Home / Cultura / FRANCESCO IOVINE NELL’ANNIVERSARIO  DELLA NASCITA

FRANCESCO IOVINE NELL’ANNIVERSARIO  DELLA NASCITA

di  Claudio de Luca

 

Lunedì 30 ottobre è stato festeggiato a Guardialfiera la ricorrenza della nascita dello scrittore molisano. Un’occasione per parlare della fortuna critica del romanziere di Guardialfiera e dei legami che trattenne con i maggiori critici del tempo.            Aveva consegnato da poco il suo ultimo romanzo all’Editore, senza manco correggerne le bozze, quando un attacco cardiaco lo stroncò nella notte tra il 29 ed il 30 aprile del 1950. Francesco Iovine aveva solo 48 anni. Quotidiani e riviste pubblicarono i soliti “coccodrilli”; alcuni erano sinceri, altri solo di prammatica. Ma chi ne scrisse con vero accoramento fu il grande critico Luigi Russo che, sin dal 1943, s’era legato al Guardiese al punto da scendere a polemiche con quei letterati che non avevano mancato di stupirsi di questa sua inclinazione. Un mese dopo la morte ebbe addirittura a dedicargli la seconda edizione del suo fortunato volume “I narratori”:”Dedico questo libro alla memoria di Francesco Iovine la cui morte improvvisa è stata per noi tutti un nuovo schianto in questi anni fortunosi di perdite irreparabili, di delusioni”. Scrisse questo su “Belfagor” dopo di avere lamentato la morte dei suoi migliori amici: l’Omodeo ed il De Ruggiero. Sul molisano soggiunse:”Francesco Iovine prendeva a poco a poco il posto degli amici che se ne andavano. Mi ritrovai, con una certa sorpresa, ad essergli affezionato come per lunga pratica di confidenza e di comuni passioni. La vicinanza o l’affinità degli ideali politici poi facevano il resto”.            Il Russo era certo che lo scrittore avrebbe dato ancora il meglio di sé, non essendo ancora pervenuto all’apice dell’arte sua. L’appassionato interprete dei nostri classici ricavava la certezza, oltre che dal sentimento di amicizia (che forse lo portava a stravedere per ‘Ciccillo’), dal saldo fondamento dell’opera ioviniana che avrebbe consentito di edificare ben più in alto. Il critico fu  di Iovine un amorevole studioso, ben comprendendo quanto della sua terra e del suo popolo egli fosse stato verace interprete, seppure in una dimensione narrativa a cavaliere tra la memoria e la realtà, col conseguente predominio dell’uno e dell’altro tono, ma in un dettato sempre stilisticamente (e contenutisticamente) unitario. Certamente doveva averlo innamorato la sincerità con cui affrontava i suoi temi, in piena coerenza con la vicenda vitale, col pensiero civile e con le sue idee letterarie. Compresero questo pure gli altri critici che si occuparono di lui: Natalino Sapegno nel 1950, De Tommaso (discepolo del Russo) dieci anni dopo. Gli scritti che comparvero, sino a diciassette anni dalla morte del Molisano, pur pregevoli perché aprivano spiragli, scandagliando da diversi punti di vista la sua opera narrativa, non potevano giudicarsi bastevoli nei confronti di un Autore che avrebbe meritato un’attenzione di gran lunga maggiore. Si sentiva la mancanza di uno studio compatto ed organico che, accostando le varie tesi, facesse un’accurata analisi vagliando – accanto alle opere maggiori – pure quelle minori. A questo improbo lavoro si accinse Gino Giardini con certosina pazienza, presentando in bibliografia un’accuratissima ‘recensio’ che cumulava, intorno all’opera narrativa vera e propria, quasi tutti gli scritti critici che Iovine aveva pubblicato nel tempo su quotidiani, settimanali e riviste. Un’altra monografia (1971) completa da una parte il lavoro del Giardini a cui mancava una benché minima attenzione alle concezioni ideologiche del Guardiese il cui esame avrebbe consentito una maggiore illuminazione sulla sua poetica. La partorì Massimo Grillandi, ma il saggio più attento a tutti gli aspetti della narrativa ioviniana è stato quello di Eugenio Ragni che, oltre a darci una bibliografia completa, ha corretto alcune date collocando meglio alcuni inediti e scoprendo un romanzo mai esaminato dalla critica che Francesco pubblicò a puntate su di una rivista per maestri elementari.

Di Giuseppe Saluppo

Potrebbe Interessarti

A Fossalto la festa dell’Associazione Carabinieri

A Fossalto si è svolto il 10° raduno provinciale dell’Associazione nazionale carabinieri, presieduta dal presidente …

5 commenti

  1. Donatella Autieri

    Troppo ignorato dagli stessi molisani. L’occasione del parco culturale e’ andata perduta per via dell’inconcludenza e del pressappochismo dei nostri governanti. Che si leggano Le Terre del Sacramento e La Signora Ava per capire!

  2. Mariachiara Amodio

    Francesco Iovine è stato uno dei più grandi scrittori e letterati italiani: merita un posto di primo piano nella nostra regione se vogliamo che lo rivesta nel resto d’Italia.

  3. Le Terre del Sacramento e’ uno dei miei romanzi preferiti: vissuto con passione dall’autore, specchio di un’Italia agricola e feudale. Più strade, più scuole, più rassegne culturali dedicate a lui!!

  4. Carlotta Immobile

    Quanti molisani sanno chi è Francesco Iovine, quando è vissuto, che cosa ha scritto? Dal numero di visualizzazioni di questo articolo, direi pochi…

  5. A me invece è piaciuto molto “La signora Ava”. Dalle poche visualizzazioni dell’articolo deduco, però, che ci sono pochi estimatori di uno dei maggiori letterati del ‘900, che con orgoglio possiamo portare, in quanto molisani, in giro per il mondo.
    Se i primi a non valorizzare le nostre ricchezze culturali siamo noi, come possiamo pretendere che vengano apprezzate dagli altri?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*