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Emergenza scuole a Campobasso: lettera di una mamma al sindaco Battista

Egregio Signor Sindaco,
Le vorrei raccontare la mia giornata. Al mattino mi sveglio alle 6:30 e mi preparo insieme a mia figlia, la più grande, per poi accompagnarla a scuola. Se sono sfortunata, come oggi che il padre non c’è, lascio nel frattempo mio figlio, il più piccolo, a dormire da solo a casa. Torno e mi dedico alle mie attività, aspettando che mio figlio si svegli, generalmente non prima delle 9:00-9:30. Quindi fa colazione, gioca o riempie il tempo in altro modo, mentre io preparo da mangiare; verso le 12:30 si mette a tavola per pranzare e, se è sfortunato come questo lunedì, lo fa da solo, o meglio in compagnia della tv, perchè io nel frattempo torno a scuola per prendere sua sorella. Torniamo a casa e finalmente anche noi mangiamo il pranzo, preparato un’ora prima, ormai freddo.
Io in realtà lo faccio di fretta, perchè sono quasi le 14:00 e mio figlio deve entrare a scuola, la sua scuola, la Don Milani. Vado a lavoro e dopo mi preparo per andarlo a riprendere. Solo che a volte ho dei vuoti di memoria, perchè il lunedì è il giorno di atletica ed a volte sono
convinta che lui sia lì… poi la memoria mi torna, e mi ricordo che lui all’atletica ha dovuto rinunciare per ora. Quindi, per la quarta volta, vado a scuola, a prenderlo all’uscita. Noto sempre che è stanco e nervoso, avverto che ha bisogno di scaricare la tensione accumulata
stando 5 ore seduto sui banchi, come del resto faceva anche quando andava di mattina, solo che prima aveva tutto il pomeriggio per farlo.
Torniamo a casa, ceniamo e ci prepariamo per andare a dormire, stanchi dalla lunga giornata e consci che per noi la sveglia al mattino dopo suonerà ancora alle 6:30. Ma mio figlio no, non ha sonno, non si è ancora scaricato e non vuole terminare la sua giornata sui
banchi di scuola. Si mette a leggere o a giocare in camera sua, nel silenzio della casa, ed io non so nemmeno a che ora si addormenti, perchè da un mese non gli do più il bacio della buonanotte, ma il bacio del “tesoro io vado a dormire”. Caro signor Sindaco non è mia intenzione vessarLa, ho voluto raccontarLe la giornata della mia famiglia, comune, credo, a tante altre di quella scuola, per farLe capire quanto sia davvero difficile chiamarla con il nome di normalità: un mese di queste giornate, scandite dall’incertezza, è davvero troppo senza avere ancora una risposta. Spero che conoscere la difficoltà reale con cui affrontiamo le nostre giornate sia da stimolo per darci al più presto una risposta per tornare alla normalità, una soluzione per tornare a dare ai nostri figli il bacio della buonanotte.
Ilaria Muccino
(una mamma della Don Milani)

Di Virginia Romano

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