparsi di regole sanitarie e fiscali, incidendo alla grande su di un patrimonio faunistico che, in definitiva, appartiene alla Regione stessa, supportati dall’assenza dei Servizi veterinari dell’AsReM e dall’incalzante attività di un consigliere regionale (che, peraltro, è un poliziotto in aspettativa) collocatosi tranquillamente ben al di là di questo piccolo particolare.

Di Giuseppe Saluppo

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